Il Tirreno

Grosseto

«Sversamenti segnalati invano da tempo»

L’associazione la Duna torna all’attacco sul problema degli stoccaggi di fanghi rossi a Montioni

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FOLLONICA. «Chi doveva vigilare sulla cava di Montioni non lo ha fatto, il Comune di Follonica non rinnovi l'accordo con Bandite di Scarlino». La giunta di Andrea Benini, a seguito di una relazione di Arpat, ha intimato all'azienda scarlinese Tioxide, che per un progetto di ripristino ambientale fino a poco fa portava i gessi rossi di scarto nell'area di Montioni, di installare un depuratore per pulire le acque che escono dai cumuli prodotti, perché le stesse andrebbero ad inquinare il territorio circostante.

Questo il fatto in sé, ma forse oggi, come evidenziano dall'associazione ambientalista follonichese La Duna, sarebbe giusto capire come mai nulla sia stato fatto in passato, quando erano già state segnalate delle fuoriuscite di liquidi agli organi competenti.

«Finalmente dopo anni di inattività e passiva accettazione di quello che accadeva, l'amministrazione follonichese si è riappropriata del suo ruolo di indirizzo e controllo – dicono dal gruppo – Rimane da capire perché, in tutti questi anni, chi doveva controllare non ha fatto sentire la sua voce e tutte le volte abbiamo dovuto aspettare allarmi, denunce ed esposti degli ambientalisti per intervenire. E' successo nel 2013, è successo nel 2015. Stessi fenomeni, stessi posti e stessi attori».

Non solo: quello che oggi preme a chi si è sempre occupato dell'argomento è capire quali siano realmente i danni ambientali prodotti nel tempo. E' stato opportuno dare il via ad un accordo di programma per il conferimento dei gessi chimici a scopo di ripristino, oppure è stato solo un “tragico” sbaglio? «Dovevamo garantire l'occupazione allo stabilimento Tioxide di Scarlino: è stato fatto. Con i pochi denari del conferimento doveva essere sviluppato il Parco di Montioni per far decollare un economia fondata sulla sostenibilità». E ancora altre domande vengono poste all'amministrazione scarlinese, visto che negli ultimi tempi sembra che i gessi vengano conferiti di nuovo a piè di fabbrica, «se questo fosse vero si ricomincerebbe ad elevare l'altopiano di gessi chimici. Noi – dicono dalla Duna – speriamo che questo faccia riflettere attentamente il Comune di Follonica sull'opportunità di continuare ad affidarsi a Bandite di Scarlino per la gestione del proprio patrimonio agro/forestale e della cava di Montioni. Speriamo che li faccia riflettere bene e che arrivino a non rinnovare la convenzione».

Paola Villani

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