Il Tirreno

Grosseto

l’omicidio del cavalcavia: le motivazioni

Lo uccide e si addormenta: presto il ricorso in Appello

Francesca Gori
Il luogo dell'omicidio (foto Bf)
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Il luogo dell'omicidio (foto Bf)

Secondo il giudice, Mirko Fiorini ha accoltellato Cuko Klevis per portargli via un chilo di droga

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GROSSETO. Ha ucciso Cuko Klevis perché voleva prendere quel chilo di marijuana che era sotto la sella dello scooter e rivenderla per conto proprio. È questa la motivazione messa nero su bianco dal giudice per l’udienza preliminare Valeria Montesarchio che ha condannato in primo grado Mirko Fiorini, 21 anni, a 14 anni e 8 mesi di carcere e 9 mila euro di multa. Condanna che ora verrà discussa in Corte d’appello appena il difensore del ragazzo, l’avvocato Roberto Baccheschi, avrà presentato ricorso. «Ho molto apprezzato la serietà del giudice - dice l’avvocato Baccheschi - che non ha liquidato le nostre tesi difensive. Le ha rigettate, è vero, ma comunque le ha riportate nelle motivazioni».

Sono quindici le pagine che sono servite al gup Valeria Montesarchio per spiegare quello che successe l’11 agosto di due anni fa sotto il cavalcavia di via Giordania. E che l’hanno portata a quella sentenza di condanna. Dalle differenti versioni raccontate da Mirko Fiorini di quella notte all’ammissione, durante l’interrogatorio di garanzia, di essere stato lui ad uccidere Cuko Klevis. È stato Fiorini a spiegare al gip di aver sferrato quelle 16 coltellate per legittima difesa. Per il giudice, il ragazzo sapeva benissimo che in quel modo lo avrebbe ucciso. Fino all'ultima coltellata alla schiena, quella poi risultata fatale nella perizia medico legale. Lo disse lui, durante l'interrogatorio: «tanto ormai era morto, era già morto quando è cascato la seconda volta per terra aveva il coltello infilato qui». Non ha fatto nulla, quindi per soccorrere Klevis: è scappato, si è allontanato e si è messo a dormire su alcune balle.

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La reazione del Fiorini, quindi, è stata per il giudice sproporzionata rispetto alla lite che era scoppiata sotto al cavalcavia: c'era un chilo di droga da recuperare ma c'erano anche dei soldi da pagare. E un ragazzo rimasto a terra accoltellato. Fiorini quindi avrebbe ucciso Cuko Klevis per impossessarsi del chilo di marijuana e rivenderlo da solo. Ma Fiorini, da Klevis, aveva già altre volte comprato droga.

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«Era un cliente alla fine dei conti - dice l’avvocato Baccheschi - e comunque, se quella sera avesse davvero voluto prendere la droga, non l’avrebbe certo lasciata sotto la sella dello scooter, per andare a nascondersi dietro delle balle e addormentarsi». Per il difensore del ventunenne, nelle motivazioni della sentenza ci sarebbero alcune incongruenze che devono essere sottoposte al giudizio della Corte d’appello. «Fiorini ha confessato di averlo ucciso - aggiunge - Sapeva che Klevis era morto ma non ha portato via la droga lo stesso».

E poi ci sarebbe anche il giallo del coltello sul quale è stato impossibile isolare le impronte. Fiorini ha raccontato di averlo tolto dalle mani di Klevis, che lo aveva aggredito. Il giovane albanese aveva assunto cocaina quella sera, esattamente come Fiorini.

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«Ma se il coltello fosse stato di Fiorini - dice ancora Baccheschi - sarebbe stato normale che venisse contestata la premeditazione. Così non è stato. Noi abbiamo parlato di eccesso colposo di legittima difesa e continueremo su questa linea. Se il giudice ha creduto a Fiorini quando ha detto di aver ucciso Klevis, allora avrebbe dovuto credergli anche quando ha spiegato che il coltello non era suo».

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