Sicurezza
«Noi siamo con voi, dateci una mano»
Il colonnello dei carabinieri: «Abbiamo potenziato controlli e destinato risorse. Fondamentale che il cittadino collabori»
GROSSETO. Secondo gli ultimi dati dei carabinieri, i furti in provincia di Grosseto calano. Eppure sono aumentati quelli nelle case, è nato un Comitato di derubati e il sentimento di sicurezza è peggiorato.
Ne abbiamo parlato con il comandante provinciale dei carabinieri Gerardo Iorio.
Colonnello, i vostri dati riportano furti in calo del 6% rispetto a un anno fa. Eppure non facciamo che scrivere notizie sui furti e la preoccupazione cresce: che lettura ci dà?
«Il dato reale che testimonia l’attività dell’Arma è palesemente positivo sia in generale che riguardo ai furti: abbiamo un calo complessivo di furti con destrezza, di auto e di altre tipologie. I numeri sono il risultato dell’attività preventiva svolta in maniera capillare sul territorio, particolarmente sensibile nei mesi di estivi e in coincidenza delle festività natalizie. Da metà novembre a inizio gennaio siamo riusciti ad allocare anche risorse finanziarie e personale in più per aumentare i servizi. Ma sono aumentati i furti in abitazione. Il fatto che questi furti abbiano riguardato la sfera individuale del cittadino non provoca un analogo miglioramento della percezione di sicurezza. Insomma, il dato che più influenza la percezione di insicurezza è quello dei furti in casa».
Meno furti in generale, più furti nelle case. La criminalità sta cambiando?
«Siamo in presenza di un cambiamento di tendenza della criminalità, testimoniata anche da un tipo di organizzazione che constatiamo nelle nostre indagini, vedi gli arresti della banda di rumeni che aveva addirittura tentato il colpo grosso alla Gardenia. Al tempo stesso stiamo adeguando le nostre contromisure: abbiamo incrementato i servizi preventivi e affinato l’attività investigativa».
In che modo affinata?
«Facendo indagini non solo sul fatto specifico ma cercando i collegamenti tra più fatti reato della stessa specie...».
Un esempio?
«Non è escluso che i furti in appartamento abbiano una stessa matrice: su questo non posso dire altro perché ci stiamo lavorando. Mi preme dire che i carabinieri sono presenti sul territorio in un rapporto di vicinanza con la gente che sta rispondendo nel modo migliore, come testimoniano le iniziative prese dal Comitato dei derubati ricevuti dal prefetto. La gente sta reagendo nel modo migliore alla minaccia criminale: il modo per reagire bene è quello di metterci in condizione di fare al meglio il nostro lavoro, partecipando alla soluzione del problema e facendoci segnalazioni nelle forme opportune».
Avete aumentato le pattuglie?
«A dicembre abbiamo fatto oltre 150 servizi esterni in più».
Torniamo al Comitato dei derubati, nato sull’onda di una percezione di sicurezza che va peggiorando e - credo - di una crescente sensazione di scollamento tra cittadini e voi forze dell’ordine o istituzioni
«È un luogo comune che la sicurezza sia solo un problema delle forze dell’ordine. È vero che le forze dell’ordine esistono per far questo, ma è anche vero che una sicurezza partecipata da parte del cittadino è fondamentale per orientare le indagini e ottimizzare l’efficienza degli interventi. Il concetto di “controllo del vicinato” di cui ha parlato il prefetto, in effetti, che cos’è? È un criterio mutuato da ciò che una volta erano le vecchie realtà rurali e le piccole realtà dei centri urbani in cui tutti si conoscono e tutti sono capaci di individuare un problema: ancora questo constatiamo nei piccoli centri dove c’è un rapporto diretto tra carabiniere e cittadino, un rapporto di fiducia con le istituzioni che dobbiamo coltivare con impegno. È grazie a questo che possiamo ottimizzare il lavoro con denunce, scambio di informazioni: non è raro il caso in cui un abitante del piccolo centro, nel vedere una faccia sconosciuta, alzi il telefono e chiami il maresciallo. Ovvio che nei grossi centri questo rapporto è più dilatato, ma è ciò su cui vogliamo lavorare».
Ci sarete anche voi all’incontro del Questore con i derubati?
«Sì, stabiliremo col questore date e modalità dell’incontro. È importante che tutti siano consapevoli della necessità di una sicurezza partecipata in cui carabinieri e altre forze dell’ordine facciano la parte dei protagonisti. Ma non si può fare a meno della collaborazione del cittadino nei modi e forme dovuti».
Quale ruolo hanno i social su questa percezione di sicurezza che sta peggiorando?
«I social sono un formidabile strumento di comunicazione, che muovendosi secondo tempistiche estremamente rapide impone agli operatori un’attenta verifica della veridicità dei contenuti. Perciò è opportuno tenerne conto con le dovute cautele: il rischio è che dai social si creino allarmi ingiustificati».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google