Sicurezza
I pm pronti a chiedere la condanna
Da oggi parla la Procura, il presidente chiude il dibattimento dopo aver respinto le richieste difensive per nuove perizie
GROSSETO. È finita, ma non è finita. Alle 18,10 di ieri, dopo 58 udienze dibattimentali (la prima il 9 luglio 2013) il presidente Giovanni Puliatti ha dichiarato chiusa l’istruttoria dibattimentale del processo Schettino. In altre parole, ha dichiarato conclusa la parte relativa alle prove - testimonianze, perizie, consulenze, documentazioni - e ha aperto la fase delle richieste.
Da oggi parlerà la Procura e via via gli altri. Non basterà la prossima settimana, anche se il presidente ha fornito le linee guida per un miglior scorrimento delle ultime udienze: perché tra la fine delle arringhe difensive (i legali di Schettino parleranno dal 29) e le repliche ci sarà «uno spazio, di qualche giorno». E poi i giudici si ritireranno per emettere la sentenza.
La Procura. I tre pubblici ministeri Maria Navarro, Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza (ma non sarà questo l’ordine) parleranno per due giorni, forse anche tre: potrebbe non bastare il venerdì e, se sarà ancora vigente il calendario diramato pochi giorni fa, si passerà al sabato.
Le parti civili. Secondo l’elenco sono 39 i legali di parte civile iscritti: 12 lunedì (tra cui l'Avvocatura dello Stato), 11 martedì (tra questi gli avvocati di Giustizia per la Concordia), 16 il mercoledì 28 (tra cui i legali di Sos Concordia, del Comune di Isola del Giglio e della Camera di Commercio). Il responsabile civile Costa Crociere parlerà per circa due ore.
La difesa. Gli avvocati Domenico Pepe e Donato Laino prenderanno la parola da giovedì 29.
Respinte nuove perizie. Proprio i due legali hanno presentato ieri la richiesta di nuove perizie: una sulle porte stagne, una sull’interruttore 901. Entrambe respinte, come respinta la richiesta di risentire il Dpa di Costa, Roberto Ferrarini
Gli ultimi testimoni. Ieri è stato il turno di tre testimoni della difesa, gli ultimi a parlare. Dovevano essere quattro ma il responsabile della security sulla Concordia, l’indiano Dennis Cristopher Vaity, è malato e irrintracciabile. Pur a malincuore, la difesa ha rinunciato. Sentito invece il comandante dell’Aegilium, Agnello Fiorentino, uscito dal porto per i soccorsi: «Arrivò l'ordine della Capitaneria di mettere in mare ogni tipo di imbarcazione che potesse raccogliere eventuali naufraghi in mare. E così feci. Il nostromo e l'operaio mi dissero che avevano a bordo il comandante e un altro ufficiale: il comandante aveva chiesto loro di poter risalire a bordo ma alla verifica l'equipaggio mi disse che ciò non era possibile per motivi di sicurezza, perché c'era troppo mare, e che sarebbero entrati in porto».
«Schettino era scosso». Sentito anche il il capitano di vascello Leopoldo Manna, responsabile della sala operativa della capitaneria a Roma. Le sembrava affidabile? Era scosso? chiede il pm: «Sì, mi sembrava scosso. Forse non era l'interlocutore più adatto e mi ricordo di aver condiviso questa impressione con la sala operativa».
«Finii contro Schettino». Infine Katia Kevanian che si era sfogata su Facebook il 16 gennaio 2012, dopo aver sentito delle trasmissioni tv in cui l'equipaggio veniva definito come un gruppo di incapaci. La capo receptionist della Concordia ha precisato che Schettino a mezzanotte e 10 era ancora a bordo: «Io ci ho sbattuto contro, sul ponte 3 della nave. Sono scivolata e sono finita addosso: ho sbattuto contro il suo gomito. Lui mi disse 'vai verso la lancia', indicandomi una lancia che stava arrivando sotto poppa. Io poi ero salita e l'acqua mi stava sfiorando i piedi».
Risarcimenti. Su 3.206 passeggeri sono stati 2.623 quelli risarciti da Costa per un importo è di 66,481 milioni; e in questa cifra sono comprese le somme versate ai familiari dei 24 deceduti (24,5 milioni – circa 1 milione a testa) su 27. Dei tre rimanenti, i parenti di una tedesca di 67anni ha deciso di affrontare la causa negli Usa. Per un altro, di nazionalità francese, la compagnia sta versando la somma alla famiglia dopo aver raggiunto l'accordo. Per la terza c'è il problema che è senza eredi: si tratta di Gabriele Maria Grube, una passeggera di nazionalità tedesca, la cui posizione è seguita dall'avvocato Cesare Bulgheroni. C'è poi il capitolo equipaggio. In questo caso, la compagnia ha risarcito 964 dei 1.023 componenti, per 17,421 milioni di euro (poco meno di due milioni a testa). E in questa cifra sono comprese i 6,721 milioni versati ai familiari dei deceduti). Il Tribunale ha respinto però l'acquisizione degli accordi transattivi perché «irrilevanti» ai fini del procedimento.
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