Sicurezza
«Un viaggio di emozioni forti che toccano il cuore e la mente»
I ragazzi delle scuole grossetane di ritorno dalla visita a Auschwitz raccontano la loro esperienza e alcuni fanno da guide alla mostra dell’Isgrec sul “Blocco 21” in corso alla chiesa dei Bigi
GROSSETO. Un treno per capire e per vedere coi propri occhi, un treno per non dimenticare. Tra gli studenti maremmani che venerdì sono rientrati dall’esperienza del Treno della memoria ci sono Claudia, Filippo e Lorenzo. Ieri mattina hanno fatto da guide speciali all’inaugurazione della mostra “Blocco 21” alla chiesa dei Bigi voluta dall’Isgrec per celebrare la Giornata della memoria e il settantesimo anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz.
I tre hanno condiviso la loro esperienza con un gruppo di studenti dello Scientifico accompagnati dalla professoressa Antonella Gedda, i primi di una lunga lista di scuole che si sono già prenotate per le visite guidate alla mostra. Ci vorrà ancora un po’ di tempo per rielaborare l’esperienza vissuta in Polonia ma i ricordi che si affollano sono davvero tanti. «Sono emozioni forti che toccano il cuore e la mente – dice Lorenzo Fanciulli, studente di quinta del Geometri – Ciò che mi ha più colpito è fino a che punto si può arrivare per obbedire a dei comandi superiori. Prima del viaggio abbiamo fatto degli incontri di preparazione molto utili con l'Isgrec ma non si è mai preparati abbastanza di fronte a cose del genere». Un’esperienza dura ma che Lorenzo consiglia a tutti. «Ciò che mi ha impressionato di più – prosegue - sono stati i forni crematori, il muro delle fucilazioni e il Blocco 11, detto il blocco della morte».
Anche Filippo Romani, stessa scuola e stessa età di Lorenzo, dice: «Sono partito con l’idea che avrei toccato con mano le atrocità commesse e così è stato. È un viaggio che ti trasforma». Dove tutti i sensi sono alla prova. «In genere vengono in mente ricordi visivi – dice Filippo – invece una cosa che mi ha colpito più di altre è l’odore della sala dei capelli». Barbara Benigni del liceo Rosmini è una dei docenti che hanno accompagnato i ragazzi ad Auschwitz. «C’è stato un momento in cui ho avuto la netta percezione di cosa voglia dire entrare all’inferno – racconta – così come ricordo con molta intensità le foto di tutti quei bambini. Quegli occhi che ti guardano non si possono scordare». La professoressa Benigni ha potuto cogliere il cambiamento degli studenti già nel corso del viaggio: «Sono passati dal trauma e dalla paura alla consapevolezza, anche grazie all’incontro con i testimoni e i reduci».
Claudia Di Filippo del Rosmini ha apprezzato in particolare la testimonianza delle sorelle Andra e Tatiana Bucci che quando entrarono nel lager avevano 4 e 6 anni. «Dalla loro storia capisci davvero quanto la casualità abbia deciso su milioni di vite, tra chi ce l’ha fatta e chi no – dice Claudia – Loro si sono salvate per una somma di casualità, perché nate da un matrimonio misto, perché scambiate per gemelle visto che la mamma le vestiva allo stesso modo, e quindi preziose per gli esperimenti sui gemelli condotti da Joseph Mengele, e perché avvertite da un’infermiera il giorno prima del rastrellamento».
Importante anche il contributo dato al viaggio dalla presenza di Vera Jarach Vigevani che ha una storia particolarissima, schiacciata tra due tragedie della storia. «La storia della signora Vera è davvero eccezionale – dice la docente del Rosmini – Lei ha avuto il nonno deportato e ucciso a Auschwitz, è emigrata in Argentina per sfuggire alle leggi razziali ed è tra le fondatrici del movimento delle madri di Plaza de Mayo». La figlia diciottenne di Vera sparì infatti durante una retata di studenti ad opera della dittatura e solo da pochi anni ha saputo che la figlia è stata torturata e gettata nell’ oceano da un aereo militare. Vera si definisce una «Militante della memoria» e ha dato molto agli studenti, ma anche ai loro accompagnatori.
Oltre alla professoressa Benigni sono partiti con gli studenti maremmani anche i docenti Marco Carlesi per l’Isis Manetti-Porciatti, Rosita Volpi per il Leopoldo II di Lorena e Graziella Poli per l’Isis di Follonica. Durante il viaggio la delegazione maremmana ha potuto eccezionalmente visitare il Memoriale italiano del Blocco 21 di Auschwitz oggetto della mostra promossa ai Bigi dall’Isgrec. Il monumento è chiuso da anni, da quando il governo polacco ha deciso di smantellarlo, e presto sarà salvato portandolo a Firenze. Si tratta di una struttura metallica elicoidale attraversata da una passerella. Un’opera d’arte in cui immergersi con dipinti e testi, un’esperienza totalizzante in cui avevano molto spazio anche la luce e la musica, ma soprattutto l’omaggio di quattro grandi figure del Novecento (Primo Levi, Pupino Samonà, Lodovico Belgiojoso e Luigi Nono) ai deportati italiani. Orario della mostra: tutti i giorni 10-13 e 16-19.
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