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Processo Concordia: l'isola del Giglio chiede 200 milioni di danni

Pierluigi Sposato
L'avvocato Lecci e Sergio Ortelli sindaco dell'isola del Giglio all'arrivo in aula (foto Bf)
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L'avvocato Lecci e Sergio Ortelli sindaco dell'isola del Giglio all'arrivo in aula (foto Bf)

Dalle parti civili nuove accuse: "Superficiali Schettino e Costa". Chieste indagini anche su Foschi, all'epoca ad di Costa Crociere

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GROSSETO. Al teatro Moderno a Grosseto è ripresa l'udienza del processo Schettino/Concordia  ancora incentrata sulle richieste delle parti civili.

Ore 19.45. Provvisionale da 92mila euro. L'avvocato Lucchese deposita conclusioni per 88 soggetti di Sos Concordia e per 40 separatamente, calcolando per ciascuno una provvisionale di circa 92mila euro. Alle 19.45 il presidente Giovanni Puliatti dichiara chiusa l'udienza.

Ore 18.15. "Sensibile svalutazione degli immobili al Giglio". Alla ripresa dopo la breve pausa concessa dal presidente Puliatti prende la parola l'avvocato Pier Paolo Lucchese, legale dell'associazione Sos Concordia, che raggruppa 140 componenti, e di altri 40 singoli. Si tratta di persone che vivono sull'isola, che hanno interessi economici sull'isola come anche all'Argentario. Sono quattromila le pagine che compongono la richiesta di risarcimento danni: sono i documenti che attestano le svalutazioni, le perdite di guadagno (e delle chance di guadagno), il calo degli affari, evidenziati dai consulenti portati in precedenza in aula come l'architetto Arnaldo Rolli. A proposito del danno da svalutazione immobiliare, l'avvocato di parte civile fa notare che questo è legato anche alla rumorosità causata dalla presenza del cantiere, che ha anche prodotto cattivi odori. Il dato della svalutazione immobiliare è chiaro: "è stata del 37,47%, con punte di 47,41%"", quando altrove il calo fu molto minore. Prima del suo intervento, il legale aveva anticipato che la richiesta ammonta a 76 milioni di euro per l'associazione (di cui 10 di provvisionale) e di 15 milioni per gli altri 40 soggetti presenti nel giudizio.

Ore 17.00 “Un danno forse irrimediabile”. La difesa di Isola del Giglio contesta la parte della consulenza Noci che riguarda anche il reddito Irpef, sostenendo che la variazione delle detrazioni ha inciso sulla base imponibile e quindi che il reddito dei gigliesi è diminuito. Non solo: il fatturato 2013 va depurato dei 3,7 milioni di euro realizzati dal solo Consorzio Giglio e quindi si attesa a 9 milioni di euro, addirittura al di sotto di quello del 2012 (10 milioni). L'ultima parte dell'intervento di parte civile - che si articola in tre ore - punta a dimostrare che l'analisi dell'immagine dell'isola sui mass media proposta dall'armatore è stata condotta su criteri non scientifici. “Parziale” e “carente” viene definito il lavoro del dottor Giorgio Del Mare, sociologo e psicologo, basato ad esempio su sole tre testate (Corriere della Sera, la Repubblica e La Stampa) e nemmeno su tutti gli articoli. Impossibile comunque a giudizio di Zanconi scindere la parola Giglio dalla parola Concordia, impossibile scindere gli articoli positivi da quelli negativi. “Del Mare non può scalfire il dato di fatto e cioè che il danno di immagine c'è stato e forse si protrarrà irrimediabilmente”. In conclusione, ribadendo la richiesta di 20 milioni di provvisionale (10 per il blocco operativo e almeno altrettanti “per la ricostruzione dell'identità storica del Giglio”), l'avvocato fa proiettare in aula un video di 5' in cui viene raccontata attraverso molte foto e qualche filmato la storia del Giglio: prima e durante l'emergenza. Con le parole che i bambini dell'isola avevano scritto nei temi che raccontavano la tragedia.

Ore 15.40. “Assurdo il paragone con le Maldive”. L'avvocato Zanconi contesta in molti punti le conclusioni del consulente di Costa Crociere, il professor Giuliano Noci, esposte in aula alcune udienze fa, secondo le quali non ci sarebbe stato alcun danno di tipo economico e anzi dal naufragio sarebbero derivati dei benefici. Contesta le fonti e l'uso che viene fatto dei dati. Ma contesta anche le somme all'epoca fornite dal consulente della compagnia riguardo i dati dei passeggeri sbarcati sull'isola, divisi per mesi: e li contesta perché le somme non corrispondono, se non per il 2013 e 2014. Quando poi arriva il momento in cui c'è da calcolare il numero dei pernottamenti sull'isola, il legale di parte civile fa notare che questi sono calati tra il 2012 e il 2011 del 14 per cento e che nello stesso periodo a Monte Argentario sono aumentati del 6%, con un altro 20% positivo nell'anno successivo. Sbagliato per Zanconi prendere come punto di riferimento l'Elba in un'analisi di paragone, realtà diversa anche solo per il numero degli abitanti. Assurdo anche paragonare il Giglio alle Maldive per evidenziare, come fa Noci, la capacità di recupero del flusso turistico dopo un disastro: “Dice che le Maldive hanno recuperato dopo 2 anni e mezzo dallo tsunami. Per il Giglio i 2 anni e mezzo dal naufragio sono passati eppure non è successo niente. Se penso alle Maldive oggi, non penso allo tsunami. Se penso al Giglio oggi, penso al disastro della Concordia”.

Ore 13.50 Il Giglio è intenzionato a chiedere una provvisionale di 20 milioni. Il Comune di Isola del Giglio, al termine delll'intervento dei suoi legali, è intenzionato a chiedere una provvisionale, immediatamente esecutiva, in una somma non inferiore a 20milioni di euro, per danni patrimoniali ed extra. La richiesta è contenuta nella documentazione che l'Isola presenterà al termine degli interventi dell'avvocato Zanconi e dell'avvocato Alessandro Maria Lecci. Ecco il dettaglio delle richieste. Somme anticipate dal Comune per conto dello Stato o di altre amministrazioni a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza fino al terzo trimestre del 2014 e non ancora rimborsate: 340.305. Costo del personale distolto all'ordinaria attività a favore della gestione dell'emergenza: 1.017.201. Costo sostenuto dal Comune per la collaborazione di professionisti esterni a supporto dell'attività dell'ufficio tecnico per la realizzazione del Piano triennale delle opere (rimasto inattuato): 142.164. Danno per mancata realizzazione del Piano triennale delle opere pubbliche 2012-2014: 1.265.607. Danno per ritardo approvazione Piano strutturale: 500.000 (valutazione equitativa). Danno per ritardato introito oneri di urbanizzazione: 591.246. Danno per ritardata acquisizione Rocca Pisana: 750.000. Danno per mancato ampliamento concessione demaniale n.3/2012: 196.723. Danno all'immagine (per lesione all'identità, nome e reputazione nonché per mancato svolgimento di eventi, trasformazione dell'isola in un cantiere, turbamento della popolazione, per diminuita percezione sia da parte dei cittadini che sul piano internazionale) commisurato, per gli anni 2012, 2013 e 2014 nella flessione del turismo rispettivamente in: 1.670.000 (2012), 1.670.000 (2013) e 1.500.000 (2014) per un totale di 4.840.000. Inoltre, il Giglio lamenta un ulteriore “danno all'immagine anche per la persistente associazione del nome dell'isola al tragico naufragio ed alla necessità di riaffermare e ricostituirne il posizionamento sia alla sua attrattività turistica sia alla percezione mediatica, calcolato in misura almeno pari all'ammontare totale delle voci precedenti che attengono al danno già provato: 10 milioni di euro”. Capitale rivalutato oltre a interessi:10.000.000. Alle 13.50 il presidente sospende per la pausa pranzo.

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Ore 13.00 ”Il Giglio ha anticipato più di un milione di euro”. Al Comune di Isola del Giglio, investito dalla tragedia e da tutte le sue conseguenze, preme convincere il Tribunale che il conto totale di circa 200 milioni di danni è pienamente giustificato. “A oggi le spese sostenute dal Comune di Isola del Giglio e non rimborsate (fino al 3° trimestre 2014) ammontano a 340mila euro; quelle complessivamente anticipate dal Comune sono 1 milione e 294mila euro. E sono cifre che hanno un effetto distorsivo su un ente che ha risorse limitate, che ha stentato a pagare gli stipendi ai dipendenti, che si è trovato a fronteggiare l'arrivo di 800 persone tra soccorritori e stampa, che ha servito mille pasti al giorno”. Le cifre sono elencate in aula dall'avvocato Maria Chiara Zanconi, che rappresenta il Comune parte civile. Il legale parla per circostanziare il danno all'immagine, cui gli amministratori avevano cercato di porre rimedio recandosi anche all'estero per dare rassicurazioni sulla qualità ambientale dell'isola. Ricorda che al Comune erano arrivate lettere minacciose (“siete tutti corrotti”) e che era diminuita la considerazione che i cittadini avevano dell'ente. Tornando al danno economico, l'avvocato sottolinea che il naufragio aveva causato il blocco dell'operatività comunale, con il sindaco che aveva partecipato a 1.400 riunioni, con gli altri amministratori a tempo pieno sull'emergenza Costa, con i controlli che la polizia municipale non riusciva più a fare: 1 milione il conto del consulente di parte civile, il professor Carlo Scarpa, una cifra che Costa responsabile civile ha contestato.

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Ore 12.30 “Superficiali Schettino e Costa”. L'atteggiamento mentale di Schettino appena arrivato in plancia fu “disordinato” e caratterizzato da “superficialità”, dice l'avvocato Fabio Targa. Il comandante ha parlato in aula di “patata bollente”, prosegue, senza prestare attenzione ai passeggeri. Una mancanza di sensibilità testimoniata dal fatto che il comandante non è venuto nemmeno ad ascoltare le parti civili, secondo il legale. Ma anche Costa avrebbe avuto un comportamento superficiale: “ma non una superficialità idiota”, come argomentato in precedenza dalla Procura. La compagnia avrebbe tenuto in evidenza soltanto l'aspetto economico, sia nella gestione della nave, sia nel disinteresse sulle rotte seguite, sia nella manutenzione. Né Schettino né Costa si sono dimostrati “in grado di gestire l'emergenza”. Secondo Targa “questo è il senso della vicenda”, perché il dato economico avrebbe sovrastato ogni scelta o non scelta. Insistendo sulla necessità di riconoscere il danno punitivo (contestato da Costa Crociere), Targa sollecita il Tribunale a dimostrare “lungimiranza nell'aprire una prospettiva nuova e diversa”, sfruttando un'occasione unica come questo processo.

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Ore 11.30 “Si facciano indagini su Foschi”. L'avvocato Guarini chiude il suo intervento chiedendo la trasmissione degli atti perché la Procura compia indagini su Pier Luigi Foschi, all'epoca del naufragio ad di Costa Crociere spa, per il reato 450 del codice penale (delitti colposi di pericolo), ricordando che le difese di parte civile avevano già chiesto indagini per una presunta falsa testimonianza dell'ingegner Paolo Parodi, ispettore tecnico di Costa, componente dell'unità di crisi Si associa l'avvocato Edoardo Mensitieri, nell'intervento successivo, al termine del quale il legale di parte civile, anche lui del pool Giustizia per la Concordia, chiede “la pena massima e un risarcimento esemplare”: Mensitieri critica la partecipazione di Schettino alla trasmissione tv in prossimità della sentenza. Alle 11.30 il presidente ferma l'udienza per una pausa.

Ore 10.50 “Schettino, un quaquaraqua”. “C'è almeno un quaquaraquà” in quella notte del naufragio: Schettino. Lo dice l'avvocato di parte civile Alessandra Guarini, prendendo a prestito la terminologia di Leonardo Sciascia, la divisione in uomini (i soccorritori, i gigliesi), i mezzi uomini, gli ominicchi (“moltissimi, gli ufficiali”) e appunto i quaquaraqua. Il legale, che ritiene “Schettino inchiodato su quelle carte come un Cristo” (ancora Sciascia), attacca dall'inchino e dall'incontenibile voglia del comandante di dimostrare le sua bravura ai suoi ospiti e al suo maestro Mario Terenzio Palombo, di cui non era mai riuscito a soddisfare le aspettative”. Quella davanti al Giglio fu “una gara davanti agli occhi del commodoro con la complicità di chi quella manovra ben conosceva e tollerava”. Una gara tra Schettino e l'altro comandante, Garbarino. Critiche anche alla selezione e formazione del personale, anche quello dell'unità di crisi di Costa. Al pm che aveva ritenuto inutile il dibattimento, l'avvocato replica che “il dibattimento è servito eccome! Sarà pure un effetto collaterale, ma ora il tema della sicurezza delle navi e dei passeggeri è chiaro”. La propria assistita, Chiara Castello, le ha chiesto “non la spartizione del bottino, non il risarcimento, ma la verità”.E il legale chiede anch'essa, come altri colleghi, il danno punitivo, invocando attenzione per le vittime (“mai d'intralcio in questo processo”)

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Ore 10.30. “Anche l'equipaggio è vittima”. “Finora si è parlato dei passeggeri in modo non positivo. Giustamente, anche. Ma l'impreparazione dimostrata da tanti è solo frutto delle omissioni degli ufficiali preposti e di Schettino, per il ritardo con cui diede gli allarmi e impedì ai singoli di assumere il proprio ruolo”. L'avvocato Alessandro D'Amato spende qualche parola del suo intervento di parte civile per ristorare in parte l'immagine della crew della Concordia. “Sono vittime anche loro”, ricorda, e nel naufragio hanno avuto una doppia veste. Sono 35 i membri dell'equipaggio che D'Amato assiste (94 le persone da lui rappresentate): sono di 11 nazionalità diverse, ci sono cinesi, coreani, indonesiani, indiani e tanti altri. L'avvocato Marco Festelli parla del “naufragio del secolo”, chiede il danno morale anche per Confconsumatori, nota che gli 84 milioni di euro di risarcimenti versati da Costa sono “quisquilie nel bilancio di una multinazionale”. “Chiediamo un risarcimento esemplare proporzionato alla pena” e invita a considerare il comportamento processuale del responsabile civile, “perché ci sono passeggeri a cui Costa non ha mai offerto nulla”.

 

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di Redazione web