Il Tirreno

Grosseto

Lotta ai predatori: «Pronto, c’è il lupo?»

di Fiora Bonelli
Lotta ai predatori: «Pronto, c’è il lupo?»

Malumori tra gli allevatori per le interviste telefoniche di Ibriwolf. La Provincia: «Ne testiamo il grado di conoscenza»

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GROSSETO. «Pronto, c’è il lupo?». Le interviste telefoniche ai pastori fatte seguendo le linee di azione del progetto Ibriwolf, spesso fanno inviperire i pastori. Per lo meno alcuni di quelli che fino ad ora sono stati sentiti dagli operatori del progetto che fanno il loro lavoro di indagine e sottopongono agli allevatori un questionario apposito, non riescono a capacitarsi se è uno scherzo o è vero.

A quello che riferiscono i pastori, infatti, le domande sono, appunto, del tipo: «Ci sono lupi costì? O ibridi? O cani predatori? Che ne pensa del mantenimento dei cani nei canili?».

Giacomo Franceschelli, allevatore che un giorno sì e un altro pure subisce aggressioni di predatori nei suoi ovili di Monte Labro e Roccalbegna, sbotta: «Mi sono mantenuto calmo ma ho risposto proprio come me la sentivo. Ho detto che eccome se ci sono lupi e ibridi e cani inselvatichiti. Un miscuglio impressionante di predatori che da ottobre ad ora mi hanno falcidiato 25- 30 pecore. Le ultime, di recente, nemmeno le ho cercate. I resti sparsi qua e là chissà dove mi fanno pena e poi perdo tempo. Ho da lavorare io. I canili? I cani li deve mantenere qualcun altro, non io. Mica sono miei i cani e nemmeno i lupi né gli ibridi. Animali che non c’erano e che qualcuno ha fatto rigogliosamente riprodurre. Io mantengo lupi e ibridi con le mie pecore e anche i cani coi soldi pubblici che provengono anche dalle mie tasse. Mi sono stufato. Queste cose gliele ho dette all’intervistatrice, sono anche registrate».

Franceschelli, comunque, specifica fino in fondo che sì, lì da lui i lupi ce ne sono, che non ha guadagni di alcun tipo e per questo avverte di non aver pagato le tasse quest’anno. «Non ce la faccio. O pago il mutuo alla banca o le tasse. Lo Stato – dice – mi deve un sacco di soldi, perché io mantengo i suoi lupi con le mie pecore. Di risarcimento, quei miseri 300.000 euro della Regione, arriveranno le briciole. Allora io non pago le tasse perché non ce la faccio. Mi toglieranno il podere, così, poi, verranno loro a governare i predatori».

Ma il pastore di Monte Labro ha il dente avvelenato anche per un’altra questione: «Vogliono farci cambiare mestiere – spiega – e farci allevare al posto delle pecore, le vacche. O farci trasformare le nostre aziende in serre. Questo ho capito dalle ultime riunioni. In sintesi, per salvare il lupo, si elimina la pecora. Ma il lupo mangia pure i vitelli, come si sa». Soluzione? «Non ce n’è, fin quando sarà in vigore questo sistema» chiude Franceschelli.

Per capire, comunque, il perché di questa indagine telefonica, abbiamo sentito i responsabili provincia di Grosseto capofila progetto Ibriwolf. «Uno degli obiettivi del progetto era aumentare nel pubblico la consapevolezza della minaccia rappresentata dagli ibridi e dai cani vaganti, per i lupi e per la fauna in genere. Così come sono state proposte delle interviste all’inizio del progetto, per verificare il livello di conoscenza della popolazione, ora si stanno realizzando delle ulteriori interviste per verificare se sia aumentato. Essendo gli allevatori sia cittadini che specifici portatori di interesse, anche alcuni di loro sono tra gli intervistati. Oggi la popolazione sa che: gli attacchi vengono da parte di canidi, e non più esclusivamente o genericamente da lupi. Si è infatti portata a conoscenza la popolazione che una predazione può avvenire a causa di cani randagi o inselvatichiti, di lupi, o di ibridi; che gli ibridi, pericoloso incrocio tra un cane e un lupo, esistono, si muovono sul territorio e sono spesso fonte di aggressione ai danni dei greggi; che il randagismo è un problema: randagi o cani inselvatichiti, infatti, incrociandosi coi lupi, aumentano il numero dei predatori e causano danni irrimediabili al patrimonio genetico del lupo. I questionari sono stati realizzati considerando il grado di conoscenza dei predatori testato all’inizio del progetto, non essendo mai stato fatto un intervento di questo tipo nel territorio provinciale».

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