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Scarlino dice addio al maggiolino Artemio

SCARLINO. Tra i vari cassetti di casa sua ci saranno centinaia di agende, fogli e foglietti con su scritto poesie. «Noi glielo dicevamo: perché non le pubblichi? E lui rispondeva sempre di sì, ma...

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SCARLINO. Tra i vari cassetti di casa sua ci saranno centinaia di agende, fogli e foglietti con su scritto poesie. «Noi glielo dicevamo: perché non le pubblichi? E lui rispondeva sempre di sì, ma alla fine non lo ha mai fatto» racconta il figlio Claudio. Lascia un grande vuoto la scomparsa di Artemio Melani nel mondo campagnolo scarlinese. Quell’uomo infatti rappresentava la linea diretta con un passato fatto di tradizione, amicizia e buoni sentimenti. Era un Maggiolino, Artemio, uno poeta che cantava il Maggio.

Come usa ormai da secoli, per ogni festa dei Lavoratori andava insieme al suo gruppo in quella galassia di poderi che colora i colli tra Scarlino, Gavorrano, Massa Marittima e limitrofi. E cantava. Cantava stornelli, poesie, rime baciate e ottave, mentre gli agricoltori padroni di casa continuavano con i festeggiamenti attorno a un tavolo all’aperto. È un quadro di Maremma che per fortuna ancora resiste, il Primo Maggio e i suoi maggiolini. E di questo dipinto, Artemio Melani ha fatto parte fino da ultimo: ha continuato a cantare anche quando è stato costretto sulla sedia a rotelle dai suoi ottantun anni. Questo avveniva tre anni fa, il suo ultimo maggio.

Il poeta di Scarlino è scomparso venerdì scorso nella sua abitazione de Le Case, minuscolo crocevia tra lo Scalo e il paese, all’età di ottanta quattro anni. Verrà cremato questa mattina a Livorno, com’era la sua volontà. Poi potrà tornare a casa. Una vita passata tra due mondi, quella di Artemio: la fabbrica e la poesia. Nato a Massa Marittima e trasferitosi ben presto nello scarlinese, il nostro maggiolino ha trovato sin da giovane un posto fisso come operaio nelle industrie del Casone e anno dopo anno si è guadagnato la pensione. Ma intanto, nei ritagli di tempo, si dedicava alla sua vera passione. Tra quei foglietti e quelle agende, ci sono ottave e rime sciolte che mai ha voluto pubblicare, nonostante la moglie e i figli abbiano provato a convincerlo. «Non ha mai scritto un libro» racconta sorridendo il figlio Claudio. L’opera della sua mente è sempre così rimasto patrimonio di pochi intimi, mentre i canti del maggio sono stati una delizia per tutti quegli agricoltori che lo hanno invitato alla loro tavola insieme al suo gruppo. Anche qui, Artemio ha iniziato presto a cantare le sue strofe: aveva appena sedici anni quando ha iniziato a girar per i poderi. E da allora non ha mai smesso. Come fa chi vive di passione. Come fa un poeta. (a.f.)

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