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La Procura: "Schettino, quante bugie"

Pierluigi Sposato
Il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi (foto Bf)
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Il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi (foto Bf)

Il sostituto Leopizzi apre la requisitoria del processo per il naufragio. "L'impatto ci sarebbe stato comunque, anche senza l'errore del timoniere" 

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GROSSETO. Sono i giorni dell'esposizione delle conclusioni della Procura. Sono i giorni in cui i pm parleranno per dire per quali motivi Francesco Schettino (assente all'appello che apre la 59a udienza) deve essere condannato. Non è ancora il momento della quantificazione delle richieste, che avverrà al termine degli interventi dei tre pubblici ministeri, venerdì o sabato al massimo. Ma è il momento in cui l'accusa tirerà le somme di questo processo lungo più di un anno e mezzo, costellato di testimoni (ben 149), di faldoni (più di 80), di migliaia di pagine (a occhio e croce 52mila), di consulenti tecnici ascoltati (31), di perizie ordinate (10), di ordinanze lette in aula (30), di accessi alla nave (2), di udienze fiume e di altre cifre straordinarie.

Non sarà breve l'intervento dei pm, che si aiuteranno con la proiezione di video e l'audizione di alcuni file audio per ricostruire di nuovo – adesso alla luce di quanto emerso nel dibattimento – le responsabilità di Schettino. Il comandante della Concordia è imputato di omicidio colposo (32 le vittime), di lesioni colpose (157 i feriti), di naufragio (caratterizzato da una serie di omissioni), di false comunicazioni all'autorità marittima e infine, l'accusa più infamante per un uomo di mare, di abbandono della nave, nonché di persone incapaci. Il teatro Moderno si apre per gli ultimi appuntamenti del procedimento, quelli decisivi. Il primo sostituto a parlare è il dottor Alessandro Leopizzi. Già è stato stabilito che l'accusa farà sosta ogni più o meno ogni due ore. Già è stabilito che il primo pm non esaurirà il suo intervento nella giornata di giovedì. Già è stabilito che sabato non ci sarà udienza, diversamente da quanto era stato inizialmente ipotizzato. Non è detto che venerdì (quando parlerà il pm Stefano Pizza) la Procura finisca la requisitoria e dunque il sostituto Maria Navarro potrebbe parlare lunedì. In aula, ma tra il pubblico, anche l'ex procuratore capo, Francesco Verusio

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19.15 "Nuova serie di menzogne". Quando la capitaneria di Livorno chiama perché sono arrivate richieste di informazioni da parte di parenti di passeggeri, comincia "la nuova serie di menzogne, quelle rifilate alla capitaneria: e se alla fine De Falco sbotta, forse anche Giobbe avrebbe detto a Schettino di tornare a bordo, con tutto quello che segue". E gli "rifla la sòla del blackout". Alle 19.15 Il presidente aggiorna l'udienza a venerdì mattina.

18.25. "Schettino come un pugile suonato". Il pm dice di non capire se "Schettino c'è o ci fa" quando gli viene comunicato che c'è anche un terzo compartimento allagato, se sta "giocando ai dadi" per salvare la nave e "la ormai residua carriera, se è lucido o no", perché nemmeno a questo momento "si fa qualcosa previsto dalla procedura. Sembava un pugile suonato. E' alle 22, secondo i periti che la galleggiabilità è compromessa e doveva essere dato l'abbandono nave. Lui pensa all'assestment e lo fa con i piedi". Il comandante avrebbe dato notizie parziali in plancia e riduttive a Ferrarini. Solo più tardi, sull'aletta, aveva fatto ammissioni al responsabile dell'unità di crisi sempre per telefono sulla valanga di acqua che era entrata nella nave

18.00 Le scuse pietose del comandante. La telefonata di Schettino a Ferrarini è un insieme di "scuse pietose, di scaricabarile da leggenda", spiega la Procura. Perché la prima cosa che il comandante dice è che "è stata colpa di Palombo", che gli aveva detto che c'era acqua per passare; e aggiunge poi che c'era una "botta sulla poppa". Schettino spera che il danno sia minore, che il guaio possa passare sotto silenzio. "Gioca sulla pelle delle persone per non complicare la vita dell'armatore che invece che l'ha già con lui". "Nessuna delle 32 vittime della Costa Concordia è morta per la falla, per l'urto. Ma tutti i morti sulla nave sono stati travolti dal caos, dai ritardi, dagli errori dopo l'impatto, nei momenti dell'emergenza". 

17.45 "L'allarme falla doveva essere dato alle 21.50". "Al più tardi alle 21.50 Schettino doveva dare l'allarme falla. L'intero equipaggio si sarebbe preparato". Lo dice Alessandro Leopizzi ripercorrendo le mosse del comandante dopo l'urto (21.45'07). Quell'allarme sarebbe stato doveroso nei  confronti di chi si era svegliato trovandosi l'acqua ai piedi del letto: "avrebbe meritato un delta X ray", perché a bordo "la sicurezza delle persone viene prima di tutto". Non bisognava perdere tempo "per chi era da appena due ore a bordo di una città straniera", intendendo la Concordia come un agglomerato urbano. E invece "Schettino fa preparare il nostromo per dare fondo alle ancore, con  la nave senza propulsione, i timoni bloccati, l'acqua al ponte 0. C'erano tutte le condizioni per dare l'emergenza generale". E invece Schettino fa dire all'altoparlante che c'era stato un blackout: "un annuncio quasi irridente, anche per l'equipaggio".

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Ore 17.15 "Gestione dell'emergenza vigliacca". La gestione dell'emergenza è stata "titubante, vigliacca, irrispettosa di ogni regola formale e di ogni spunto di buon senso. L'unico scopo era quello di mettere in sicurezza la nave per mettersi in buona luce di fronte alla compagnia cui aveva causato un danno colossale". Il pm affonda il colpo anche sulla fase successiva all'urto, che pure era stata caratterizzata da "superficialità e dilettantismo", una "spacconata", ma comunque meno grave della gestione dell'emergenza. Di tutto ciò che il comandante avrebbe dovuto fare in casi del genere, Schettino fa una cosa sola: "Chiamare Ferrarini", cioè il responsabile dell'unità di crisi di Costa Crociere

Ore 16. "L'impatto ci sarebbe stato comunque". Quanto ha inciso l'errore del timoniere? Leopizzi precisa che l'errore di Rusli Bin era avvenuto a decine di metri ma anche che l'impatto "sarebbe avvenuto anche senza l'errore di Rusli Bin. Sono tutti d'accordo.Non è possibile dire quali sarebbero stato le conseguenze in caso contrario, perché troppe sarebbero le variabili che uno studioso serio dovrebbe considerare". La Procura sostiene che la "difesa di Schettino ha prodotto documenti anche in contraddizione tra di loro. L'ingegner Balestrieri, consulente della difesa, ha firmato solo i suoi lavori. E le sue conclusioni non sono distanti da quelle dei consulenti del pm. Balestrieri dice che l'urto sarebbe avvenuto ugualmente, ma a condizioni diverse; cioè proprio come dicono Scamardella, i periti, Picone e Carannante".

Ore 15.30 "Non sapeva dove aveva urtato". Il pm riprende dal momento dell'impatto con lo scoglio delle Scole. E riparte spiegando che "Schettino ha padellato" nell'individuazione della causa dell'impatto. "La Concordia si arpiona su una punta aguzza sottomarina che penetra per 70 metri, come un apriscatole. Solo dopo, con i compartimenti allagati e 7mila metri cubi di acqua al secondo che arrivano, entrano in funzione gli allarmi sonori. Secondo Leopizzi Schettino dà spiegazioni (anche in tv, intervistato all'hotel Bahamas la mattina seguente) secondo le quali si comprende che non sapeva esattamente dove era. "Non sapeva dove aveva sbattuto, si era fatto un suo film". Era di 70 metri quadrati la superficie dello scoglio, per 52,43 metri di lunghezza.

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Ore 14. "Schettino, condotta suicida". "Era poco probabile secondo me che Ciro Ambrosio volesse far naufragare la Concordia nel proprio turno di guardia", dice il pm ironizzando sui silenzi e sulle presunte rivalse che l'ufficiale di guardia avrebbe nutrito nei confronti del comandante. Leopizzi parla senza mezzi termini di una condotta "suicida" di Schettino che si sta avvicinando all'isola e che, dopo aver capito che si era sbagliato, cerca di mettere una pezza peggiore del buco. E anche di una condotta estremamente imprudente, perché il comandante dovrebbe sapere che come in tante località del Tirreno ci potrebbero essere dei pescatori usciti poco fuori dal porto con piccole imbarcazioni. Prima ci sono gli ordini che il timoniere Jacob Rusli Bin non capisce per due volte, tra le risate generali, poi ci sono quei 6 ordini in appena 32 secondi "che definire attività parossistica è poco", con la nave che non può che reagire con un certo lasso di tempo per effetto delle masse in gioco. Alle 21.45 07' l'impatto. "Ma questi ultimi cinque minuti me li ripeterà dopo la pausa - dice il presidente Puliatti - perché mi sembrano cruciali". Il Tribunale sospende l'udienza per la pausa pranzo.

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Ore 13.30 "Si stava inventando una rotta". Alza il tono della voce il pubblico ministero. Si infervora quando ripercorre le spiegazioni di Schettino nell'interrogatorio in aula e le mette a confronto con quelle rese davanti al gip, quattro giorni dopo il naufragio. "Quando disse al gip che aveva fatto un errore è una confessione - argomenta Leopizzi - Schettino vuole passare molto vicino al porto, è pienamente consapevole, è da 8 minuti davanti al radar, si sta inventando una rotta. Ed è poi quello che ci ha detto Ambrosio". Il sostituto critica l'imputato quando questi ha detto che era stato frainteso che che il suo "passare davanti al porto" doveva essere inteso come "suonare davanti al porto": "Un tentativo, l'ennesimo, di dire che le parole non hanno un valore specifico. Ma qui o c'è un certificato di Alzheimer" oppure hanno ragione le affermazioni della pagella di Palombo. 

Ore 13.15. "Schettino aveva preso un granchio". Perché Schettino non se lo mette da solo il Cpa sul radar "con le sue manine, viste che ce l'aveva tutte e due? Perché non ci vedeva abbastanza bene in modalità notturna" e quindi chiede di farlo ad altri nell'avvicinamento al Giglio. Quando il comandante parla del passaggio di consegne fa "una sceneggiata" perché tutto si era risolto con un "290? I take the conn" (la rotta e la dichiarazione di assunzione del comando) quando invece tale passaggio avrebbe dovuto essere annotato sul giornale di bordo: fu "deficitario e irrituale". Schettino che "dà un'occhiata fugace alla schermata, prende un granchio, compie un errore marchiano" nonostante che il suo consulente di parte ingegnere Ambrosio sia stato "ottimista sulle valutazioni testicolari" dell'imputato (intendendo gli attributi e le capacità marinare). Perché Schettino, che poteva ancora evitare l'urto al momento dell'assunzione del comando secondo i periti, voleva passare molto più vicino. E "aveva ogni informazione utile, nessuna esclusa", perché era davanti al radar. Quando dice, adesso, che non sapeva dove era si attribuisce, ancora secondo il pm, "una colpa specifica da far rabbrividire". La spiegazione di Schettino "non solo è falsa ma anche indecorosa".

Ore 13.00 "Attività di disturbo in plancia". Il pm ricorda che Schettino si è spesso lamentato della mancanza di collaborazione in plancia ma che "non aveva ritenuto opportuno di segnalare al titolare della guardia che bisognava mettere qualcuno di vedetta" dopo aver richiamato Jacob Rusli Bin al timone. Lo stesso Schettino ammette che il suo "timone a mano" (un reminding, un richiamo alla memoria, lo aveva definito il comandante) poteva aver generato confusione in plancia. Dove non erano ammesse distrazioni di alcun genere e dove invece si sente parlare e addirittura ridere. C'è poi la telefonata a Palombo (che risponde di non essere sull'isola) e da lì in poi si tocca "l'apice dell'attività di disturbo".

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Ore 12.40 "Il comandante non così severo come si vanta". L'accusa esamina l'episodio delle 20 di quel 13 gennaio 2012 quando Schettino, prima di andare a cena, salì in plancia per cercare il cellulare. In quel momento c'era il cambio di guardia tra Iaccarino e Ambrosio, era un momento delicato, eppure lui "che passa per uno severo impiega due ufficiali come ragazzi tutto fare per ritrovare il telefonino". Schettino era comunque in ritardo per la cena che aveva consumato da solo con Domnica Cermotan e non con altri ("lo dicono il capo maitre Onorato che arrivò solo alla fine e la stessa Domnica"), al punto che fa rallentare l'andatura.

Ore 12.30 "Schettino mente quando dice che non sapeva delle Scole". Il pm riprende a parlare dopo una breve sosta disposta dal collegio e si concentra sull'inchino: "chi fu il beneficiario?" chiede Leopizzi. Solo adesso Schettino ha parlato di un interesse commerciale, far vedere il Giglio ai passeggeri (oltre che omaggiare il gigliese Palombo e fare un favore al maitre Tievoli). "Ma chi al Giglio poteva vedere la nave la sera del 13 gennaio?", quando l'isola è quasi disabitata e i passeggeri sono a cena. Il carburante impiegato per la deviazione è costato di più di un passaggio pubblicitario destinato al Giglio e tutta la provincia di Grosseto. "La deviazione della rotta fu fatta passare sotto silenzio all'armatore". Schettino mente, sostiene Leopizzi, perché il cartografo Simone Canessa lo ha smentito, quando il comandante dice che non sapeva delle Scole. E nemmeno si procura una carta adeguata, pur sapendo da una settimana prima che sarebbe dovuto passare a mezzo miglio dalla costa.

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Ore 11.10 Arriva Schettino. Dopo una breve sosta al bar interno del teatro Moderno, Francesco Schettino  fa ingresso in aula. E' il momento in cui il pm parla della situazione di carenza di preparazione del personale - a proposito delle esercitazioni  - che lo stesso comandante aveva denunciato di conoscere nemmeno due settimane prima del naufragio. In precedenza, Leopizzi aveva descritto la nave, aveva parlato della galleggiabilità, aveva ricostruito la catena di comando e l'organizzazione dell'equipaggio, si era soffermato sulla plancia di comando e la navigazione. Schettino spiega che il suo ritardo è dovuto a "un problema tecnico": non è partita l'auto con la quale doveva arrivare al teatro Moderno insieme all'avvocato Pepe.

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Ore 10.15. Le bugie di Schettino. “Menzogne paradossali, ripetute”. E ancora: “il rapporto tra Schettino e la verità appartiene a geometrie non euclidee”. Quello a cui l'imputato si è sottoposto è stato “un interrogatorio grottesco”, con continui dietro front. Lo dice il sostituto procuratore Leopizzi, all'inizio della sua requisitoria. Il magistrato respinge ogni ipotesi dietrologica, ogni tipo di insabbiamento o ritardo e comunque ogni questione estranea ai fatti che pure aveva caratterizzato parte dell'inchiesta. “I fatti sono chiari, non è un mistero italiano come Ustica”. E poiché “la Concordia non era una bagnarola” ma un gioiello della nautica dotato di apparati di prim'ordine, ciò che è avvenuto il 13 gennaio 2012 è da attribuire al “fattore umano” e a nient'altro. E guai anche a chi dice che Costa Crociere è “scappata indenne”, perché – argomenta ancora il pm – ha pagato per le sue responsabilità così come gli altri coimputati che hanno scelto di patteggiare. Chiara l'attitudine di Schettino a nascondere la verità, secondo la Procura, anche sulla base della "pagella" che tempo addietro l'ex comandante Mario Terenzio Palombo aveva compilato su di lui

 

 

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