Sicurezza
«Una lunga serie di menzogne Schettino come un pugile suonato»
Il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi apre la dura requisitoria contro il comandante «Colpe, errori, rotta suicida. E l’impatto sarebbe avvenuto anche senza gli errori del timoniere»
GROSSETO. È stato tanto sferzante nella requisitoria quanto caustica era stata la richiesta di rinvio a giudizio. Se già lì la Procura aveva usato termini particolarmente forti, ieri il pm Alessandro Leopizzi non è stato certamente tenero con Francesco Schettino. Come se il dibattimento avesse spostato di poco la visione dei magistrati di via Monterosa sul comandante.
E del resto forse è proprio così. Tutto quanto avvenuto in questo anno e mezzo di dibattimento, in 59 udienze, raccolto in 80 faldoni per oltre 52mila pagine, ha caso mai rafforzato nella Procura il convincimento che Schettino abbia sbagliato. E di grosso. E che abbia raccontato bugie. E tante. E volontariamente. E che la responsabilità sia principalmente sua.
«Menzogne paradossali, ripetute». Quello a cui l'imputato si è sottoposto è stato «un interrogatorio grottesco», con continui dietro front, sostiene Leopizzi. E poiché «la Concordia non era una bagnarola» ma un gioiello della nautica dotato di apparati di prim'ordine, ciò che è avvenuto il 13 gennaio 2012 è da attribuire al «fattore umano« e a nient'altro. E guai anche a chi dice che Costa Crociere è «scappata indenne», perché – argomenta ancora il pm – ha pagato per le sue responsabilità così come gli altri coimputati che hanno scelto di patteggiare.
Chiara l'attitudine di Schettino a nascondere la verità, secondo la Procura, anche sulla base della "pagella" che tempo addietro l'ex comandante Mario Terenzio Palombo aveva compilato su di lui. E su quella valutazione negativa il pm insiste a più riprese nelle 8 ore di intervento, non esaustivo perché si ferma a poco dopo le 22 del 13 gennaio 2012. La deviazione della rotta fu fatta passare sotto silenzio all'armatore e Schettino mente, sostiene Leopizzi, perché il cartografo Simone Canessa lo ha smentito, quando il comandante dice che non sapeva delle Scole.
Il passaggio di consegne di Ambrosio avrebbe dovuto essere annotato sul giornale di bordo: fu «deficitario e irrituale». Schettino che «dà un'occhiata fugace alla schermata, prende un granchio, compie un errore marchiano». Quando Schettino dice, adesso, che non sapeva dove era si attribuisce, ancora secondo il pm, «una colpa specifica da far rabbrividire». La spiegazione di Schettino «non solo è falsa ma anche indecorosa».
«Quando disse al gip che aveva fatto un errore è una confessione - argomenta Leopizzi - Schettino vuole passare molto vicino al porto, è pienamente consapevole, è da 8 minuti davanti al radar, si sta inventando una rotta». Il pm parla di una rotta «suicida», imprudente perché avrebbe potuto travolgere piccole imbarcazioni da pesca, di un’attività «che dire parossistica è poco» visto che il comandante dà 6 ordini in 32”. Schettino non sapeva dove aveva urtato e lo si capisce dalle sue dichiarazioni. E poi l’impatto «sarebbe avvenuto anche senza gli errori del timoniere Rusli Bin. Sono tutti d'accordo. Non è possibile dire quali sarebbero state le conseguenze in caso contrario, perché troppe sarebbero le variabili che uno studioso serio dovrebbe considerare». E se l’avvicinamento era stato una «spacconata», la gestione dell’emergenza dopo l’urto era stata «titubante, vigliacca, irrispettosa di ogni regola formale e di ogni spunto di buon senso. L'unico scopo era mettere in sicurezza la nave per mettersi in buona luce di fronte alla compagnia cui aveva causato un danno colossale».
L’allarme falla andava dato già alle 22, per rispetto della sicurezza delle persone e di chi si era svegliato con l’acqua ai piedi del letto. Non bisognava perdere tempo con una nave senza propulsione e con l’acqua dentro; e invece Schettino vuole dare fondo alle ancore; e invece fa dire agli altoparlanti che si tratta solo di un blackout («un annuncio quasi irridente, anche per l'equipaggio»); e invece accampa delle «scuse pietose» e gioca allo scaricabarile quando telefona a Ferrarini e gli dice che è stata colpa di Palombo; e invece gioca con la pelle delle 4mila persone a bordo; e invece pensa all’assestment. «Come un pugile suonato, non si capisce se è lucido o no. E rifila «una nuova serie di menzogne anche alla capitaneria di Livorno».
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