Sicurezza
Costa Crociere si oppone al "danno punitivo"
In aula è la volta del responsabile civile chiamato a coprire i danni causati dal naufragio
GROSSETO. Tocca a Costa Crociere spa, in qualità di responsabile civile, cioè della società che deve garantire la copertura dei danni chiesti dai passeggeri, dall'equipaggio e dagli enti interessati dal naufragio della Concordia. L'avvocato Marco De Luca esposto i motivi delle eventuali – ma già annunciate in dibattimento – opposizioni alle richieste che dovessero risultare infondate o comunque esorbitanti. In questi giorni lo staff legale ha esaminato le decine di richieste di parte civile depositate in questi giorni. Una parte dell'intervento del legale della compagnia è stato dedicato all'opposizione alla richiesta del “danno punitivo”, così come avanzata dai legali di Giustizia per la Concordia. De Luca ha già ricordato che questa forma di figura giuridica non esiste nel codice italiano. Con l'intervento di Costa si chiude la fase dedicata alla quantificazione del danno. Il 5 e il 6 febbraio sarà la volta della difesa di Francesco Schettino, il 9 febbraio spazio alle repliche. E poi i giudici si ritireranno per scrivere la sentenza
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Ore 13.40. "Si vuole andare contro la legge". L'ultima parte degli interventi è dedicata a risposte su singole questioni a singoli avvocati, ciascuno rappresentante di interessi di parte civile. A Massimiliano Gabrielli, che aveva sollevato la richiesta di danno punitivo, dice: "Non ho apprezzato né la qualità né il contenuto del suo intervento. Rimetterò le carte al cliente" a proposito di quanto affermato dal legale di Giustizia per la Concordia sulla presunta diretta responsablità di Costa Crociere per i 32 morti. Sul danno punitivo secondo De Luca c'è una sollecitazione ad andare "contra legem". Risposte dello stesso tenore a tutti gli altri legali che avevano fatto il punto su questo argomento. Anche ad Alessandra Guarini, che aveva sollecitato il Tribunale a mandare le carte alla Procura per la posizione di Foschi, dice che anche in questo caso invierà il verbale al cliente per le opportune determinazioni. Per Giuliano Leuzzi, difensore di Codacons, spende parole di elogio per "la requisitoria e la passione civile", augurandogli che il fascicolo sulla calunnia per la frode processuale abbia lo stesso esito di quello per la presunta manomissione dei dati del Dge, e cioè l'archiviazione. "Ma non ha parlato del capo di imputazione". De Luca dichiara di aver terminato e il presidente Puliatti chiude l'udienza. Prossimo appuntamento il 5 febbraio con i primi interventi della difesa di Francesco Schettino.
Ore 13.30 “Parkinson estraneo al naufragio”. De Luca tratta il problema dei risarcimenti dei passeggeri che hanno lamentato traumi psicologici, affermando che si tratta di materia non facile da trattare e di patologie non facili da riscontrare. “Serve una valutazione di parte terza”, anche per le provvisionali richieste. E a entrambi deve pensare il giudice civile. Il legale si dichiara comunque stupito che ci siano richieste di entità praticamente pari a quelle avanzate dai parenti di deceduti. Costa respinge ogni collegamento tra una patologia parkinsoniana, in qualunque accezione, e il naufragio, come lamentato da uno dei passeggeri (“è patologia degenerativa”).
Ore 13.10 "Attivi nei risarcimenti". Tra passeggeri ed equipaggio, tra feriti e deceduti, Costa ha sborsato risarcimenti per oltre 113 milioni di euro. Analizzando voce per voce, De Luca spiega che “si tratta di livelli superiori a qualsiasi tabella per decessi derivanti da fatti colposi”. Solo tre le vittime non risarcite (una non ha eredi, gli eredi di una ha fatto causa negli Usa, per uno la firma è vicina). Delle 220 parti civili iniziali, 89 sono state risarcite nel frattempo. “I casi aperti riguardano solo il contrasto sulla quantificazione”. Sbagliato, secondo il legale di Costa, polemizzare sui 14 mila euro offerti dalla compagnia. “Codacons aveva chiesto 10 mila euro!”, dice mostrando la schermata del sito web dell'associazione. E comunque a quella cifra si era arrivati dopo un accordo con le associazioni di consumatori. “Gradirei non sentire più che Costa non è venuta incontro ai naufraghi”.
Ore 12.50 Non c'è stata diminuzione del volume d'affari. “I redditi sono aumentati in modo significativo. Dopo una stagnazione nel periodo 2007-2011, dal 2012 c'è una significativa ripresa”, argomenta De Luca. Il quale critica poi anche le conclusioni di un altro teste di Sos Concordia, la dottoressa Carmen Petracca, che aveva svolto un'indagine psicologica sulla popolazione: a suo giudizio “è osservatrice mossa da interesse personale ma non teste qualificata”.
Ore 12.35. "Sos Concordia non ha diritto". In ripresa di udienza, De Luca torna con un brevissimo accenno sulla questione Stazzema ribadendo il proprio dissenso al paragone. E riprende le conclusioni del consulente del Giglio, Carlo Scarpa, secondo il quale la richiesta dell'isola sarebbe di 300 milioni di euro, quando le entrate sarebbero di 3 milioni l'anno: “Vorrebbe che Costa finanziasse un paesino per 100 anni”. Contesta poi la legittimazione alla costituzione di Sos Concordia: “Dovevano costituirsi i singoli, non l'associazione, che non ha diritto. Il danno non può essere liquidato, la delega non è valida”. Nel merito della testimonianza dell'architetto Arnaldo Rolli, il legale del responsabile civile non ravvisa i parametri necessari per lamentare la diminuzione del valore degli immobili, sia per quanto riguarda i danni derivanti da rumori ed emissioni nell'atmosfera (“tra l'altro nessun singolo ha avanzato pretese”), sia per quanto riguarda le transazioni (“volume assai basso anche in passato”). “Il danno va provato”.
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Ore 12 “Richieste fantasiose”. De Luca definisce “sorprendente la richiesta di danno sociale: il Comune non ha nessuna legittimazione. Quel danno appartiene caso mai a ciascun cittadino, non alla collettività. E' una richiesta fantasiosa”, si tratta di follie giuridiche. Lo stesso consulente aggiunge parla di danno biologico, cioè di ciascuno degli abitanti, non dell'ente. E il difensore di Costa respinge (“sono senza parole”) il paragone con lo sterminio di Sant'Anna di Stazzema che sarebbe stato proposto dal Giglio (che non ne aveva parlato in aula). Il presidente dispone una breve pausa su richiesta dell'avvocato.
Ore 11.45 “Il Giglio ha guadagnato in reputazione”. Non c'è nemmeno danno di immagine, secondo Costa Crociere, perché i criteri fissati dalla Suprema Corte in materia di diminuzione nella considerazione del pubblico sono altro rispetto a quanto lamentato dal Comune. “E comunque, anche se fosse vero, la diminuzione dei flussi potrebbe giustificare un danno patrimoniale, non morale: servono prove” e non ci sono secondo De Luca. “Il Giglio ha ricavato una valutazione assolutamente favorevole e grandemente rafforzata nell'opinione pubblica, rispetto alla precedente, anche se legata a questo tragico evento, proprio per il comportamento della popolazione”.
Ore 11,30 “Da respingere le richieste del Giglio”. “Le richieste del Comune di Isola del Giglio vanno integralmente disattese”, dice l'avvocato De Luca, da quelle della perdita turistica (13 milioni) a quelle per il “dolore, il turbamento e i disagi causati alla collettività” (125-189 milioni). Impossibile poi trasformare in richieste legittime le cifre ancora in contestazione, anche perché di Costa “non si può mettere in dubbio la volontà risarcitoria”, dal momento che la compagnia ha versato quasi 1 milione rispetto al 1,3 milioni di spese al settembre 2014. Sulla base delle conclusioni del proprio consulente, il professor Noci, il legale contesta anche il danno per il blocco dell'operatività del Comune e della mancata realizzazione del museo della Rocca Pisana. “Siamo nel libro dei sogni”.
Ore 11.10 “Costa ha sempre fatto fronte alle spese”. Il ripristino dei fondali dove la Concordia era naufragata è in corso: lo dice l'Osservatorio (che si riserva di chiedere altri soldi, oltre ai 33mila già quantificati, per le spese di costituzione e funzionamento all'esito del lavoro) e lo dice lo stesso legale di Isola del Giglio. Per questo motivo, secondo De Luca il ministero dell'Ambiente non è legittimato a chiedere il “ristoro per equivalente”, pur essendo stato ammesso dal Tribunale. Il ministero è “in posizione contraddittoria” essendo promotore della Conferenza dei servizi e parte civile. Costa ha “sempre fatto fronte alle spese sostenute” dagli altri ministeri e dal dipartimento della Protezione civile; ce ne sono altre in fase di rendicontazione e altre in contestazione. Per De Luca “non bastano dichiarazioni o presentazioni di conti: servono prove”. Ed è "una follia" lamentare un danno di immagine.
Ore 10.50 “Questo non è il processo a Galileo”. De Luca stigmatizza il comportamento di alcune parti che hanno voluto andare oltre l'oggetto dell'imputazione magari per ottenere risonanza sui mass media. “Questo non è il processo a Galileo e il pm non è il cardinale Bellarmini”. Critica chi ha voluto perseguire un danno maggiore di quello dell'imputazione: “Una cosa è il danno, una cosa è la responsabilità”. Se svanisse “la responsabilità dell'imputato, svanirebbe anche quella del responsabile civile”. Logica e coerente, secondo De Luca, la duplice posizione di Costa, parte civile e responsabile civile. E il “rispetto totale verso le parti offese ha suggerito di rinunciare a ogni difesa nel merito e rimettere tutto alla valutazione del Tribunale”.
Ore 10.35 "Schettino comprensibile ma non condivisibile". L'avvocato attacca il suo intervento indicando le anomalie di un processo dove “l'unico che ha tenuto la barra al centro è stato l'ufficio del pubblico ministero”. A giudizio di De Luca è “comprensibile l'imputato che ha cercato di allontanare da sé le responsabilità”; ma è al comtempo “un atteggiamento non condivisibile nel merito. La dignità del comandante sta nell'assumersi tutte le responsabilità”, anche quelle dell'equipaggio. Il comandante avrebbe dovuto accertarsi al momento della partenza che la nave possedesse tutte le apparecchiature adatte al percorso. “Non comprensibile né convidivisile” invece l'atteggiamento di altre parti del processo che hanno cercato di “perseguire fatti, obiettivi lontani dalla responsabilità dell'imputato”.
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