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Grosseto, è guerra sulle trasformazioni dei capannoni in negozi

Francesca Ferri
L'area artigianale e commerciale di via Aurelia Antica (foto Agenzia Bf)
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L'area artigianale e commerciale di via Aurelia Antica (foto Agenzia Bf)

Grosseto, il proprietario dei fondi in via Aurelia Antica pronto a chiedere i danni: «L’ex fornace è diventata centro commerciale, a noi hanno detto prima sì poi no»

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GROSSETO. Due pesi e due misure. La società Idea immobiliare, proprietaria dell’area dove si trova anche il negozio di Biscottini, non ha altre parole per definire quello che a tutti gli effetti sembra un pasticcio che il Comune ha combinato nella zona dell’Aurelia Antica, vicino al Casalone, sulle trasformazioni – fatte e non fatte – da zona artigianale a commerciale.

Il caso è scoppiato ieri, quando Il Tirreno ha dato notizia del rischio di chiusura del negozio di mobili Biscottini a causa del fatto che, dopo nove anni, il Comune si è accorto che il capannone che lo ospita in affitto non ha destinazione d’uso commerciale, ma produttiva, dicendo di aver commesso un errore.

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Idea immobiliare è, appunto, la proprietaria di questo e di altri fondi nella zona per un totale di circa 7.000 metri quadri di costruzioni. «Nel 2011, dopo che l’area artigianale della fornace confinante con la nostra era stata trasformata in centro commerciale, abbiamo chiesto anche noi la facoltà di convertire parte dei nostri capannoni in commerciale, facendo una puntuale osservazione al regolamento urbanistico», spiega Sonio Checcacci, titolare di Idea immobiliare e contitolare di Fam, azienda confinante con Biscottini che impiega 40 persone nei fabbricati oggetto della disputa.

«Questa osservazione – prosegue Checcacci – è stata accolta dal consiglio comunale che l’ha recepita nel 2013 nel regolamento definitivamente adottato. La motivazione dell’accoglimento era che tutto intorno a noi era già commerciale e non certo, come oggi si vorrebbe far intendere, perché si pensava che lo fossimo noi. Nella nostra osservazione si diceva a chiare note che eravamo una struttura artigianale. Purtroppo da quando è stata approvata questa norma ci scontriamo con gli uffici che ostacolano in tutti i modi la trasformazione, sino a sostenere che l’osservazione era stata accolta sul presupposto che fossimo commerciale; dove nascesse questa recondita convinzione nessuno lo dice».

Checcacci non si nasconde dietro le parole: «Ciò che più fa male è che prima ci sia stato dato un certificato di destinazione urbanistica difforme da quello che diceva il regolamento, e oggi addirittura il Comune trovi il tempo di fare una variante al regolamento dedicata solo a impedire a noi di trasformarci, sconfessando quello che ha detto il consiglio comunale meno di due anni fa. Pare che a Grosseto, a poche decine di metri di distanza, si usino due metri e due misure: qualcuno diventa commerciale senza bisogno di aspettare il regolamento urbanistico e qualcun altro invece non lo diventa manco se il regolamento urbanistico lo dice. Certo così non si aiutano le imprese: noi abbiamo preso degli impegni sulla base di quello che il regolamento ci riconosce e non possiamo onorarli. Di sicuro non finisce qui».

Non una minaccia ma un annuncio: Idea immobiliare è pronta a chiedere i danni. «L’atteggiamento del Comune è palesemente illegittimo – spiega il legale di Idea Immobiliare, avvocato Fabio Tavarelli – C’è un procedimento amministrativo aperto per avere dei chiarimenti sul certificato di destinazione urbanistico anomalo, nell’ambito del quale il 27 gennaio scorso il dirigente ha scritto per dire che passava la pratica all’ufficio legale del Comune per avere un parere. E invece scopriamo dal giornale che lo stesso giorno ha portato in giunta una variante per bloccare la trasformazione. Con buona pace del diritto del cittadino alla partecipazione. Questi non sono modi che un ente pubblico può usare in sede di pianificazione, soprattutto quando le scelte coinvolgono un solo soggetto e finiscono per avvantaggiare altri».

Per Tavarelli la vocazione commerciale dell’area non nasce solo dal quadro conoscitivo, visto che è a meno di 50 metri da un centro commerciale «ma è riconosciuta – spiega l’avvocato – dalla nuova legge urbanistica della Toscana che consente di trasformare sino al 50 per cento della superficie in commerciale, con specifico obbligo degli strumenti urbanistici di adeguarsi e senza possibilità di impedirlo. Per questo riteniamo che la variante sia illegittima e che insistere in questa strada porterà solo il Comune a dover risarcire i danni».

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