Sicurezza
Piana si Scarlino, i ritardi delle bonifiche e i rischi
Marco Pellegrini (Arpat): "Quella della falda è molto complessa"
SCARLINO. Una bonifica dei terreni ancora non completata – e in alcuni punti nemmeno iniziata – e una bonifica della falda per la quale ancora non c’è nemmeno un progetto. Come si spiegano questi ritardi ai cittadini? Non c’è un’emergenza ambientale che reclama una soluzione rapida?
«La risposta è ovvia: non è una situazione d’emergenza», risponde Marco Pellegrini, coordinatore area sud dell’Arpat. «Se ci fosse un’emergenza i poteri per intervenire subito ci sarebbero. La bonifica della falda, in particolare, è molto complessa. Sulla falda sono però in atto delle messe in sicurezza d’emergenza».
Intanto restano tante domande a cui rispondere. Ad esempio, i campi che si trovano a ridosso della piana e gli animali che pascolano l’erba corrono dei rischi? «Io non conosco benissimo quella zona – dice Pellegrini – ma che io sappia la falda non è usata perché è superficiale e contaminata».
E aver costruito l’inceneritore in una pianura inquinata? «Oggi gli inceneritori hanno emissioni bassissime, decine di volte inferiori all’uso della legna nei camini. E non voglio parlare della sentenza del Consiglio di Stato. Se mi chiedono: ci vivresti a Follonica? Dico di sì».
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