Il Tirreno

Grosseto

Imu agricola, in provincia è bagarre

di Fiora Bonelli

Il Governo ufficializza la nuova lista dei comuni “montani” in base a criteri del 1952. E tutto viene rimesso in ballo

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AMIATA. Ieri erano comuni montani. Il giorno dopo no. È bagarre.

L’ultimo atto della commedia Imu capovolge le situazioni. In modo imbarazzante. Perché l’ufficializzazione della lista dei 3456 comuni montani salvi, annunciata venerdì, da un tweet del ministro Maurizio Martina, ha rimesso tutto in ballo.

In Amiata Castel del Piano e Cinigiano sono nell’occhio del ciclone. Fino a venerdì nell’unione comuni Amiata grossetana, se la ridevano cinque comuni su otto: esenti dal balzello, Castel del Piano, Castell’Azzara, Santa Fiora, Semproniano, Arcidosso.

Sotto torchio invece, obbligati al pagamento Imu agricola, Roccalbegna, Seggiano, Cinigiano. Tutto dipendeva dalla collocazione del palazzo municipale. Chi l’aveva sotto i 600 metri di altezza pagava, gli altri no.

Adesso le cose si sono ribaltate, e fra l’altro, con dei distinguo importanti.

La “montanità” si è stabilita non dall’ubicazione del palazzo comunale, ma da una lista stilata dall’Istat nel 1952, dove Castel del Piano e Cinigiano sono classificati “parzialmente montani”.

“Montani” tutti gli altri. I montani non pagano, i parzialmente montani “ni”.

Vediamo, allora, quale quadro si viene a configurare: Arcidosso, Santa Fiora, Castell’Azzara, Semproniano erano montani anche per il decreto 28 novembre 2014 e continuano ad esserlo anche per questo nuovo decreto del consiglio dei ministri straordinario di venerdì 23 gennaio. Quindi sono esenti.

Entrano nella lista dei fortunati anche Seggiano e Roccalbegna che, invece, fino al giorno prima, avrebbero dovuto pagare. Anche per loro niente tassa: «Ne siamo felicissimi - commentano i sindaci Gianpiero Secco e Massimo Galli - anche perché l’esenzione riguarda sia il 2014 che il 2015».

Diverso e distinto il discorso per Castel del Piano e Cinigiano, classificati dall’Istat come parzialmente montani. Per cui sono esonerati dal pagamento i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionisti.

Tutti gli altri pagano. Ma se si considera che in Amiata non c’è latifondo, ma piccoli o piccolissimi appezzamenti (castagni, olivi, vigne, orti) coltivati in modo hobbistico in particelle microscopiche, si capisce il costo per i proprietari che non sono certo imprenditori.

Per Cinigiano che già avrebbe dovuto mettersi le mani in tasca anche fino al giorno prima di venerdì, non cambia nulla. Il commento del sindaco Romina Sani è amaro: «Siamo assoggettati all’Imu agricola sia per il 2014 che per il 2015. Per noi, dopo l’ultimo Consiglio dei ministri, non cambia una virgola».

Il sindaco critica fortemente «l’ ulteriore taglio del governo, che per Cinigiano è di 208 mila euro. Sono tentata di lanciare la provocazione di deliberare aliquota a zero per il 2015 - dice - e per 2014 saremo condannati ad applicare la tassa al 7, 6 di sicuro. Per fortuna, salvi i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionisti. Vorrei proporre al Governo di togliere tutti i trasferimenti statali e di lasciare al Comune il gettito dei tributi locali e lo inviterei a procedere velocemente alla riforma catasto. Fino ad allora, applicare direttamente tali tasse. E faccio un’ultima domanda provocatoria: anche se nel ‘52 Cinigiano non era nell’elenco dei comuni montani, nel 2015 fa parte dell’ Unione dei Comuni Montani Amiata Grossetana. Ragioniamo, dunque, nell’ottica di area».

Per Castel del Piano il discorso è ancora diverso: fino a venerdì dormiva fra due guanciali. Adesso, essendo parzialmente montano, paga l’Imu chi non è coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionista. Praticamente pagano quasi tutti, meno Montenero d’Orcia. Ma poiché Castel del Piano si trovava nella lista dei “miracolati” fino a venerdì, ecco che paga solo il 2015 e non il 2014. E c’è di più. Anche se si attendono chiarimenti in proposito, sembra certo che l’Imu la debbano pagare anche i proprietari di terreni incolti o che hanno affittato a coltivatori diretti. Non ci si salva in nessun modo. Claudio Franci, sindaco di Castel del Piano, commenta: «Incredibile. Non siamo montani noi e è montano Monte Argentario o anche Amalfi. Va bene. Le nostre piccolissime proprietà pagheranno. Pagheranno quelli che non ci guadagnano un euro e fanno manutenzione del territorio. Ma dovremo pagare. Lunedì faremo un incontro per individuare le procedure per il pagamento. La scadenza è il 10 febbraio».

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