Attenzione
Il virus online a luci rosse miete vittime a Grosseto
Massimo Frescucci, ex presidente Fimar, “posta” a sua insaputa un video porno. Taggati politici e sindaci, lui si rivolge alla polizia: «Rovinata la mia reputazione»
GROSSETO. Stupore, irritazione, indignazione. «Quello che mi è successo è allucinante» sbotta un insospettabile grossetano vittima di un virus informatico dai contenuti bollenti. È Massimo Frescucci, ex numero uno di Cia ed ex presidente della Fimar. In questi giorni dal suo profilo Facebook è partito un video che non ha mai spedito. Un uomo e una donna stesi a letto in una sequenza di fuoco. Il video risulta postato da lui; taggati una quarantina di grossetani tra cui sindaci, onorevoli e politici che si sono visti sparare in bacheca il filmino porno con nome e cognome di lui, Frescucci, bene in vista. Si va dall’onorevole Luca Sani alla segretaria provinciale del Pd Barbara Pinzuti, dal sindaco di Santa Fiora Federico Balocchi a molti altri. Nel generale stupore «io non ne sapevo niente», scuote la testa il diretto interessato che, tartassato di telefonate da mezza città, smentisce di aver mai postato niente e spiega di essersi è rivolto a polizia e carabinieri. Stessa storia è successa a Montecatini (protagonisti il sindaco Giuseppe Bellandi e il presidente del consiglio comunale Andrea Rastelli), e a Pontedera (Pierluigi Macchioni Gotti, una delle anime della mensa dei poveri e della Misericordia).
Cosa succede, Frescucci?
«Era sabato sera, sono andato a letto alle dieci. Ho acceso il cellulare per guardare Facebook e mi arriva un messaggio di un amico che mi dice. Massimo, ma che succede? Fammi guardare, gli dico. E scopro che a nome mio è stato mandato il video porno attraverso il sistema dei taggamenti a tutti gli amici che avrete trovato nell’elenco. Sono rimasto esterrefatto anche perché non ho mai fatto niente del genere e sinceramente ho via via ricoperto ruoli importanti. Ne va della mia credibilità. Sono stato presidente della Cia di grosseto fino al 2000, ho avuto un incarico nazionale dal 2000 al 2006 come presidente della Uiaproc (unione associazione produttori ovicaprini italiani), sono stato presidente della Fimar dal 1998 al 2003 e ora ho comprato l'edicola dell’ospedale che gestisco da oltre un anno. Sono anche amministratore unico di Ddm experience, cooperativa che fa promozione e comunicazione. Insomma, i grossetani mi conoscono come persona seria e onesta».
Cos’ha fatto allora?
«Ho comunicato la cosa a Facebook: mi è stato consigliata di cambiare subito la password e per ora infatti non sono avvenuti altri casi. Per prima cosa comunque ho chiamato polizia e carabinieri. Mi hanno detto di fare denuncia alla Postale. Poi però non è successo più niente: dopo le modifiche su Fb, visto che le acque si sono calmate mi sono fermato. Per ora».
Reazioni tra i destinatari del filmino?
«Sani, Balocchi, Pinzuti, Valentini: c’era una fila mostruosa di taggati in quel post. Sinceramente quando è successo non mi sono nemmeno messo a spulciare i nomi, ho cercato di annullare tutto, ma erano circa 40 persone. Compresa mia moglie tra l’altro: eravamo appena andati a letto, non ho fatto in tempo ad avvisarla che il filmino è arrivato anche a lei. Un caos».
Ha parlato con tutti?
«Ho chiamato diversa gente, le varie personalità politiche. Ho cercato di informare tutti, la prima cosa è stata scrivere sul mio profilo che mi ero rivolto alle forze dell’ordine e che avrei fatto la denuncia alla postale. Altri mi hanno contattato loro stessi: pure qui ho spiegato ciò che stava avvenendo, cioè un’azione spuria».
È successo anche in altre parti della Toscana. Montecatini e Pontedera. Ha letto?
«Sì, lo so. Un’azione spregevole che fanno gli hacker per sputtanare le persone, com’è successo al sindaco di Montecatini».
Sa se il video è lo stesso?
«Ah, non ho la minima idea. Non l’ho guardato: se lo apri lo replichi. Alcuni amici mi hanno sospeso dall’amicizia onde evitare il rischio di propagare il virus. Allucinante».
Crede di essere una vittima casuale o cosa?
«Sinceramente non so: certo colpisce che siano taggate persone di livello che hanno anche contatti o amicizie di partito».
È turbato?
«Sì, molto, perché sono sempre stato una persona credibile e seria: la cosa mi ha fatto sudare freddo. E sono esterrefatto perché questi sistemi possono mettere in cattiva luce chi non lo merita affatto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
