Il Tirreno

Grosseto

Lavare i panni a 60 gradi e le teste con acqua e aceto

Ma come sono le disposizioni che regolano una questione che ormai dilaga in molte scuole soprattutto asili ed elementari? Il responsabile Igiene e sanità pubblica dell’Asl 9 spiega che puntualmente...

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Ma come sono le disposizioni che regolano una questione che ormai dilaga in molte scuole soprattutto asili ed elementari? Il responsabile Igiene e sanità pubblica dell’Asl 9 spiega che puntualmente ogni anno vengono mandate agli istituti comprensivi della zona 4 area grossetana alcune raccomandazioni e misure di profilassi: nel caso di presenza del parassita si raccomanda di lavare il cuoio capelluto con prodotti antiparassitari e risciacquare con aceto bianco sciolto in acqua tiepida; per l’asportazione delle uova occorre utilizzare un pettine a denti molto fitti dopo aver bagnato il cuoio capelluto con soluzione a base di aceto bianco e applicando infine per 30-60 minuti una salvietta imbevuta con la stessa soluzione. Vestiti, lenzuola o giocattoli di stoffa devono essere lavati in lavatrice a una temperatura di almeno 60 gradi, oppure lasciati all’aria aperta per 48 ore (i pidocchi non sopravvivono a lungo lontani dal cuoio capelluto). Pettini, spazzole o altro materiale possono essere tenuti per almeno 10 minuti in acqua calda e aceto e lavati con lo stesso shampoo; il trattamento deve essere ripetuto ogni 7-10 giorni per almeno un mese; tutta la famiglia deve sottoporsi a trattamento. L’alunno verrà riammesso alla frequenza scolastica previa dichiarazione da parte del genitore. E sarebbe opportuno anche evitare che i capi di vestiario vengano ammucchiati (soprattutto nelle scuole e nelle palestre), evitare lo scambio di oggetti personali. Nell’eventualità che il genitore rifiuti di sottoporre il proprio figlio alle procedure di disinfestazione è necessaria una restrizione della frequenza, fino all’avvio di idoneo trattamento disinfestante, certificato dal medico di famiglia. Nel caso di ulteriori dubbi e recidive, i genitori degli alunni interessati potranno rivolgersi al medico curante . In ogni caso il vertice Asl precisa che la pediculosi non è una malattia e che il pediculus capitis alle nostre latitudini non è vettore di germi patogeni, come invece può verificarsi in climi tropical. Infine, nel caso di focolai scolastici difficili da estirpare o facilmente recidivanti collegabili a nuclei familiari che conducono stili di vita impropri, si potrà intervenire anche tramite il supporto del servizio di assistenza sociale della Asl o del comune di appartenenza. (f.b.)

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