Il Tirreno

Grosseto

«Basta promesse, vogliamo lavoro»

di Ivana Agostini
«Basta promesse, vogliamo lavoro»

Argentario, circa 300 persone protestano sotto il balcone del sindaco per le pratiche ferme in Comune. «L’economia è ko»

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MONTE ARGENTARIO. C’è il sole, la temperatura rigida. Alle 10 di ieri i partecipanti arrivano alla spicciolata e finiscono di scrivere gli striscioni. La manifestazione ha inizio.

Tutto nasce dal malessere di chi fatica ad arrivare a fine mese. Imprenditori edili, professionisti, artigiani, commercianti e marittimi. Tutti i settori sono pronti a portare le loro istanze sotto al palazzo comunale. Niente connotazioni politiche: la manifestazione è trasversale come trasversale il diritto al lavoro. Ed è il lavoro ciò che chiedono i manifestanti, lo snellimento delle pratiche a loro dire «immobili da troppo tempo». Il più colpito pare il settore dell'edilizia. «Nel 2012 avevo 12 operai – dice Francesco Casetta, titolare di un’impresa edile – Ora ne ho tre. Ho sempre lavorato in 40 anni ma oggi siamo costretti a lavorare giorno per giorno, non abbiamo programmazione, non so cosa dire ai miei operai. Non so se a marzo potremo ancora lavorare». Idem per Alessandro Lucarini, marittimo: «devono essere snellite le procedure. Il malessere è diffuso, edilizia, nautica: se lavoriamo tutti e il soldo gira stiamo bene tutti».

I manifestanti (circa 300 secondo la Questura) sono pronti a partire. «Basta promesse, il lavoro subito» è lo striscione che guida la protesta. Poco dietro è un cartellone portato da due uomini con un salvagente al collo: «questo paese sta affondando, sarà Schettino al timone?». «Il lavoro è dignità, va tutelato». Uno comunque il filo conduttore: lavoro e dignità per chi vive adesso e chi verrà in futuro.

Il corteo sfila inizialmente silenzioso, percorre il lungomare di Porto Santo Stefano. Dietro sfilano i mezzi dei lavoratori che, «se non cambiano le cose, potrebbero fermarsi perché potrebbero non avere un cantiere in cui andare a lavorare». I manifestanti si avvicinano al municipio, mancano poche centinaia di metri ma qualcosa nell’umore cambia e la folla che aveva solo parlato a bassa voce comincia a nominare Arturo Cerulli, sindaco del promontorio, sempre più forte. Lo si invita a «firmare, a usare la penna», c’è fame di lavoro e se lui non firma i cittadini non sanno dove andare a mangiare. Il corteo rallenta. Riprende la marcia e in pochi minuti è sotto il municipio. Qui le voci iniziano a farsi sentire, si applaude ironicamente, si grida la rabbia di chi si sente tradito. «Sono un padre di famiglia – dice Domenico Terramoccia, operaio edile – devo sfamare i miei figli, devo lavorare». Il sindaco si affaccia, guarda dall’alto del balcone i manifestanti, ascolta chi si lamenta e lo invita a scendere. Una delegazione sale in Comune ma poi scende. Il sindaco spiegherà dopo alla folla che ha deciso di scendere perché «o ricevo tutti o non ricevo nessuno». E così fa. Scende, si mette sulle scale e inizia a parlare. «Mi fa piacere che ci sia questa manifestazione – esordisce Cerulli – perché nei cartelli che leggo si parla di lavoro e nessuno di voi deve pensare che nel palazzo comunale non si sappia che ci sono problemi». Il sindaco parla delle diverse anime della manifestazione, tutte legate le une alle altre. «C’è chi chiede lavoro – dice Cerilli – e chi chiede di firmare ma forse non sa che non sono io che firmo e nemmeno gli assessori. Questo spetta ai dirigenti che ne rispondono in prima persona». I manifestanti rumoreggiano perché vedono lo spettro dello scaricabarile. «Se non servite a nulla andate via - gridano – se i dirigenti non sanno lavorare vadano a casa». Cerulli cerca di spiegare che il Comune sta provando a mettere mano al ristagno delle pratiche con la nomina di un tecnico esterno. «L’Argentario è un paese morto – dice Antonella del Lungo – Non girano soldi, il lavoro non c’è. Lei ci ha fatto promesse, noi le abbiamo dato fiducia, ci dica se dobbiamo andare via o restare». Il sindaco viene interrotto, gli animi sono accesi, qualcuno minaccia di dargli due schiaffi ma è richiamato all’ordine. «La manifestazione dev’essere pacifica». Lorenzo Bracci: «i professionisti a volte non vengono nemmeno ricevuti dal dirigente, non hanno risposte, non possiamo accontentarci di un “se non ti va bene fai ricorso”». Il sindaco alla fine s’impegna a incontrare il 12 di febbraio alle 21 una delegazione di cittadini, professionisti, commercianti e marittimi.

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