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di Alfredo Faetti

MONTEROTONDO MARITTIMO. «Basta con il terrorismo: quello non è un inceneritore. Ho già risposto alla minoranza, spiegando che stiamo cercando di rimediare a ciò che ci hanno lasciato in eredità». Il...

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MONTEROTONDO MARITTIMO. «Basta con il terrorismo: quello non è un inceneritore. Ho già risposto alla minoranza, spiegando che stiamo cercando di rimediare a ciò che ci hanno lasciato in eredità». Il sindaco di Monterotondo Marittimo Giacomo Termine, arrabbiato, cerca di fare chiarezza sull’impianto di compostaggio della Solemme, a Carboli, e del suo piano d’attuazione.

«Sa cosa ci hanno lasciato? Una richiesta di risarcimento da parte della società per otto milioni di euro, un impianto disastroso e una risposta ambientale mai stata in termini di monitoraggio e controlli».

E voi come vi siete mossi? «Abbiamo individuato le aree in cui intervenire: viabilità, piano di monitoraggio ambientale e controllo dei compost. Punti salienti che abbiamo inserito nella convenzione da far firmare all’azienda, in cui vengano previsti un piano di monitoraggio costante, l’abbattimento di cattivi odori, nuove tecnologie, e un ritorno economico sul territorio. A Monterotondo funziona così, lo fa anche Enel: se un’azienda viene a far profitto deve rilasciarne una parte alla comunità».

L’opposizione vi accusa di scarsa partecipazione.

«La convenzione verrà approvata attraverso singoli atti. Entro la fine di febbraio c’è tempo per presentare le osservazioni al piano d’attuazione approvato in consiglio e prima di questa scadenza faremo un incontro pubblico proprio per discutere con i cittadini di questi atti. E non è il primo incontro che facciamo. Nei mesi scorsi abbiamo anche trovato dei punti di contatto con l’opposizione, condividendo delle loro proposte. Solo che nell’ultima occasione, quando proposero un monitoraggio in autotutela sull’impianto, lasciammo la discussione in sospeso dato che avevano dei problemi personali. Ma durante questo periodo di stallo hanno organizzato un convegno senza coinvolgerci in cui paragonavano l’impianto a un inceneritore, e non lo è, facendo vedere foto di bambini morti. E da qui ho rotto il dialogo. Basta con il paragone con l’inceneritore. Non lo è».

Denunciano atti non validi.

«Di quali atti parlano? La conferenza dei servizi convocata dalla Provincia sull’impianto si è espressa, così come il Tar sul loro ricorso. Dicevano che non c’era il parere dei vigili del fuoco, quando invece è datato al 2012».

Il ricorso per il risarcimento danni a che punto è?

«Diciamo pendente: stiamo discutendo con la società».

Tra le domande che le hanno rivolto c’è anche la questione dell’operaio morto nell’impianto di Aprilia, sempre di proprietà Solemme. Lei disse che avrebbe aspettato di far chiarezza prima di decidere sul piano d’attuazione

«No, hanno preso una mia frase e messa fuori contesto. La sentenza del tribunale su quel caso arriverà tra anni, mentre da ottobre scorso ogni momento è buono per far arrivare la richiesta di risarcimento. Comunque ci siamo informati con cura: abbiamo parlato con gli amministratori di Aprilia, che ci hanno spiegato che la morte dell’operaio non è avvenuta nella catena di lavorazione del compost, ma a seguito di un problema a una cisterna. Abbiamo chiesto sia alle autorità sia alla società se anche a Carboli si potesse correre lo stesso rischio e ci hanno risposto di no».

I prossimi passi?

«È la convenzione, che verrà fuori attraverso un percorso partecipato. Sarà quella la nostra arma per il controllo dell’impianto e del territorio».

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