Il dolore
Degrado al parco archeologico di Vitozza
Il cancello è stato spostato e le auto arrivano fino all’antica chiesa: la protesta del ricercatore Franco Domenici
SORANO. «Il parco archeologico di Vitozza è sempre un parco? Perché il cancello è stato arretrato di 500 metri? Perché si è lasciato per tutto l’inverno aperto quel cancello, permettendo a ogni genere di veicoli di accedervi e arrivare addirittura fino alla “chiesaccia” del 1300? Vi è stata una delibera o altri atti della giunta o del consiglio che autorizzano a farlo?».
Queste domande che riguardano lo stato dello splendido insediamento rupestre di Vitozza (Sorano) arrivano da Franco Dominici, un noto ricercatore soranese che è arrabbiatissimo di una situazione a cui non trova risposte, e che parla di «assoluto degrado» della zona fra le più suggestive e ricche di reperti archeologici dell’area del tufo, divenuto parco archeologico assieme alle tombe di Sovana e alla “terrazza” naturale di S. Rocco, tra il 1995 e il 1998.
Una strada, utilizzata fin da epoca romana e poi medievale unisce San Quirico all’antica città perduta di Vitozza che comincia da un punto detto “ortini”. Proprio lì, nel momento dell’istituzione del Parco fu stabilito l’ingresso all’insediamento, con tanto di cancello e segnaletica, la quale anche adesso impone esclusivamente il transito a piedi, vietando il passaggio di auto, moto, biciclette e persino dei cavalli («Vitozza non è un’ippovia, anche se è ovvio e auspicabile che sia percorribile a cavallo o in bicicletta» chiosa Dominici).
Naturalmente ci sono delle eccezioni, come il lunedì di Pasqua, quando si aprivano (e si aprono) i cancelli a macchine o mezzi agricoli per predisporre il necessario alla scampagnata o per battute di caccia che, comunque, vanno stabilite molti giorni in anticipo. Queste cose le racconta Dominici che ha pure scritto un libro sul parco di Vitozza, che con le sue 200 grotte ipogee, i 7 colombari, i resti della chiesa medievale, i ruderi di due rocche del 110 e i reperti addirittura risalenti al quarto millennio avanti Cristo, è una testimonianza straordinaria storica e materiale e non sa darsi pace del disastro che provoca il cancello arretrato, aperto ormai da mesi. Tanto per cominciare la strada è stata distrutta dalle auto». Cosa pretende? «L'obiettivo è quello di riportare il cancello dove si trovava prima per evitare che nessuno possa accedere all'insediamento rupestre - afferma - che è un parco pubblico. Fatte salve, come da tradizione collaudata, particolari circostanze, come la pasquetta, ad esempio e altre scampagnate tradizionali oppure in caso di battute di caccia al cinghiale per le quali bisogna avvisare molto prima. Poi bisognerebbe sapere il motivo dello spostamento e se c'è stata un'apposita delibera del consiglio o della giunta municipale, oppure se è stata un'iniziativa di qualcuno che si è sentito autorizzato a fare e disfare a suo piacimento. Lo spostamento del cancello di 500 metri significa che c'è una parte di parco e una strada storica che non è più protetta come si dovrebbe e, peggio ancora, si è lasciato per tutto l'inverno il cancello aperto permettendo a chiunque di accedere con dei mezzi nel cuore del parco, addirittura fin davanti ai ruderi imponenti della "chiesaccia" del 1300. Vogliamo spiegazioni. Chiediamo di riportare il cancello dove era, lasciare l'ingresso libero a Vitozza, cioè senza biglietto. Il resto, la manutenzione, cioè, lo facevano e lo fanno bene gli operai della Comunità Montana che hanno provveduto egregiamente alla pulizia di Vitozza, in particolare durante il periodo estivo». Una richiesta per riportare al giusto splendore una delle aree più belle e suggestive della Maremma. «Ricordo infine - conclude Dominici - che la gestione di Vitozza è assegnata a una cooperativa che ha vinto la gara d'appalto, e spero che la cooperativa stessa possa ridare "lustro" all'insediamento rupestre più vasto del centro Italia».
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