Toscana
Scarlino Energia non si arrende «Faremo ricorso in Cassazione»
Dopo lo stop imposto dal Consiglio di Stato, la società chiederà di sospendere la sentenza Intanto i sindacati attendono un incontro con l’azienda. I rifiuti possono essere venduti altrove
SCARLINO. È stata una giornata molto lunga quella di ieri. Forse ancor di più di martedì, quando è arrivata la decisione del Consiglio di Stato che ha spento l’inceneritore. Una giornata fatta di tavoli, confronti, telefonate e indiscrezioni. Ma alla fine un punto è stato raggiunto: Scarlino Energia è pronta a presentare ricorso in Cassazione chiedendo la sospensione della sentenza.
Ancora non è dato sapere quali saranno le motivazioni alla base, dato che in quella sede non si discute il merito dei ricorsi ma i vizi procedurali, ma l’intenzione è quella di impugnare il dispositivo e riaccendere i forni.
La presa di posizione è arrivata dopo una lunga riunione tra i vertici aziendali, i tecnici e gli avvocati di Scarlino Energia. Un tavolo in cui si è cercato di capire se esistevano gli spazi per poter portare tutta la vicenda (per la prima volta in cinque anni di battaglie giuridiche) in Cassazione.
Alla fine i legali, dopo aver studiato a fondo la sentenza del tribunale romano, sembra abbiano trovato il bandolo della matassa e siano pronti a ricorrere al terzo grado di giudizio.
Ma la discussione nel corso della riunione ha toccato anche altri argomenti, soprattutto quelli che richiedono una risposta urgente. In primo piano, il futuro incerto dei lavoratori. Sono una sessantina in tutto quelli che lavorano direttamente e indirettamente con l’inceneritore: gli operai, gli uffici, sei aziende per la manutenzione e i servizi, una decina per il conferimento dei rifiuti.
«Siamo molto preoccupati» dicono le rsu di Scarlino Energia. Loro, come le segreterie dei sindacati provinciali, aspettano di essere convocati dalla società per valutare tutte le azioni da poter intraprendere: dalla continuità lavorativa là dove è ancora possibile fino alla possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali.
Negli scorsi capitoli di questa epopea, il piano d’azione è stato il solito: cassa integrazione a rotazione così da coinvolgere i lavoratori in quei reparti ancora attivi, come la manutenzione o il laboratorio.
Probabilmente, il faccia a faccia potrebbe tenersi già oggi. Al massimo, slitterà a domani.
«Come rappresentati sindacali siamo già attivi per cercare di parare il colpo il più possibile» continuano le rsu. Intanto però c’è il rischio che l’ulteriore stop possa portare altrove il mercato dei rifiuti che fino a martedì faceva capo all’inceneritore di Scarlino. Parlando solo delle questioni pubbliche, la Provincia di Grosseto si dice tranquilla: il contratto con Sei Toscana infatti prevede la possibilità di portare altrove il cdr prodotto in Maremma, sempre a spese della società che gestisce il servizio.
Insomma, l’ente provinciale continuerebbe a pagare quelle 90 euro a tonnellata più Iva, senza alcuna differenza se l’impianto finale sia quello di Scarlino oppure un altro. E a quanto sembra, per ciò che concerne i rifiuti grossetani la destinazione potrebbe essere Brescia.
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