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Trentadue morti, il tragico bilancio del naufragio di nuovo nell'aula di giustizia
La Procura spiega perché Schettino deve essere ritenuto colpevole anche di omicidio colposo. Proiettati i video dei ritrovamenti dei cadaveri
GROSSETO. E' stato il giorno della rievocazione delle 32 vittime della Concordia. Del racconto delle loro ultime ore, del ritrovamento dei loro corpi: fuori dalla nave, come Francis Servel, spirato sull'imbarcazione dei soccorritori, o dentro la nave, magari a diversi giorni, se non mesi come Maria Grazia Trecarichi e più recentemente Russel Terence Rebello. Una rievocazione a fini processuali, dopo le celebrazioni che anche in questo terzo anniversario hanno coinvolto l'Isola del Giglio. Quando il pm Alessandro Leopizzi ha terminato la sua parte di requisitoria nei confronti di Francesco Schettino che è imputato anche di omicidio colposo plurimo, è stato il collega Stefano Pizza (di turno la notte del 13 gennaio 2012) a esporre la parte più dolorosa dell'inchiesta. Dolorosissima specie quando si tratta di parlare di una bambina come Dayana. Quattro ore il tempo stimato dal secondo sostituto per il suo lavoro. Pizza terminerà lunedì: poi sarà la volta del sostituto procuratore Maria Navarro, che chiuderà la requisitoria con la richiesta di condanna.
Ecco chi sono le persone decedute nel naufragio: Dayana Arlotti, Williams Arlotti, Elisabeth Bauer, Michael Blemand, Tomas Alberto, Costilla Mendoza, Maria D'Introno, Sandor Feher, Horst Galle, Christina Mathilde Ganz, Norbert Josef Ganz, Giuseppe Girolamo, Jeanne Yvonne Gregoire, Pierre Andre Emile Gregoire, Gabriele Maria Grube, Guillermo Gual Buades, Barbara Ann Heil, Gerald Frank Heil, Egon Martin Hoer, Mylene Lisiane Marie Therese Litzler, Giovanni Masia, Jean Pierre Micheaud, Margarethe Neth, Russel Terence Rebello, Inge Schall, Johanna Margrit Schroeter, Francis Servel, Erika Fani Soria Molina, Siglinde Stumpf, Maria Grazia Trecarichi, Luisa Antonia Virzì, Brunhild Werp e Josef Werp
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Ore 19. Slittano le arringhe. Il collegio torna in aula e annuncia che la prossima settimana sarà dedicata tutta alle parti civili e al responsabile civile. Gli avvocati difensori di Schettino parleranno quindi il 5 e il 6 febbraio (in quest'ultima data a oltranza "anche fino a mezzanotte" annuncia Puliatti), invece che dal 29 gennaio. Le repliche sono previste per il 9 febbraio. E poi la sentenza.
Ore 18.50 Calendario da aggiornare. Il dottor Pizza termina l'esposizione sul ritrovamento dei 32 corpi. Il presidente si informa sullo stato dei lavori, per organizzare lo svolgimento delle prossime udienze. Pizza dovrà parlare ancora un'ora sugli aspetti giuridici, Navarro altrettanto per le richieste. Puliatti aggiorna l'udienza a lunedì per le conclusioni dell'accusa. Poi sarà dato il via alle parti civili. Ma il calendario è da rifare perché i tempi sono variati e così, su richiesta di alcuni legali, il collegio si ritira per decidere.
Ore 17.00 Trentadue racconti di morte. Prima della pausa, il pm è arrivato a descrivere le ultime ore di vita di sedici delle 32 vittime. Di ciascuna, elenca le generalità, le modalità e i luoghi in cui la salma è stata trovata, le cause di morte. E, se possibile, anche il racconto di chi aveva visto i passeggeri per l'ultima volta. Quei racconti servono alla Procura anche a dimostrare la situazione di caos e di abbandono lamentata da chi era a bordo e non aveva ricevuto assistenza né informazioni adeguate alla reale portata dei fatti. Per ogni persona deceduta, il pm ha preparato una scheda riassuntiva. E molti di quei cadaveri facevano parte di quella catena umana che era stata formata per cercare di attraversare il corridoio per passare da una parte all'altra della nave, tentativo che era stato interrotto dal ribaltamento definitivo della nave, quando i corridoi erano diventati pozzi. Una catena che procedeva con grande difficoltà, a causa dell'inclinazione della nave.
Ore 16.15. Il video con i cadaveri. Immagini forti quelle fatte proiettare al teatro del magistrato. Un video mostra la scena del ritrovamento di alcuni corpi, all'interno della tromba di un locale ascensore. La telecamera inquadra i cadaveri illuminati dalle torce, tutti proiettati verso il soffitto del locale per effetto del galleggiamento indotto dal giubbotto di salvataggio indossato. Più tardi ne viene proiettato anche uno in cui si vede il corpo della piccola Dayana, insieme al padre e a due giovani francesi, tutti in un unico vano ascensore. C'è anche quello del ritrovamento dei resti di Russel Rebello, sotto il mobilio della camera della Concordia stravolta dal ribaltamento e portata a Genova per lo smantellamento.
Ore 15.45. "Tutti morti per annegamento". Prende la parola il sostituto procuratore Stefano Pizza, cui spetta parlare dei 32 morti della Concordia. Tre corpi recuperati in mare, 13 (tra cui la piccola Dayana) in un locale interno al ponte 4, 5 all'esterno dello stesso ponte, altri 5 in un differente ambiente della Concordia e gli ultimi sei (come Russel Rebello) in luoghi diversi. Il gruppo più numeroso quello dei tedeschi (12), seguito da quello degli italiani (7) e da quello dei francesi (6). Diciotto gli ultrasessantenni, dunque quelli maggiormente bisognosi di aiuto, così come la bambina di 6 anni, la più piccola dei 32. Tre corpi furono trovati quella stessa notte, gli altri nei giorni successivi. "Tutti morti per annegamento e non per gli effetti dell'urto con lo scoglio". Solo in un caso, sono intervenuti sia l'annegamento sia un trauma.
14.15. "Il primo processo 2.0". Il pm chiude la sua lunga parte di requisitoria (7 ore il giorno precedente, 4 stavolta - 11 in tutto) dichiarando che tutto quanto esposto "è provato con poche prove orali: sono tutti documenti". C'è, come dicono gli americani, "la pistola fumante". Il "film" di quanto avvenuto a bordo è stato ricostruito dalla Procura mediante "scatola nera, foto, video, audio provenienti dalle fonti più disparate nonché, con tutti i suoi limiti, da internet. Possiamo dire che questo è il primo processo 2.0, perché mai così tante persone hanno contribuito a rappresentare il dolore e la tragedia". Il presidente aggiorna l'udienza a dopo la pausa pranzo.
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14.00 "Salga a bordo, c..." Quando Gregorio De Falco chiamò al telefono Schettino una prima volta per chiedere informazioni, il comandante "stava inventando, non era lucido. Gli viene chiesto quante persone c'erano a bordo e lui, invece di chiedere informazioni, parla con Ferrarini. Non chiede nessuna informazione, non si cura di sapere dove erano i suoi collaboratori e così' per un'ora. Alle 0.42, dopo un quarto d'ora, De Falco lo richiama e Schettino dice che sembra ci siano un centinaio di persone". E' chiaro che il responsabile della sala operativa della capitaneria non fosse soddisfatto ed è chiaro, sempre secondo l'accusa, che De Falco usi termini forti per svegliare il comandante: "La gente muore e Schettino non si vergogna a dire che sta coordinando" mentre è lì fermo sullo scoglio, nella parte più oscura, dalla quale nemmeno vedeva le biscaggine e le persone che vi si mettevano in salvo. "Non sa nemmeno cosa sta avvenendo dall'altra parte della nave, non sa che si stanno già recuperando i corpi in mare e che sono già saliti a bordo i vigili del fuoco". Poi l'ultima, famosa, telefonata di De Falco a Schettino che lo obbliga a tornare sulla nave: "Salga a bordo, c...", quasi alle 2. Martino Pellegrini, il safety, invece a bordo ci va, salendo dalla biscaggina, dopo che Schettino, tra le 4.11 e le 4.32, dà "una vaga disponibilità" a risalire a bordo.
13.40 "Non fu l'ultimo a lasciare la nave". Schettino scende quando ci sono ancora centinaia di passeggeri abbandonati a sé per almeno mezzora,dice ilpm. E non scende nemmeno come ultimo, perché due suoi ufficiali, Borghero e Iannelli, dicono di essere saliti dopo di lui sulla lancia, dalla quale il comandante scese sugli scogli con le suole asciutte. Lì, alla Gabbianara, tutti aiutavano chi stava cercando di risalire sugli scogli "e lui no". Avrebbe potuto buttarsi in mare e ritornare sulla nave o magari anche con la lancia, insiste Leopizzi. Utilizzando le testimonianze di Bosio, che usa la radio alle 0,25 dopo aver riguadagnato una scialuppa, e di Maria D'Introno, deceduta dopo essersi gettata in mare, i cui familiari dicono di essere rimasti vanamente in attesa dei soccorsi sul ponte 3 a destra fino alle 0,40, il pm ricava il dato che Schettino è sceso dalla nave tra le 0.15 e le 0.20. Quando ancora sulla Concordia c'erano tanti passeggeri.
13.15."Schettino sceglie di andare nel punto più facile per scappare". La ricostruzione del pm è arrivata alle 23.17, quando si è già consumata la presunta combine con Ferrarini, che ha detto di aver respinto la versione di comodo suggerita ("è stato il blackout che ha generato la collisione"). Quando l'unità di crisi della Costa si è riunita da poco e quindi ha un'incidenza nulla sulla gestione dell'emergenza, aggiunte il pm. La plancia è stata abbandonata e Schettino "sceglie di andare a destra, nel punto più facile per scappare dalla Concordia: non dovrebbe restare per ultimo sulla nave?". A sinistra non ci va perché, secondo l'accusa, "chi andava a sinistra non sapeva se avrebbe visto l'alba", visto che la situazione era critica. Di sinistra il comandante non si sarebbe minimanente occupato, nemmeno quando era salito sul ponte 11 per controllare lo sbandamento: "C'è una bolgia dantesca e li non sente niente da sinistra?". Il suo contributo, una volta sul ponte delle scialuppe, è comunque "nullo". Dovrebbe coordinare e invece manda un operaio bulgaro ("una figura mitologica", chiosa il pm) a controllare il lato sinistro, senza che questi riesca a farcela.
12.15 “Il caos a bordo”. “L'abbandono della nave disciplinato da Schettino è il caos”. A questa conclusione, Leopizzi arriva dopo aver analizzato cosa era avvenuto davanti ai cancelli di imbarco sui mezzi di salvataggio. Lì gli addetti non facevano passare nessuno perché non c'erano ordini diversi e perché così era stato loro insegnato di fare durante le esercitazioni. “Serviva la voce del comandante”. Meno male che alcuni ufficiali avevano dato ordini e fatto passare i naufraghi dai cancelli finalmente fatti aprire perché l'abbandono nave non era mai stato dato.
11.40 "Si salvi chi può". L'udienza riprende dopo una sosta di mezz'ora necessaria alla riparazione di un guasto all'apparecchiatura di registrazione. E riprende con il pm che sottolinea i ritardi di Schettino nel prendere decisioni a favore dei passeggeri e dell'equipaggio. Alle 22.31 il comandante chiede il numero di un rimorchiatore (“e Ferrarini è ignaro degli sviluppi”) e finalmente ma solo alle 22,32 viene data l'emergenza generale, ma non per iniziativa di Schettino (“che ne rivendica inutilmente la paternità morale”) ma di Bongiovanni. E comunque “la procedura di abbandono nave non è mai stata applicata: ci fu solo, per colpa del nostro imputato, un 'si salvi chi può'”. Schettino dice che non furono letti gli annunci ai passeggeri in varie lingue perché troppo lunghi: “ma è una pagina, non è Guerra e Pace! E comunque lui aveva temporeggiato per tre quarti d'ora”. Schettino non si occupa dei passeggeri ma a sé pensa, visto che “si è coperto con il giubbotto, con Domnica nel gradito ruolo di guardarobiera”. Con il suo comportamento in questi minuti, sempre secondo la Procura, Schettino "crea i presupposti per la morte di 32 persone".
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10.30. Gente accalcata come sardine: "la notte delle streghe". Il pm Alessandro Leopizzi riprende da dove aveva lasciato il giorno prima, dalle 22.24. Da quando cioò Schettino chiama la capitaneria "confidando" che sta per dare l'abbandono nave ma non mettendo a conoscenza l'equipaggio delle sue intenzioni. Poco dopo arriva la notizia che i compartimenti allagati sono 3, "almeno 3. Un boato di novità". E quando dal comandante di macchina Giuseppe Pilon arriva "il nuovo aggiornamento catastrofico e cioè che i compartimenti allagati sono adesso addirittura quattro, almeno quattro, le informazioni restano tra le orecchie e il cervello di Schettino. Una tragedia", di cui il comandante non avrebbe messo a parte nessuno dei suoi collaboratori. Schettino non dà ancora l'abbandono perché ritiene che sia troppo presto: "ma venti minuti dopo dice che è tardi. E a quell'ora, alle 22,27, ci sono persone che da bordo chiamano i carabinieri a Grosseto" per chiedere informazioni, per reclamare soccorsi. "Schettino non si occupa dei passeggeri". E quelle due telefonate fatte sentire in aula sono soltanto due delle "4.200 storie di disperazione e di lutto" di coloro che erano a bordo. Perché c'era "un fiume di gente accalcata come sardine", come raccontato da uno dei passeggeri, e "carrozzine con disabili rovesciate". E donne che si erano calati i pantaloni nella calca per fare la pipì e che vedendo quella scena aveva vomitato; e c'era chi aveva chiesto scusa se se l'era fatta sotto. "La notte delle streghe"
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