La manifestazione
«Non dormiamo più per le nostre pecore»
Gli allevatori sono esasperati: trenta i capi sbranati negli ultimi giorni, attacchi anche alle porte del capoluogo
GROSSETO. Trenta fra pecore e agnelli, sbranati negli ultimi giorni in provincia, ventiquattro dei quali uccisi in allevamenti vicino al capoluogo. E' il bilancio di sangue che gli allevatori sono costretti a stilare, di nuovo, a causa delle aggressioni di canidi (cani inselvatichiti e lupi), l'ultima dei quali alle prime ore di venerdì 30 gennaio.
«Nessuno si azzardi a venire a chiedermi il voto. Io non ci sono per nessuno. I politici mi hanno rovinato. A 50 anni devo vedere la mia azienda falcidiata dai lupi. Noi moriamo e loro? Che fanno per noi? Nulla. Siamo disperati». Grida queste parole Luca Petrucci, titolare di un allevamento a Istia d'Ombrone, alle porte di Grosseto, che in tre attacchi consecutivi ha perso tre agnelli e una pecora.
L'ultimo attacco si è verificato nelle prime ore di venerdì 30, alle 4, quando il predatore ha sgozzato una pecora, incurante del turno di notte di Luca che da tre notti non chiude occhio. «Il predatore - spiega Petrucci - ha spaccato la rete e ha preso le pecore davanti alla mungitrice. Questo è il terzo di due attacchi consecutivi, mercoledì e giovedì, in cui ho perso quattro pecore, una mangiata del tutto e tre disperse. Nessuno sta facendo nulla per noi».
Poggio Lungo, Marrucheti, strada dell’osservatorio astronomico, Istia. I predatori hanno trovato carne per i loro denti. Quattro greggi predate, in tutto 17 pecore fra disperse e sgozzate, oltre quelle ferite e le altre terrorizzate. I proprietari hanno, anche loro, il dente avvelenato. Perché non ci sono più sistemi per tenere i predatori a bada, che fra l’altro, a detta di tutti, attaccano in pieno giorno, sorvegliano gli uomini, giungono sotto casa. Non ci sono più sistemi utili per fronteggiarli.
Giovanni Sanna, che ha greggi all’osservatorio, alle porte di Grosseto, lascia grandi fari accesi, ha cannoni che sparano a tempo, tiene il gregge vicino al capannone, esce di notte per sorvegliare e non dorme più pur di salvare le sue pecore. È sconvolto: «Il predatore lo abbiamo trovato sul fatto ed è riuscito a sgozzarmi una pecora. tre sono disperse e non le troverò più. Si vanno a tuffare nei cespugli fitti e muoiono così. Questa volta erano le 16,30 di mercoledì. Avevo rimesso una parte di gregge e un altro era vicino al capannone. Mio figlio ed io l’abbiamo visto ed abbiamo cominciato ad urlare, ma ormai una era azzannata. La scorsa primavera mi hanno ucciso 4 montoni grandi dei 10 che avevo acquistato per coprire le pecore. Grandi e forti, spolpati. Siamo spaventati, e poi questo è il nostro capitale. La mia vita è cambiata, sconvolta e senza sonno».
Attilio Monni dei Marrucheti di Campagnatico ne ha trovate tre uccise e mangiate: «Proprio accanto a casa - dice - Sono stato attaccato centinaia di volte e siamo alle porte di Grosseto. Perlomeno una volta al mese, ogni 15 giorni, anche un giorno sì e uno no. Ormai siamo fritti. Non c’è volontà politica di risolvere la cosa. Dicono che i soldi che ci sono devono servire a salvare il lupo. Sì, ma le pecore chi le salva? La pecora non può stare col lupo che va catturato e rispedito in Abruzzo. Mai stato il lupo, qui. E non si possono ammassare nei lager dei recinti, le pecore. Dico che è una distruzione di un’economia pensata a tavolino».
E Giampietro Gaddi, di Poggio Lungo, Ottava zona, mercoledì sera si è visto sbranare una pecora sotto gli occhi e altre tre perse in una settimana precedente. «Facciamo i turni per salvarci. Giovedì mentre ero in casa ho visto dalla vetrage un’ombra attraversare il campo. Era lui e aveva già lasciato una pecora sgozzata davanti al portone. Vedo i cinghiali che si muovono a volte e capisco che è lì. Sono tre notti che non dormo. Ho provato con tutto: stereo acceso, fari giganti, cani. I miei maremmani sono stati feriti a morte e sfregiati. Tornano laceri e contusi ogni sera. Se lo racconti non ci crede nessuno che non possiamo più vivere così. Le pecore abortiscono, vanno in stress. I lupi passano vicino all’uomo. Mio figlio se li è visti a 10 metri. Come facciamo a tenere 300-400 capi dentro un recinto piccolo, tipo lager? E poi il recinto non basta».
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