Leopizzi: «Il primo processo 2.0 Mai così tante fonti insieme»
GROSSETO. Aveva previsto di parlare per 6 ore: gliene sono servite 11. Comprensibile, visto che Alessandro Leopizzi (foto Bf) ha elencato nei dettagli tutto quanto era avvenuto sulla Costa Concordia...
GROSSETO. Aveva previsto di parlare per 6 ore: gliene sono servite 11. Comprensibile, visto che Alessandro Leopizzi (foto Bf) ha elencato nei dettagli tutto quanto era avvenuto sulla Costa Concordia il 13 gennaio 2012. Una ricostruzione minuziosa, come ha detto il collega Stefano Pizza che lo ha seguito, contro la quale «si sono infrante le speranze» eventualmente residue (a discarico dell'imputato) visto che dal materiale raccolto l'unico dato che è a suo giudizio emerso «sono le molte bugie di Schettino».
E se l'esposizione-fiume ha richiesto tutto questo tempo è anche e soprattutto perché è stata accompagnata dalla proiezione di video e slide e dall'ascolto di audio. Uno strumento indispensabile per far capire meglio ciò che era successo. «Questo - ha detto il pm - è il primo processo 2.0 perché mai così tante persone hanno contribuito a rappresentare il dolore e la tragedia». Tutto esposto per documenti, sottolinea: il "film" di quanto avvenutoa bordo è stato ricostruito dalla Procura mediante «scatola nera, foto, video, audio provenienti dalle fonti più disparate nonché, con tutti i suoi limiti, da internet».
Nel secondo giorno Leopizzi parte dalle 22.24 e dalla situazione che il comandante Francesco Schettino doveva conoscere a quell'ora: e cioè gli allagamenti dei compartimenti, addirittura quattro: una tragedia, di cui il comandante non avrebbe messo a parte nessuno dei suoi collaboratori. Su quella nave «4.200 storie di disperazione e di lutto» di coloro che erano a bordo. Perché c'era «un fiume di gente accalcata come sardine», come raccontato da uno dei passeggeri, e «carrozzine con disabili rovesciate». E donne che si erano calati i pantaloni nella calca per fare la pipì e che vedendo quella scena aveva vomitato; e c'era chi aveva chiesto scusa se se l'era fatta sotto. «La notte delle streghe», la definisce il pm.
«La procedura di abbandono nave non è mai stata applicata: ci fu solo, per colpa del nostro imputato, un 'si salvi chi può'». Schettino non si occupa dei passeggeri ma a sé pensa, visto che «si è coperto con il giubbotto, con Domnica nel gradito ruolo di guardarobiera». E poi «l'abbandono della nave disciplinato da Schettino è il caos», secondo Leopizzi. E Schettino va a destra, «nel punto più facile per scappare dalla Concordia: non dovrebbe restare per ultimo sulla nave?». Invece alle 0,40 era già a terra: e a quell’ora c’erano i parenti di Maria D’Introno, morta dopo essersi gettata in mare, che al ponte 3 attendevano ancora di essere soccorsi. Quando Gregorio De Falco chiamò Schettino una prima volta per chiedere informazioni, il comandante «stava inventando, non era lucido». Alle 0.42, dopo un quarto d'ora, De Falco lo richiamò ma Schettino non si era informato.(p.s.)
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