Il Tirreno

Grosseto

COMITATO DEL NO

«Un’esperienza fallimentare, ripensare il ciclo dei rifiuti»

SCARLINO. «Adesso i politici locali abbandonino definitivamente quest'esperienza fallimentare e ripensino il ciclo dei rifiuti». Non esultano, ma neppure tacciono la grande soddisfazione. Sanno bene...

3 MINUTI DI LETTURA





SCARLINO. «Adesso i politici locali abbandonino definitivamente quest'esperienza fallimentare e ripensino il ciclo dei rifiuti». Non esultano, ma neppure tacciono la grande soddisfazione. Sanno bene che la loro battaglia non si è conclusa due giorni fa, ma che si andrà avanti ancora per molto tempo. Il comitato per il No all'inceneritore di Scarlino dal 1996 combatte contro l'impianto della piana scarlinese: protagonista di ogni battaglia legale, di ogni manifestazione, di ogni indagine, che ha visto al centro l'azienda scarlinese, ha preferito attendere due giorni per dire la sua sulla sentenza del Consiglio di Stato, che ha annullato le autorizzazioni provinciali, facendo chiudere l'impianto.

Ha fatto parlare la politica, ha lasciato agli altri le pagine della cronaca, perché cosciente che la decisione dei giudici ha sollevato questioni molto delicate, tra responsabilità e problemi occupazionali. Alla fine anche il gruppo guidato dal presidente Mario Monciatti però ha espresso le sue riflessioni sulla sentenza e lo ha fatto nella “casa” del comitato, lo studio del compianto avvocato follonichese Franco Zuccaro, attore principale della lotta contro l'impianto, scomparso solo pochi mesi fa. A lui è andato il grazie più sentito, per un risultato atteso sì, ma non così scontato. «Questa è la terza sentenza che ci dà ragione – ha dichiarato Monciatti – confermando la fondatezza delle nostre tesi: i punti evidenziati dai giudici sono sempre gli stessi, sono mancati uno studio preciso sull'ambiente e una analisi epidemiologica. Abbiamo letto i commenti dei politici e francamente ce li aspettavamo: l'ex presidente della Provincia, Leonardo Marras, ha utilizzato le stesse parole di sempre, difendendo i suoi uffici e dicendo che hanno lavorato con rigore, quindi per lui i giudici non sono stati rigorosi? L'onorevole Luca Sani invece continua a parlare di percorsi amministrativi, forse non avendo compreso bene la sentenza dove si parla di leggi non rispettate. Il segretario provinciale del Pd, Barbara Pinzuti parla di una linea netta tracciata dalla sentenza: ma forse non era meglio osservare prima quella linea e non sorpassarla? Si legge nella politica un disorientamento, un balbettio, mentre la gente aspetta la concretezza dei fatti basati sull'interesse della comunità».

Dal comitato suggeriscono ai politici di prendere atto dell'errore commesso, di abbandonare definitivamente questa esperienza e andare incontro a una nuova gestione dei rifiuti, di dare il via alle bonifiche e di tutelare i lavoratori. «La smettano di usare gli operai come scudi, per difendere se stessi», ha sottolineato il presidente. Gli avvocati Sandro e Sergio Nunzi hanno poi spiegato la sentenza. «E' molto semplice – hanno detto – i giudici hanno deciso che l'interesse per la salute pubblica sia più importante di quello aziendale, l'impianto va chiuso e per riaprilo serve uno studio epidemiologico pubblico. Ho letto che l'azienda pensa di ricorrere in Cassazione, potrebbe farlo per presunto difetto di giurisdizione o competenza. Potrebbe anche chiedere una sospensiva sulla decisione presa: sappiamo che non è finita qui, che ci saranno altri risvolti nella vicenda».

Paola Villani

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa