Sicurezza
Pasticcio edilizia, stop per Biscottini
Dopo nove anni il Comune si accorge che nel fondo non si può fare attività commerciale. Merce a saldo fino al 15 febbraio
GROSSETO. Stop a Biscottini. Il negozio di mobili, arredo giardino e oggettistica in via Aurelia Antica, davanti all’ippodromo del Casalone, ha già affisso i cartelloni con l’annuncio a cifre gigantesche: sconti dal 50 all’80 per cento. La parola «chiusura» non c’è, ma ormai per il franchising “made in Pontedera” c’è una data: il 15 febbraio è l’ultimo giorno.
L’ennesima attività falcidiata dalla crisi e dai consumi a picco? Sembra proprio di no. Le ragioni dello stop pare abbiano languito per anni – nove, per la precisione, da quando cioè ha aperto il punto vendita – nei meandri delle norme urbanistiche comunali.
Il capannone che ospita in affitto il negozio è destinato, infatti, ad attività artigianali, così come tutta la zona intorno, e non puramente commerciali come invece è Biscottini. E pazienza se si trova a un soffio dagli ex capannoni la cui destinazione urbanistica, qualche anno fa, il Comune ha cambiato per permettere che vi si realizzasse proprio un centro commerciale, l’Aurelia Antica.
Nel caso di Biscottini, l’immobile è formato da tre zone: la corte esterna e due locali comunicanti. Il cortile andrebbe usato solo come deposito mentre il secondo locale come laboratorio artigianale. L’unica zona dedicata al commercio dovrebbe essere il primo locale, dove però si potrebbero vendere solo i manufatti realizzati nel laboratorio. Biscottini è invece un negozio a tutti gli effetti e la merce occupa tutti e tre gli ambienti.
Ma come è possibile che in tutti questi anni il Comune non se ne sia accorto? E cosa ha scoperchiato, d’improvviso, il pentolone? Sembra che qualche mese fa qualcuno abbia presentato un esposto per denunciare l’anomalia. E così, poco prima di Natale, i dipendenti hanno ricevuto la brutta notizia.
Nel frattempo, però, la stessa anomalia ha intrapreso il tortuoso percorso delle osservazioni al Regolamento urbanistico. Nel 2013, nel censimento di tutti gli immobili esistenti in previsione dell’adozione del Ru _ spiegano dall’ufficio Edilizia privata del Comune _ il Comune ha censito quel fondo come edificio commerciale, sulla base del fatto che da anni lì c’era, appunto, Biscottini. Sempre nel 2013 però il proprietario ha presentato un’osservazione al Comune chiedendo che il capannone fosse convertito in negozio.
Il consiglio comunale gli ha dato l’ok ma quando l’Edilizia privata, a metà gennaio 2015, ha preso in mano la pratica, s’è accorta che qualcosa non quadrava: la classificazione del 2013 era sbagliata. Insomma, per le norme urbanistiche lì non è previsto alcun negozio.
Per correggere l’errore una settimana fa la giunta ha approvato la variante urbanistica che dovrà ristabilire che il capannone è compreso nel tessuto produttivo, eliminando definitivamente la possibilità che lì ci si possa fare un negozio. Una volta fissato ciò, il proprietario potrà sì chiedere la conversione della destinazione d’uso, ma solo in attività artigianali, ristoranti, ambulatori, discoteche, vendita ma solo se connessa all’attività artigianale. «È escluso che possa installarcisi un commercio autonomo», dicono chiaramente all’Edilizia privata. Dunque?
Dunque è arrivato il capolinea. «Dovevamo chiudere il 3 febbraio – spiegano, preoccupati, in negozio – poi il Comune ha concesso una proroga fino al 15 febbraio. E così, in un periodo di difficoltà generale per il commercio, a noi, che tutto sommato non ci possiamo lamentare, ci fanno smettere». La merce è tutta a saldo, anche quella già scontata dopo Natale. Il negozio va svuotato, anche se sembra che la Biscottini stia cercando un nuovo fondo in città. Restano tre dipendenti in attesa di conoscere il loro futuro, un indotto che non potrà non accusare il colpo, sicuramente una valanga di clienti pronti ad accaparrarsi merce nuova a prezzi più che dimezzati e un interrogativo: dovevano passare nove anni per accorgersene?
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