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Anche Paradisi prosciolto da bancarotta e falso

Anche Paradisi prosciolto da bancarotta e falso

FOLLONICA. A proposito della recente udienza fiorentina sul dissesto del Consorzio Etruria interviene l’ex direttore generale Ciro Paradisi, follonichese, difeso dagli avvocati Sandro Traversi e...

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FOLLONICA. A proposito della recente udienza fiorentina sul dissesto del Consorzio Etruria interviene l’ex direttore generale Ciro Paradisi, follonichese, difeso dagli avvocati Sandro Traversi e Sara Gennai del Foro di Firenze. Paradisi ci tiene a evidenziare, per amore di giustizia, che anche lui – pur avendo un ruolo preminente (quello di direttore generale), al pari degli amministratori Antonio Terribile e Placida Cannozzi, è stato prosciolto per i reati più gravi (bancarotta fraudolenta e falso in bilancio).

Quindi andrà a giudizio, a partire dal prossimo 13 ottobre, con un solo capo di imputazione molto più lieve rispetto a quella con la quale era entrato all’udienza preliminare: la presunta truffa ai danni di un’impresa sub-appaltatrice del Consorzio (la ditta dei fratelli Zanaglia). Il Consorzio Etruria, con sede a Montelupo Fiorentino, era divenuto a metà degli anni 2000 uno dei maggiori gruppi nazionali nel settore delle costruzioni. E aveva esteso nel tempo il suo raggio di azione, fino a che il Golfo di Follonica era diventato uno dei punti di riferimento per l’attività societaria.

Poi, tre anni fa, la drammatica crisi e l’ammissione al concordato preventivo, poi omologato. Secondo le accuse nei bilanci 2006, 2007, 2008 e 2009 erano state occultate perdite ingenti in relazione a numerose operazioni e commesse, fra cui l' ippodromo dei Pini di Follonica e il porto al Puntone di Scarlino, con un effetto complessivo sul patrimonio netto del Consorzio, nel 2009, di quasi 80 milioni di perdite non dichiarate. Se i bilanci - secondo i giudici - non fossero stati truccati il Consorzio sarebbe stato obbligato ad aumentare il capitale o a portare i libri in tribunale. Nell’inchiesta si contestano anche altre operazioni imprudenti come l'acquisto nel 2006 della Coestra al prezzo complessivo di 39 milioni.

(g.b.)

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