Il Tirreno

Grosseto

Un incontro per sbloccare il caso Barrino

TATTI. Richiedere un incontro a quattr’occhi e cerca une mediazione, in modo da trovare una soluzione una volta per tutte. È questa la decisione presa dal consiglio di frazione di Tatti riguardo alla...

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TATTI. Richiedere un incontro a quattr’occhi e cerca une mediazione, in modo da trovare una soluzione una volta per tutte. È questa la decisione presa dal consiglio di frazione di Tatti riguardo alla vicenda del “Barrino”, storico locale del piccolo borgo massetano chiuso ormai da fine novembre.

L’idea è quella di avere un confronto privato con l’ex gestore, che ha chiuso baracca e burattini e ha lasciato il paese. Una mossa per cercare di trovare un punto di contatto e trovare una soluzione pacifica alla situazione, ad oggi di assoluto stallo. C’è un volantino infatti a Tatti, in cui si spiega l’esito della riunione che si è tenuta la settimana scorsa. «Visti i recenti sviluppi della questione “Barrino”, il consiglio di frazione ha ritenuto opportuno procedere con un tentativo di mediazione proponendo per prima cosa un incontro privato all’ex gestore».

Il problema è abbastanza complesso e tocca il cuore della comunità, dato che il Barrino non è un semplice bar, ma il vero punto di aggregazione del borgo. La struttura è di proprietà della cooperativa, di cui fa parte quasi tutto il paese. Solo che da un giorno all’altro i gestori sono spariti: hanno chiuso il locale e nessuno li ha più visti. Così come nessuno ha più visto le chiavi. A Tatti assicurano che già altre famiglie sarebbe pronte a rilevarlo, ma dato che di mezzo pare ci siano gli avvocati, tutto è bloccato. E il borgo massetano non ha più il suo punto di ritrovo. «Il consiglio di frazione ha preferito procedere in forma riservata» conclude il volantino, assicurando aggiornamenti non appena ci saranno. La speranza appunto è che la discussione sia costruttiva, in modo da non portare la questione in tribunale dove probabilmente rischierebbe di impantanarsi per troppo tempo. Anche se dalla Pro Tatti hanno spiegato a suo tempo che sono settimane ormai che l’associazione prova a sbloccare questa situazione, ma non ci sono margini. «Abbiamo provato con le buone, con il dialogo, ma alla fine ogni nostra proposta, anche laddove rimettevamo molti soldi, è stata respinta. A questo punto ci avviamo a condurre una causa civile». Perché d’altro canto, la volontà condivisa è quella di riuscire a sbloccare la situazione e di rendere la struttura a tutta la comunità, che per generazioni è passata dai suoi tavoli e dal suo bancone.(a.f.)

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