Attenzione
«A forza di risparmiare non resterà nulla di noi»
Il sindaco di Pitigliano Camilli punta il dito sulla riforma prospettata dalla Regione «L’accentramento delle Asl rischia di spazzarci via: così non sopravviveremo»
PITIGLIANO. Il sindaco di Pitigliano Pierluigi Camilli vede nubi fosche all’orizzonte. Per nulla rassicurato dall’incontro con l’assessore regionale alla sanità Luigi Marroni, che in Maremma ha illustrato ai primi cittadini i contorni della riforma in arrivo, non scorge di buon occhio la prospettiva di una sanità accentrata che rischia, a suo dire, di abbattersi come una scure sulle “periferie”. Persino una punta d’eccellenza - il polo di medicina integrata di Pitigliano, dalla Regione stessa sventolato come progetto pilota - ha un futuro sempre più incerto: sui finanziamenti pende un grosso punto interrogativo. Sia chiaro. «La totalità dei sindaci non discute a priori l’esigenza di una riforma - spiega Camilli - ma il modo in cui è pensata».
Il modo? Ovvero?
«Mentre per anni ci è stato detto: dovete stare vicini ai territori, decentrando, ora improvvisamente si ritorna a un accentramento e fortissimo. Quest’unica direzione Asl dovrà gestire la sanità da Arezzo fino a Capalbio. La nostra preoccupazione è che siccome noi qua non abbiamo punte di eccellenza come può succedere a Pisa, Firenze o Siena, non vorremmo che con questo nuovo accentramento Grosseto diventi la provincia della provincia. E noi gli ultimi degli ultimi».
Quali garanzie chiedete?
«Abbiamo detto a Marroni: vogliamo un’Asl che continui a garantire il livello dei servizi, anche perché proprio l’Asl di Grosseto è stata quella più virtuosa in termini di risparmi e bilanci. E non vorremmo che a forza di risparmiare non ci restasse più niente. Quindi chiediamo: fate la riforma? Bene,però servono i servizi. Questa riforma deve servire a questa provincia per raggiungere lo stesso livello di prestazioni che hanno altre province toscane che vantano eccellenze. Ma questa non ci sembra la strada giusta».
Perché non è giusta?
«Con una dirigenza che sta ad Arezzo o a Siena, Grosseto che cosa diventerà? I finanziamenti dove andranno? Alle solite eccellenze, ai soliti ospedali, alle cliniche universitarie fiorentine o senesi? E quanto potremo incidere noi?»
I territori sarebbero comunque rappresentati da voi sindaci
«La legge prevede una rappresentanza di enti locali dei sindaci, ma si immagini lei di fare un'assemblea di 103 sindaci che si mettono a discutere. Di cosa? E come? Rischiamo di ripercorrere altre esperienze come quella dell’Ato rifiuti dove le assemblee vanno deserte perché c’è una gestione centrale: 103 sindaci non li riunirai mai, è peggio di un parlamento. E poi che cosa facciamo: diminuiamo i parlamentari e aumentiamo le assemblee dei sindaci? È giusto che ci siano sindaci a rappresentare il territorio, ma bisogna trovare i modi perché lo rappresentino bene. Insomma: sì alle riforme se servono per dare un futuro alla sanità toscana, ma attenzione a non allontanare la sanità dai bisogni della gente. È inutile che parliamo del territorio se il pronto soccorso non cura le persone. Se a Pitigliano o nel resto della provincia non hai le strutture che ti salvano la vita, dove vai? Al cimitero. E i famosi patti territoriali che fine faranno? Gli impegni sono riconfermati? Qualcuno ce lo dovrà dire».
Qual è il percorso che vi è stato prospettato?
«Ci sarebbe un direttore generale a capo dell’Asl toscana e che controllerà i progetti. Ogni provincia ed ex Asl avrà un commissario, un sub direttore. Non si sa bene come sarà la direzione sanitaria. Ci sarà un responsabile locale ma non avrà più un budget e finanziamenti propri: dovrà far capo alla direzione generale. Come verranno gestiti i soldi? Prima con Mariotti (Fausto, ex direttore generale Asl9, ndr) e Zuccherelli (Danilo, direttore sanitario, ndr) potevamo anche litigare ma avevamo una sanità provinciale. Ora chi si prenderà questo carico? La Maremma rischia di avere peso specifico minore, più dispersione nel territorio e peso elettorale minore».
Cosa proponete allora?
«Abbiamo ribadito con diversi accenti: siccome i primi devono essere uguali agli ultimi facciamo una provocazione. La direzione generale dell’Asl toscana sia a Grosseto. L’abbiamo detto più o meno tutti, noi sindaci, con diverse sfumature. Non perché ci piace il palazzone, ma perché la direzione generale stia più vicina alle zone svantaggiate. Invece con una direzione centralizzata altrove non sarà possibile».
Quale futuro vede per Ptigliano? Il vostro ospedale era stato presentato come pilota a livello europeo
«Esatto. Di questo non si parla più. Della sperimentazione più niente. Pare che non abbiano più previsto nemmeno i finanziamenti per la medicina alternativa: nel 2015 sì ma poi non si sa. Non si sa cosa succederà, se lo rifinanzieranno o meno. È questa la ricerca delle eccellenze che era stata avviata? Anche Orbetello doveva specializzarsi in ortopedia. Si rischia un percorso di perdite delle specializzazioni. I piccoli ospedali che fine faranno? Saranno sempre un presidio sul territorio? Se uno si sente male e ha un infarto, se non ha un pronto soccorso vicino muore. Vanno rilanciate le eccellenze. Qui invece a forza di risparmiare si taglia si taglia e poi non resta più niente. Se continui a potare una pianta all’infinito non resta niente».
È preoccupato per tutta la sanità maremmana?
«Sono preoccupato: primo perché non c'è stata nessuna garanzia di portare avanti questo progetto di Pitigliano che tutti hanno detto essere bellissimo e invece non se ne parla più. Secondo sono preoccupato per tutti piccoli ospedali: se non troviamo una missione non sopravvivono. Prima o poi ci diranno che costano troppo e che tanto vale chiuderli».
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