Il Tirreno

Grosseto

Via al conto alla rovescia per la sentenza Schettino

Via al conto alla rovescia per la sentenza Schettino

Da oggi le ultime udienze del processo per il naufragio della Concordia Al Moderno parlano intanto i quattro testimoni citati dalla difesa del comandante

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GROSSETO. Sono gli ultimi giorni prima della sentenza. Forse ne basteranno dieci ma nessuno è in grado di stabilirlo. Oggi gli ultimi testi della difesa, poi la requisitoria della Procura, poi gli interventi delle parti civili, poi ancora i difensori dell’imputato. Quante ore serviranno per l’atto finale del processo per il naufragio della Concordia? Può darsi che la sentenza arrivi già a fine mese, nonostante lo slittamento del calendario di udienza imposto dalla momentanea indisponibilità di uno dei giudici del collegio.

Oggi intanto il teatro Moderno si apre di nuovo per i quattro testimoni citati dagli avvocati Domenico Pepe e Donato Laino, difensori di Francesco Schettino. Quattro persone le cui parole sono ritenute indispensabili per far capire le responsabilità del comandante. La lista iniziale era lunghissima, poi la difesa aveva promesso una cospicua riduzione. Promessa mantenuta.

Ma la difesa non può rinunciare al capitano di vascello Leopoldo Manna, il comandante della centrale operativa della Capitaneria di Roma dalla quale il comandante fu contattato durante la notte del naufragio.

Non potrà certo rinunciare a Katia Kevanian, capo receptionist sulla Concordia, che all'epoca - su Facebook - negò che il comandante avesse abbandonato la nave. Si era imbarcata il 13 gennaio per sostituire una collega: «Vorrei poter rispondere alla marea di idiozie e falsità che sono state dette - scriveva Kevanian - Per il momento ne dico solo una poi, quando potrò, scriverò di più. Abbiamo evacuato, al buio, con la nave piegata su un fianco 4000 persone in meno di due ore! Gli incompetenti non sono in grado di fare questo. Non è vero che il comandante è sceso per primo, io ero sull'ultima lancia, e lui è rimasto attaccato alla ringhiera al ponte 3, mentre la nave affondava». Quella con Manna è invece la telefonata precedente a quella più celebre con Gregorio De Falco da Livorno: da Roma l'ufficiale chiese al comandante (in quel momento sullo scoglio del Giglio) di illustrare e la situazione e le cause. «Lei è uomo pratico, io sono uomo pratico», disse pacatamente Manna. E Schettino spiegò: la navigazione turistica, il colpo e il blackout, 01,8-0,2 miglia di distanza dalla costa, l'ordine di download del Vdr, le ancore cui era stato dato fondo, la scelta di mettere giù per prime le lance a destra.

Poi sarà la volta di Dennis Christopher Vaity, capo della security di bordo della Concordia (chiamato a riferire sulla rottura degli oblò cui seguì l'inclinazione finale della nave).

E infine di Agnello Fiorentino, il comandante del traghetto Aegilium, il mezzo che aveva prestato soccorso raccogliendo i naufraghi presi a bordo dalle vedette di capitaneria e finanza.

Si possono solo fare ipotesi. Ma se i quattro testimoni dovessero essere escussi in breve tempo, magari già nell’arco della mattinata di oggi (udienza numero 58), non sembra da escludere che il presidente Giovanni Puliatti possa decidere di far iniziare subito la Procura, magari già dal pomeriggio. I sostituti procuratori Maria Navarro (adesso “reggente” dopo il pensionamento del capo Francesco Verusio), Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza del resto sono pronti da tempo: in Procura gli ultimi ritocchi all’esposizione della requisitoria - che sarà accompagnata da proiezioni video e contributi audio - sono stati dati già qualche giorno fa. L’atto finale è vicino. Per Francesco Schettino si avvicina il momento del verdetto.

(p.s.)

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