Il Tirreno

Grosseto

Muore in moto contro un albero

di Francesca Gori
Muore in moto contro un albero

Fabio Ciacci aveva 37 anni e lavorava come carpentiere È uscito di strada a una curva: l’impatto è stato fatale

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SCANSANO. Chi ha una passione sfida anche il tempo incerto e le nuvole pesanti. La pioggia non ha bagnato le strade della Maremma ma l’asfalto era scivoloso per l’umidità ieri mattina. Fabio Ciacci però ha deciso di sentire di nuovo il rombo del motore della sua Yamaha R6. Insieme a un gruppo di amici, il trentasettenne grossetano, è salito in sella alla sua moto e ha cominciato ad affrontare le curve della Scansanese, una delle strade della Maremma più frequentate nel fine settimana dagli appassionati di due ruote. Era lì con la sua tuta addosso, su quella moto che conosceva a menadito quando è stato tradito da una curva. Era arrivato a Madre Chiesa. La mattinata, fino a poco prima delle undici, era passata tranquilla. È bastato una frazione di secondo, però, su quella strada, perché tutto cambiasse all’improvviso. I suoi amici, i centauri che con lui erano partiti da Grosseto per affrontare quelle curve e mangiare quell’asfalto lo hanno visto schizzare via con la sua moto. Hanno visto quell’albero e hanno sentito quello schianto che non raccontava niente di buono. Fabio è rimasto schiacciato tra la sua moto e quel tronco.

Fabio ha smesso di respirare quasi subito. La chiamata al 118 è arrivata immediatamente dopo l’impatto, quando i suoi amici centauri hanno chiesto l’intervento dell’ambulanza. È arrivato anche l’elisoccorso Pegaso e sotto gli occhi di quegli uomini con le loro tute addosso e i caschi gettati per terra, i sanitari hanno tentato di rianimarlo. Fabio però non ce l’ha fatta. Sulla Scansanese sono intervenuti anche i vigili del fuoco e i carabinieri per i rilievi.

Il corpo di Fabio è stato portato all’obitorio dell’ospedale Misericordia dove ieri pomeriggio è stata effettuata la ricognizione cadaverica. Non ci sono dubbi sulle cause di morte. Davanti alle stanze mortuarie il via vai degli amici di Fabio è stato continuo ieri. «Lo conoscevo fin da quando eravamo piccini - dice Manuel Badini - correvamo in bicicletta insieme». Era una passione viscerale quella di Fabio Ciacci, carpentiere nell’impresa edile Roberto Martini, per le due ruote. «Prima in sella alla bici - dice ancora Badini - poi con la sua Yamaha. Siamo usciti diverse volte insieme, in moto. Era davvero un uomo d’oro, aveva sempre la battuta pronta».

Venerdì ha salutato il suo datore di lavoro come sempre, pronto a passare due giorni di festa con la sua famiglia e con la sua compagna. Pronto anche a saltare in sella alla moto per la più classica delle gite della domenica mattina. «Lavorava da noi da quando aveva vent’anni - dice Roberto Martini - prima nell’azienda di mio padre e poi nella mia. È davvero come se avessi perso un fratello». Martini ha saputo di quello che era successo sulla Scansanese all’una.

«Dava il cuore per tutto Fabio - dice ancora Martini - la nostra è una piccola azienda, eravamo solo in tre con lui. Sono ancora incredulo, non è possibile. Venerdì sera mi aveva salutato, come sempre, dandomi appuntamento per lunedì mattina».

Era una famiglia numerosa quella di Fabio Ciacci. Una famiglia con cinque figli: Fabio e Silvano erano nati gemelli, lo stesso primo settembre del 1977. E abitavano all’Alberino. Il padre aveva fatto il pasticcere e quella famiglia bella e numerosa era conosciuta da tantissime persone. «Era sempre con il sorriso sulle labbra - ricorda Manuel - e ogni volta che veniva da me in azienda, per lavoro, aveva sempre la battuta pronta». Venerdì è stata l’ultima volta che Manuel ha parlato con Fabio. Ieri lo ha rivisto, chiuso in una bara.

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