La manifestazione
Luca Agresti, un pensierino per Firenze
Il capogruppo di Forza Italia non si tira indietro. E intanto bacchetta tutto il Pd, da Rossi a Bonifazi
GROSSETO. Da Grosseto a Firenze e ritorno. Luca Agresti, uomo simbolo di Forza Italia in Maremma, parla a viso aperto: dalle bordate a Enrico Rossi e al Pd grossetano, sino ai progetti per un capoluogo di nuovo a trazione centrodestra.
Riguardo le voci su di una sua possibile candidatura per palazzo Panciatichi non si sbilancia: «Tutto arriverà in accordo tra i vertici regionali e provinciali del partito. Un percorso senza preclusioni», dice tra una boccata di sigaro e l’altra.
Insomma, altro che smentite: il nome di Agresti, alias “mister preferenze”, continua a circolare con una certa insistenza e lui non si scompone troppo.
Per il momento, l’unica certezza è che Forza Italia sceglierà i candidati «nel pieno rispetto degli equilibri territoriali e di genere». L’elenco ufficiale dei papabili arriverà dopo che sarà chiusa la partita per la presidenza. Qui la personalità avanti a tutti pare essere quella dell’attuale presidente della Camera di commercio grossetana, Gianni Lamioni. Una figura che incassa l’apprezzamento di Agresti, «anche considerato il gran lavoro svolto al vertice dell’ente camerale».
Una cosa è certa: per l’esponente forzista è indispensabile che il centrodestra ritrovi l’unità. Fratelli d’Italia ha già scelto un candidato alla presidenza tramite le primarie. «Ma spero che alla fine prevalga il buonsenso di stare tutti assieme». Anche perché la sfida fiorentina è sì difficile, ma non impossibile.
«Ovvio, partiamo con un gap, come sempre in questa regione. Ma la politica, specie negli ultimi anni, ci ha abituati alle sorprese».
Agresti tratteggia un bilancio impietoso dell’azione targata Enrico Rossi. Tra le critiche al governatore quella di aver impoverito la posizione della Maremma nello scacchiere regionale.
«Siamo quasi terra di nessuno. Lo vediamo _ sbotta Agresti _ con quel che sta accadendo sulla sanità. Tutte scelte fatte dal Pd a vari livelli. Compreso il partito maremmano, fin troppo subalterno».
Le cose da fare, secondo il capogruppo di Forza Italia, sarebbero ben altre. A partire da una maggiore attenzione all’agricoltura, magari con un ascolto più incisivo delle richieste avanzate dalle associazioni di categoria. «Così come, a livello regionale, dovremmo lavorare per un’attività turistica ad ampio respiro. Un progetto corale, non azioni sparse e relegate ai singoli comuni».
Agresti tira legnate anche riguardo il futuro centro di documentazione della civiltà etrusca. «Classico esempio di teatrino della politica. Si avvicinano le elezioni e spuntano promesse e soldi per cose che dovevano essere realizzate da molti anni. Ricordo che il centro dedicato agli etruschi, oggi ancora sulla carta, era uno dei progetti bandiera della giunta Bonifazi. Ennesima dimostrazione di una guida cittadina abile a vendere fumo, ma poca sostanza».
Il Comune, appunto. Sullo sfondo della corsa regionale c’è anche un occhio a piazza del Duomo 1. Le Comunali sono lì, a un passo. E Agresti un’idea ce l’ha già e fa rima con assessorato alla sicurezza. Al netto delle forze dell’ordine («siamo ben consapevoli del loro grande impegno») qualcosa in più, la politica, può farlo.
«La gente si sente meno sicura di vent’anni fa. E l’amministrazione ha il dovere di stare al passo con i mutamenti sociali e dare risposte concrete. Un assessorato ad hoc equivarrebbe a politiche mirate, un apporto quotidiano. Penso, inoltre, a incentivi per migliorare gli standard di sicurezza di ogni singolo cittadino e maggiori risorse da investire nel settore».
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