Finanza
Interrogazione bipartisan sull’inceneritore
I consiglieri regionali maremmani chiamano in causa Enrico Rossi. Dubbi sul cdr rimasto nei silos
SCARLINO. Il futuro immediato dell’inceneritore si gioca su più campi. Quello dei tribunali, dove ben presto arriverà il ricorso in Cassazione. E quello delle amministrazioni, dove la palla ora passa alla Regione. Infatti, dopo la richiesta della stessa Scarlino Energia, arriva un’interrogazione bipartisan per sollecitare il presidente Enrico Rossi a farsi carico della faccenda.
Le nuove disposizioni governative del resto conferiscono all’ente regionale e ai suoi uffici la competenza in materia di autorizzazioni degli impianti di gestione dei rifiuti. «Si tratta di capire se la giunta toscana potrà avvalersi delle nuove normative» spiega la consigliera Lucia Matergi. È lei la proponente dell’interrogazione insieme al collega Marco Spinelli, entrambi del Partito democratico. Ma il documento è stato sottoscritto anche dalle altre forze del consiglio regionale, sempre per mano di esponenti del Grossetano: Andrea Agresti (Nuovo centrodestra) e Alessandro Antichi (Forza Italia). Un coro che attraversa gli schieramenti e chiama in causa direttamente Enrico Rossi.
I firmatari infatti chiedono al presidente «quali misure intenda adottare per consentire, nel rispetto della legge e utilizzando le nuove competenze regionali in materia, la rapida soluzione della vicenda». Richieste che arrivano in forza delle nuovi leggi, che hanno spostato il potere di autorizzare gli impianti dei rifiuti dalle ormai decadute Province alle Regioni. Tant’è che anche Scarlino Energia e la Confservizi Cispel Energia, che raccoglie oltre duecento aziende nel mondo dei servizi pubblici, hanno già presentato la stessa richiesta a Rossi la scorsa settimana, pochi giorni dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha spento l’impianto.
«Questa chiusura – continua Matergi – comporta, oltre alla perdita di 120 posti di lavoro, una riorganizzazione del trattamento dei rifiuti urbani, con la conseguenza di flussi verso altri impianti fuori regione, che comportano costi più elevati e un nuovo impatto ambientale, dovuto al trasporto e alle conseguenti emissioni atmosferiche in diversi territori della provincia di Grosseto».
In attesa delle mosse della Regione, nell’inceneritore del Casone si vive alla giornata. Ancora non è stato stilato un calendario preciso degli incontri tra azienda e sindacati per stabilire quale sistema di cassa integrazione mettere in piedi per i dipendenti. Inoltre, si attende ancora una decisione per quanto riguarda il cdr già stoccato dentro i silos (qualche tonnellata): nelle puntate precedenti della saga (nel 2012 e nel 2013), la Provincia ha firmato nel giro di una settimana un’ordinanza per autorizzare la società a smaltire il combustibile nei forni, perché – questa la motivazione – è pericoloso tenerlo fermo nei silos. Scarlino Energia in questo senso ha già scritto al presidente Emilio Bonifazi per farsi carico della questione. Ma ad oggi non è arrivata alcuna risposta.
Alfredo Faetti
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