Italia
«Paga entro 96 ore o ti blocco il pc»
Ogni giorno 20 grossetani cadono nella rete di un virus informatico che li ricatta: in 10 hanno avuto il computer in ostaggio
GROSSETO. Hai 96 ore di tempo per pagare, altrimenti ti ritrovi il computer bloccato. Una ventina di grossetani al giorno ci cade. Sprofonda nella vorticosa rete del Cryptolocker, il nuovo agguerrito virus che si insinua per mail nella rete. E scatta il conto alla rovescia: è come se il computer fosse tenuto in ostaggio, rapito come un prigioniero in carne e ossa. E per liberarlo è chiesto un riscatto. Il virus miete vittime in tutt’Italia, ha preso di punta la Maremma dove gli uffici della polizia postale di Grosseto si trovano alle prese con un’impressionante e quotidiana fila di persone colpite dall’assalto virale. Una ventina al giorno, un centinaio in tutto. Per ognuno scatta la richiesta di soldi, pena conseguenze nefaste sul software. Dieci pc sono finiti bloccati.
Come funziona? Il nemico invisibile agisce mediante l’invio di una mail che l’utente riceve sulla propria casella di posta elettronica. Un messaggio dà informazioni su presunti ordini mai fatti, presunte spedizioni, oppure contiene un link sempre relativo all’acquisto effettuato online o ad altri servizi internet: auguri di compleanno e così via. Cliccando sul link o aprendo un allegato (solitamente in pdf) viene “iniettato” il virus informatico - il Cryptolocker appunto - e scatta la presa in ostaggio: tecnicamente “ransomware”.
I “ramsomware” sono una particolare categoria di malware che “prendono in ostaggio” il sistema chiedendo appunto il versamento di un riscatto (“ransom” in inglese). La polizia postale di Grosseto riceve casi su casi. In Maremma moltissimi utenti si vedono cifrare, con una chiave crittografica sconosciuta, documenti e file personali memorizzati sul computer. Le caselle di posta elettronica di privati, aziende e pubbliche amministrazioni sono assediate dai messaggi provenienti - all’apparenza - da dipendenti o imprese che collaborano con gli enti stessi, e che fanno riferimento ai presunti ordini o fatture da saldare. La cosa da non fare mai è aprire il file, non lasciarsi tentare e incuriosire dagli allegati. Se lo facciamo, il virus informatico uscito dal “cavallo di Troia” (di qui il termine “Trojan”) è capace di danneggiare il computer o criptare l'’ntero contenuto del disco fisso o di quelli collegati al momento. I dati sono presi in ostaggio e diventano inutilizzabili. I cybercriminali invitano l’utente a versare una somma in denaro o pagamenti sotto forma di “bitcoin”. Normalmente 5-600 euro. Pagando il riscatto viene promessa all’utente la fornitura della cosiddetta “passphrase” che permetterà di decodificare (sbloccare) i file.
Ecco dunque i consigli della polizia postale. È fondamentale non cedere al ricatto. Nella maggior parte dei casi il semplice software antivirus e antimalware non è sufficiente per proteggersi dalle più recenti versioni dei ransomware. Ma ciò non toglie che gli utenti devono stare in guardia anchee soprattutto con l’antivirus. Occorre dunque averne uno installato nel proprio computer e sempre aggiornato. Un antivirus certificato, solido, studiato per questo genere di attacchi. Soprattutto non aprire mai le mail non attese, mai gli allegati. Ed eseguire un backup periodico.
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