Il Tirreno

Grosseto

Costa concordia
il naufragio

Anche Domnica chiede la condanna di Schettino

Pierluigi Sposato
Domnica Cermotan con il suo avvocato, Gianluca Madonna
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Domnica Cermotan con il suo avvocato, Gianluca Madonna

La ballerina moldava è parte civile al processo: "Provvisionale da 100mila euro". Codacons: "Denunciati per calunnia per i file di manutenzione". 

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GROSSETO. E' ancora il turno delle parti civili al processo per il naufragio della Concordia. Sono in programma gli interventi degli ultimi cinque legali, che rappresentano i naufraghi di quel 13 gennaio 2012: tra gli avvocati anche quello di Domnica Cermotan, la ballerina moldava che il comandante Francesco Schettino aveva come ospite a cena. Anche lei chiede la condanna, anche lei chiede un risarcimento dei danni. "Centomila euro di provvisionale e circa 200mila in totale", dice al termine del suo intervento l'avvocato Valentina Quaroni, dello studio Madonna. Domnica non c'è: "Non è venuta per evitare ulteriori aggressioni mediatiche".

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In aula, il difensore di parte civile tiene a precisare che Cermotan "era imbarcata come passeggera e ha subìto un doppio danno. Ha subìto un danno anche per l'ingiustificata aggressione mediatica cui è stata sottoposta, quasi a volerla colpevolizzare. Le risultanze  processuali hanno confermato che tutto quanto non era veritiero. Anzi, la signora Cermotan ha tenuto un atteggiamento di collaborazione, non si è sottratta ai propri obblighi". Non solo: "quella notte Domnica ha rischiato di rimanere schiacciata dalla nave ma ha partecipato ai soccorsi dei  passeggeri mettendo a rischio la propria incolumità e la propria vita". Ha subìto "conseguenze irreversibili, di natura psichica", cioè lo stress post traumatico, per le ore di terrore vissute in prima persona. E per questo motivo chiede la condanna di Schettino e il risarcimento.

 

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Ore 15.25. "Denunciati per calunnia". Leuzzi si lascia per ultima la notizia delle notizie. E cioè che tra le carte della richiesta di archiviazione ha trovato quella che annuncia l'apertura di un fascicolo per calunnia nei confronti di chi aveva presentato denuncia-querela per la presunta falsificazione dei dati dei  test, cioè Codacons, per chiedere di accertare se vi sia stata una frode processuale. Lo dice al termine di una sorta di "apologo", in cui racconta la storia - basata sulle conclusioni del perito informatico della Procura che aveva poi chiesto l'archiviazione - di un "omino pigro" che a bordo riempie i dati del funzionamento sempre con la stessa cifra, i 76 gradi, e di un "omino compulsivo" che con solerzia due mesi dopo aveva aperto e chiuso quegli stessi dieci file; aperti tutti insieme, non modificati ma salvati. Leuzzi contesta le conclusioni del perito del pm che ha sostenuto di "escludere senz'altro la contraffazione" di quei file. Perché "la contraffazione c'è stata e lo dicono lo stesso perito e con lui il pm. Altro che il teatro dell'assurdo invocato dal pm Leopizzi!". Dopo la chiusura dell'intervento di Leuzzi, il presidente Giovanni Puliatti aggiorna l'udienza all'indomani per le conclusioni di Costa Crociere responsabile civile.  

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Ore 14.55. Malfunzionamenti e misteri. Codacons si concentra sul Diesel generatore di emergenza (Dge). Nota che il malfunzionamento ha compromesso il funzionamento dei verricelli e che è questa la causa del fatto che tra scialuppe (capienza 450 passeggeri) non sono scese, non l'inclinazione della Concordia. Ritiene "priva di plausibilità" la spiegazione del sovraccarico fornita dai periti e priva di fondamento la spiegazione che la regolarità dei test precedenti confermi il buon funzionamento. Ricorda gli "ascensori impazziti" che non rispettarono alcuna sequenza. Questioni rilevanti, a suo giudizio, visto che nella tromba degli ascensori furono trovati nove corpi, tra cui quello della piccola Dayana la cui morte è stata presa come base per il calcolo della pena per Schettino. Il quale, tiene a precisare Leuzzi, "ha tenuto una condotta esecrabile, ma ha diritto a un giusto processo, a una condanna giusta, non perché debba essere assolto".  Poi c'è il capitolo "misteri": "i valori dei test di manutenzione non sono attendibili perché tutti i valori nelle date successive di due mesi al naufragio sono identici: acqua e olio tutti a 76°". E' sparita la copia cartacea dei registri di manutenzione che erano stati abbandonati sulla scialuppa 16: la Procura aveva autorizzato l'ammiraglio Ilarione Dell'Anna a recuperarli ma lo stesso alto ufficiale dichiara di non saperne nulla. 

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Ore 12.45 "La storia impara da eventi come questi". Gli interventi di parte civile sono le ultime occasioni. Sono le possibilità estreme per rifare i conti con quanto è avvenuto nel processo. Giuliano Leuzzi, difensore di Codacons, questa la possibilità la coglie in pieno. Parte da lontano, dall'accesso negato agli atti, dalle istanze rimaste senza risposta, dai ricorsi vinti al Tar. Se non si fosse ben compreso in questi tre anni, il difensore di parte civile lo ricorda: "Mai condiviso le impostazioni della Procura". Ci sono stati due processi "e se avessimo unito le forze sarebbe venuto ben altro processo". Un processo anomalo in cui le parti civili sono stati più vicini all'imputato che all'accusa.  Indispensabile per Codacons approfondire (come finalmente ha concesso il Tribunale - e il difensore ringrazia) le questioni Dge e ascensori. Alza la voce il difensore, e più volte. "L'Italia ora è in festa perché Schettino verrà condannato. Ma bisogna fare qualcosa perché non ci siano più quei 32 morti". Dopo aver proiettato brevemente (con il consulente Bruno Neri) il video allegato alla relazione ministeriale, in cui si riproduce mediante il Vdr cosa si vedeva dalla plancia di comando nei momenti precedenti all'impatto con lo scoglio, Leuzzi conclude dicendo che "non è pensabile che il comandante non sapesse dove andava. Non aveva consapevolezza che c'era lo scoglio. C'è una manovra di emergenza all'ultimo secondo". Ma il team di plancia cosa faceva? Perché tutto quel silenzio? "Ciro Ambrosio era imputato di non aver dato il supporto al comandante". E poi Codacons rivendica - documenti alla mano - il valore scientifico, riconosciuto internazionalmente, della simulazione prodotta e mostrata in aula. Lo rivendica perché all'epoca gli esperti della Procura lo avevano liquidato come un elaborato approvato da un organismo minore, quando dall'Ecms escono studiosi tali anche da meritare il premio Nobel. "Se non ci fosse stato l'errore del timoniere, l'impatto sarebbe avvenuto in un punto diverso della nave, più verso poppa, e gli effetti sarebbero stati diversi". Perché non è stato valutato l'errore del timoniere? "Dall'accertamento di fatti come questi la storia impara". Il presidente dispone la pausa pranzo.

Ore 11.30 "Risarcimento per il musicista". Alessandro Brandini, 47 anni, non può più lavorare sulle navi. Aveva provatoa reimbarcarsi dopo il naufragio ma le fobie non gli danno tregua. "Ha dovuto licenziarsi", spiega il suo avvocato, Roberto Baccheschi. Il quale chiede per lui una provvisionale da 20 mila euro e una cifra complessiva che dovrà essere stabilito dal Tribunale.

Ore 11.10 "Non ci sono speculatori". I sette passeggeri "da me assistiti non meritano un trattamento del genere, come se fossero degli speculatori: devono essere valutati e ristorati. Per me i danni sono pienamente provati", dice l'avvocato Michelina Suriano che contesta vivacemente le conclusioni del consulente medico legale di Costa Crociere. Si concentra soprattutto sulla questione sindrome parkinsoniana-morbo di Parkinson derivante dallo stress traumatico e conclude affermando che il consulente del responsabile civile ha confuso le due fattispecie. Di ciascuno dei suoi assistiti, tutti piuttosto anziani e tutti clienti fedeli di Costa fino a quella crociera, racconta le vicende di quella notte, le difficoltà di orientamento, le salite e le ridiscese dalla scialuppa. Il presidente Puliatti sospende brevemente l'udienza.

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