Attenzione
Processo Costa Concordia, quei trentadue racconti di morte: le testimonianze dei sopravvissuti
Concordia, la Procura ha dettagliato il ritrovamento dei corpi. «Tutti deceduti per annegamento, non per effetto dell’urto»
GROSSETO. La notizia è che le richieste di condanna slittano nel tempo. Era stato preventivato che poteva essere venerdì 23 il giorno. Ma la Procura non ha ancora terminato la fase di diritto: lo farà lunedì, con il sostituto procuratore Stefano Pizza (foto Bf) che ha chiuso l’udienza di mercoledì 23 e che ha annunciato che parlerà per un’ora; poi toccherà al sostituto Maria Navarro, con un periodo di tempo di durata similare, presentare il “conto” che l’accusa ritiene adeguato alle responsabilità di Schettino (ieri nervoso al’uscita dal teatro), così come emerse da un anno e mezzo di udienza.
Mentre gli interventi di parte civile (47 - il legale di Domnica Cermotan parlerà per ultimo) e responsabile civile saranno obbligatoriamente racchiusi nella settimana prossima, slittano le arringhe dei difensori del comandante: Pepe e Laino parleranno il 5 e il 6 febbraio e non il 29 e 30 gennaio. E non è finita: le eventuali (ma scontate) repliche si svolgeranno il 9 febbraio. E questa sarà davvero la data in cui tutto sarà chiuso e in cui il collegio si ritirerà per emettere la sentenza.
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La Procura non ha ancora finito di illustrare le sue ragioni e verosimilmente non è ancora terminato il fuoco di fila nei confronti dell’imputato: e non solo perché manca la richiesta di condanna. La seconda parte dell’udienza di ieri - la 60ª - si era invece svolta senza che vi siano stati particolari affondi diretti. E il motivo è facilmente comprensibile: si è parlato delle 32 vittime del naufragio. Il sostituto procuratore Stefano Pizza ha impiegato tre ore per descrivere, minuziosamente e citando passaggi di vari verbali - con un tono di voce pacato e con l’illuminazione della sala del Moderno abbassata per consentire la visione delle slide proiettate - chi erano i naufraghi morti, chi era vicino a loro o chi li aveva visti per ultimi, dove sono stati ritrovati i loro corpi, quali le cause di morte. E ha sollevato particolare impressione la proiezione di tre video girati dai sub che hanno proceduto al ritrovamento delle salme: soprattutto quello in cui si vedono i piedini di Dayana Arlotti, 5 anni, che galleggiava vicino al padre e a una coppia di giovani francesi, nel vano della tromba di uno degli ascensori. L’obiettivo impietoso - ma secondo la Procura indispensabile ai fini della documentazione - si è poi soffermato sui resti poi attribuiti a Russel Rebello, trovati solo a Genova sotto un cumulo di mobili rovesciati; in precedenza erano stati mostrati altri cadaveri, tenuti pressati contro il soffitto dal giubbotto di salvagente indossato. C’è chi ha preferito voltare lo sguardo altrove. Non Schettino.
Pizza ha riepilogato il lavoro svolto tra gennaio e febbraio 2012 da vari corpi e da vari medici legali. Furono tre corpi recuperati in mare, 13 (tra cui la piccola Dayana) in un locale interno al ponte 4, 5 all'esterno dello stesso ponte, altri 5 in un differente ambiente della Concordia e gli ultimi sei (come avvenuto per Russel Rebello) in luoghi diversi. Il gruppo più numeroso quello dei tedeschi (12), seguito da quello degli italiani (7) e da quello dei francesi (6). Diciotto gli ultrasessantenni, dunque quelli maggiormente bisognosi di aiuto, così come la bambina, la più piccola dei 32. Tre corpi furono trovati quella stessa notte, gli altri nei giorni successivi.
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«Tutti morti per annegamento e non per gli effetti dell'urto con lo scoglio». Solo in un caso, sono intervenuti sia l'annegamento sia un trauma. Quei racconti, ha aggiunto Pizza, servono alla Procura anche a dimostrare ancora una volta la situazione di caos e di abbandono lamentata da chi era a bordo e non aveva ricevuto assistenza né informazioni adeguate alla reale portata dei fatti.
E molti di quei cadaveri facevano parte di quella catena umana che era stata formata per cercare di attraversare il corridoio per passare da una parte all'altra della nave, tentativo che era stato interrotto dal ribaltamento definitivo della nave, quando i corridoi erano diventati pozzi. Una catena che procedeva con grande difficoltà, a causa dell'inclinazione della nave. Un «serpente» che cercava la salvezza che non fu privilegio di tutti.
ECCO LE TESTIMONIANZE DEI SOPRAVVISSUTI
Ci hanno radunati in chiesa. Ho cercato mio marito e non c’era
Appena in mare mi sono sentita risucchiata dalla nave. Mi sono spinta con i piedi, appoggiandomi alla nave e sono riuscita ad allontanarmi. In quel momento ho perso il contatto con mio marito Francis Servel. Ho nuotato per cinque minuti e sono arrivata alle rocce con un altro signore. Ho poi cominciato a camminare sulle rocce per 45 minuti e sono arrivata in un villaggio. Lì ho incontrato gli altri naufraghi. Ci hanno radunati in una chiesa. Ho cercato mio marito inutilmente. Non l’ho più visto.
Aggrappato al passamano ho perso di vista mio padre
Nella mia posizione, aggrappato al passamano del corridoio, cercavo di proteggermi dalle persone che in preda al panico cercavano di aggrapparsi a tutto ciò che poteva compreso a me, proprio in quel momento ho perso il contatto con mio padre Giovanni, non ho visto dove sia andato a finire, non ho visto più neanche quello dell’equipaggio che lo sosteneva.
Mia cognata Maria era sul ponte poi si è gettata ed è scomparsa
L'ultima volta che ho visto mia cognata Maria D’Introno è stato quando eravamo sul ponte 4 lato destro della nave, poco prima di entrare in acqua. Erano le undici e quaranta o la mezzanotte e quaranta, non ricordo con precisione, perché il mio orologio si è fermato a contatto con l’acqua. Di fatto l’ho vista quando era sulla piattaforma delle scialuppe con mio fratello, proprio dietro al braccio che movimenta le scialuppe. Mentre io e gli altri siamo rimasti bloccati dietro la ringhiera. Forse proprio quel braccio ha diviso le mani di mio fratello e della moglie quando si sono gettati.
Ci siamo aggrappate ma forse la mia amcia è caduta
Da metà della nave ci siamo, all’inizio, arrampicate per un breve pezzo lungo la impavesata, ma poi ci siamo fatte scivolare contro la murata, dato che la nave era già inclinata troppo. Lungo la murata siamo andate all’entrata del ponte 4, che si trova circa sotto la ciminiera. Dato che in quel posto non c’era un corrimano, ci hanno aiutato dei membri dell’equipaggio a raggiungere l’interno della nave: ci siamo aggrappate a loro. In quel punto ho visto anche la mia amica per l’ultima volta. Posso dire che la mia amica Gabriele Maria Grube si trovava immediatamente dietro a me, sono stata trascinata in quell’entrata. Penso che anche la mia amica mi abbia seguito. Poi dovrebbe però, come ho già dichiarato, essere caduta o aver perso il senso dell’orientamento, in ogni caso sull’altro lato della nave, laddove sono uscita di fronte [cioè sul lato dritto], non l’ho più vista.
Ancora oggi mi chiedo se avessi potuto fare di più
Posso stimare l’orario preciso, perché so che a mezzanotte e mezza sono andato in acqua e l'orologio si è fermato. L’orologio che si è fermato lì lo conserverò anche in futuro, come ricordo di questa giornata ricca di avvenimenti. Ancora oggi mi preoccupo e mi chiedo se avessi potuto aiutare di più la mia compagna Inge Schall. Ma a quel punto era semplicemente impossibile. Se lo deve immaginare così, che mi trovavo già immerso nell’acqua fino alle spalle e continuavo a cercare di tirare e trascinare.
Appoggiati alla parete la gente ci urtava e ci schiacciava
Ricordo che siamo rimasti appoggiati alla parete fino oltre la mezzanotte e la gente correva passandoci davanti per raggiungere la poppa, ci urtava e ci schiacciava, c'era gente che cadeva a terra e altri che spingevano e correvano impazziti per raggiungere le poche scialuppe disponibili. Molte scialuppe infatti avevano avuto difficoltà nella discesa a causa della forte pendenza, si sentivano le urla delle persone che erano in preda al terrore a causa delle difficili manovre di discesa con le scialuppe.
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