Il Tirreno

Grosseto

«Accusato di omicidio solo per vendetta»

di Francesca Gori
«Accusato di omicidio solo per vendetta»

Antonino Bilella querela le due donne che gli hanno attribuito la morte di Canali e che lo hanno accusato di molestie

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GROSSETO. Alla lettera anonima arrivata al comando dei carabinieri di Grosseto nel dicembre del 2013, Antonino Bilella ha deciso di rispondere con una querela.

Il custode di Villa Adua, in carcere dal novembre 2012 con l’accusa di aver ucciso e fatto sparire il corpo di Francesca Benetti, è passato al contrattacco. Il processo a Grosseto è appena cominciato e su di lui pendono accuse pesanti: omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. Ma dover anche digerire il rospo di essere descritto come l’assassino di Giorgio Canali, il suo padrone di casa trovato morto nel 1976 oltre che essere descritto come un molestatore di bambine non è andata giù a Bilella.

E così ieri, dal carcere di via Saffi è partita la denuncia alla procura contro la donna che ha scritto la lettera anonima ai carabinieri e contro sua figlia, che lo ha accusato di molestie. «Quello che la signora e la figlia hanno detto ai carabinieri di me e della mia famiglia - scrive Bilella nella querela - è la descrizione di un nucleo di approfittatori, arroganti e prepotenti che si muovono in un contesto a dir poco credibile».

I carabinieri di Grosseto, una volta ricevuta la lettera anonima, hanno trasmesso l’esposto alla Procura e il pm Salvatore Ferraro ha ordinato di eseguire indagini per scoprire l’identità di chi aveva inviato in caserma quella lettera.

I militari sono arrivati all’ex vicina di casa di Bilella, una donna di 75 anni di Moncalieri. È stata lei a mettere la pulce nell’orecchio ai carabinieri e a tirare fuori una storia di quasi quarant’anni fa.

La donna e sua figlia, che oggi ha 46 anni, hanno raccontato rapporti tesi tra Bilella e Canali, che fu trovato morto nella campagne torinesi. «Eppure - scrive il custode di Villa Adua nella querela presentata - ci sono testimoni, anche citati dalla stessa donna, che hanno raccontato come il proprietario di casa mi chiedesse spesso di accompagnarlo in montagna, dove andava in vacanza. E i fogli in bianco che mi avrebbe firmato, in realtà riguardavano la possibilità di vendere del vino».

Il pm aveva chiesto l’ammissione delle due donne nella lista dei testimoni, ma la Corte d’Assise ha detto di no.

«La denuncia è stata presentata soltanto in questo momento - spiega l’avvocato Francesca Carnicelli - perché i giudici non hanno ammesso la loro testimonianza». E il fascicolo sulla morte di Giorgio Canali, quindi, non entrerà nel processo che si sta celebrando a Grosseto.

«Appare evidente - prosegue Bilella nella querela - che la donna ha usato l’ignobile strumento della delazione anonima esclusivamente per vendetta personale. La mia attuale condizione, l’accusa di aver ucciso Francesca Benetti hanno convinto la donna di potersi vendicare di me». La donna e anche la figlia che ha raccontato ai carabinieri come il custode di villa Adua la molestasse con telefonate oscene o ammiccamenti sconvenienti, ogni volta che la incontrava. «Aveva 8 anni - spiega Bilella - ma ricorda quando suo padre andava in banca a fare versamenti. E di queste molestie non avrebbe raccontato nulla fino ad oggi per paura di una reazione del padre nei miei confronti. È una versione che non regge».

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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