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Costa Crociere, passeggeri ed equipaggio risarciti con 84 milioni di euro

Pierluigi Sposato
Francesco Schettino in una delle pause del processo (foto Bf)
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Francesco Schettino in una delle pause del processo (foto Bf)

La compagnia deposita i documenti sulle transazioni ma il Tribunale li ritiene irrilevanti. Dopo 58 udienze chiusa l'istruttoria dibattimentale. Da giovedì 22 parlerà la Procura. Sono 39 per ora i legali di parte civile che si sono iscritti nel calendario degli interventi 

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GROSSETO. Atto finale al processo per il naufragio della Concordia. Ultimi dieci-quindici giorni prima della sentenza del procedimento che vede imputato Francesco Schettino. Sentiti gli ultimi testimoni, quelli della difesa, da giovedì 22 toccherà ai tre sostituti procuratori, Maria Navarro, Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza per la requisitoria e quindi la richiesta di condanna. Infine, da lunedì 26 secondo il calendario, via agli interventi delle parti civili, che formalizzeranno le richieste danni per i propri assistiti, passeggeri o enti coinvolti nella vicenda. Sono per il momento 39 i legali di parte civile che si sono iscritti a parlare secondo un elenco da loro stessi comunicato alla cancelleria: 12 il primo giorno (tra cui l'Avvocatura dello Stato), 11 il secondo (tra questi gli avvocati di Giustizia per la Concordia), 16 il mercoledì 28 (tra cui i legali di Sos Concordia, del Comune di Isola del Giglio e della Camera di Commercio).

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Già è noto che non tutte le udienze della prossima settimana saranno “piene”: martedì l'udienza dovrà necessariamente terminare entro la mattina per impegni del Tribunale e sarà sentito il giorno dopo chi tra gli avvocati non sarà riuscito a parlare. E al termine toccherà al responsabile civile e infine, dal 29 gennaio, alla difesa del comandante. Poi ci sarà "uno spazio di qualche giorno" prima delle repliche. E infine il collegio si ritirerà per la sentenza.

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Ore 18.05. Dopo 58 udienze chiusa l'istruttoria dibattimentale. Il Tribunale torna dalla camera di consiglio e respinge le richieste dei difensori di Schettino. "Non necessario" l'accertamento tramite Napa, "non necessario" quello sull'interruttore 901. Il presidente dichiara anche di non poter accogliere la richiesta dell'avvocato Targa di sentire di nuovo il Dpa di Costa, Roberto Ferrarini: "superfluo". Alle 18.10 il presidente dichiara chiusa l'istruttoria dibattimentale, dopo 58 udienze. Alle 18.25, fissate le modalità di massima di svolgimento delle prossime udienze,  il Tribunale aggiorna l'udienza all'indomani per l'inizio della requisitoria della Procura.

Ore 17.30. "Servono altre due perizie”. Richiesta a sorpresa, comunque ammissibile anche in questa fase del processo, da parte della difesa di Francesco Schettino. Uno dei suoi difensori, l'avvocato Donato Laino, ha invitato il Tribunale a procedere a una “integrazione probatoria” sulle porte stagne che non hanno tenuto a dovere: “In conseguenza, è aumentato il numero dei compartimenti allagati e ciò ha accelerato lo sbandamento e causato la rottura degli oblò, con il ribaltamento definitivo che ha portato ai decessi. Si è allagato, per cause diverse dall'urto, anche il compartimento 7. Chiediamo che il Tribunale accerti tramite il Napa (il software per il bilanciamento della nave, ndr) al Rina di Genova i tempi di allagamento e abbattimento. Ciò incide sulla gravità del fatto contestato"

L'altro difensore, Domenico Pepe, chiede una "perizia suppletiva sull'interruttore 901. La perizia ci ha detto che tutto funzionava meno la memorizzazione degli eventi. Perché non è stato conservato alcun dato? Ciò deriva dal fatto che è stato resettato o da una sua sostituzione?". Il collegio si ritira per decidere, dopo aver raccolto i pareri negativi delle parti.

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Ore 16.30 Costa ha rimborsato l'85% di passeggeri ed equipaggio. E' di circa 84 milioni di euro l'ammontare dei risarcimenti che Costa Crociere ha versato ai passeggeri e ai componenti dell'equipaggio, o ai loro familiari, coinvolti nel naufragio della Concordia. Le cifre sono contenute nei documenti che la compagnia di navigazione, tramite l'avvocato Laura Miani (per Costa responsabile civile) ha consegnato al Tribunale nella fase conclusiva del dibattimento. In particolare, su 3.206 passeggeri sono stati 2.623 quelli risarciti per un importo è di 66,481 milioni; e in questa cifra sono comprese le somme versate ai familiari dei 24 deceduti (24,5 milioni – circa 1 milione a testa) su 27. Dei tre rimanenti, i parenti di una tedesca di 67anni ha deciso di affrontare la causa negli Usa. Per un altro, di nazionalità francese, la compagnia sta versando la somma alla famiglia dopo aver raggiunto l'accordo. Per la terza c'è il problema che è senza eredi: si tratta di Gabriele Maria Grube, una passeggera di nazionalità tedesca, la cui posizione è seguita dall'avvocato Cesare Bulgheroni.

C'è poi il capitolo equipaggio. In questo caso, la compagnia ha risarcito 964 dei 1.023 componenti, per 17,421 milioni di euro (poco meno di due milioni a testa). E in questa cifra sono comprese i 6,721 milioni versati ai familiari dei deceduti). Complessivamente, Costa Crociere ha definito l'85% delle posizioni. Il Tribunale respinge però l'acquisizione degli accordi transattivi perché "irrilevanti" ai fini del procedimento.

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Ore 13.20. Rinuncia al quarto testimone della difesa. Gli avvocati Laino e Pepe rinunciano a sentire Dennis Cristopher Vaity, capo della security della Concordia, il quarto testimone della difesa. E' malato da tempo, è in India, e non ha fatto pervenire alcuna comunicazione sulla sua assenza di oggi. La difesa lo vuole sentire, al di là delle dichiarazioni rese in sede di sommarie informazioni testimoniali, a proposito delle comunicazioni fatte a Bosio (ma non a Schettino) sulla tenuta degli oblò al ponte 0.Laino e Pepe, anche prima dell'udienza, insistono sull'importanza di sentire anche lui e ricordano che la difesa ha rinunciato a ben 49 dei propri testimoni. Ma alla fine l'avvocato Laino dichiara di rinunciarvi, pur con quelle precisazioni, e quindi il presidente Puliatti può dichiarare conclusa la fase dell'audizione dei testimoni e procede all'acquisizione degli ultimi documenti. Ci sono però opposizioni quando la Procura chiede di poter inserire stralci di indagini parallele, come quella che vede indagato l'ex ad Foschi a Genova per la violazione delle norme antinfortunistiche a carico di Schettino e altri (sembra che si tratti di questioni in materia di preparazione delll'equipaggio - la questione di competenza pende a Genova e sarà risolta a maggio). Il pm Leopizzi produce anche la richiesta di archiviazione sulla presunta falsificazione informatica in merito al controllo e alla manutenzione del diesel generatore di emergenza: "Non ci sono indizi" argomenta.

Ore 12,30. "Quei resti sono di Russel". Sono di Russel Rebello, il cameriere indiano, i resti recuperati a novembre sul relitto della Concordia ancorata a Genova. Lo ha detto il dottor Roberto Giuffrida, l'esperto della polizia scientifica che il 1 dicembre scorso era stato incaricato delle analisi dal Tribunale. Il perito ha confrontato il dna ricavato da una tibia, da una vertebra cervicale e due denti canini, lo ha ritenuto sufficiente e ha effettuato i riscontri con i campioni prelevati dal fratello Kevin. Entrambi riportano il cromosoma Y, che è uguale per i fratelli. E con una probabilità di 1,337 miliardi di volte, l'esperto stabilisce che al 99,99 e molti altri nove di percentuale quei resti sono del cameriere, l'ultima delle 32 vittime del naufragio. Il Tribunale ha disposto la restituzione della salma alla famiglia.

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Ore 12. “In tv ci avevano descritto come incapaci”. Katia Kevanian si era sfogata su Facebook il 16 gennaio 2012, dopo aver sentito delle trasmissioni tv in cui l'equipaggio veniva definito come un gruppo di incapaci. La capo receptionist della Concordia non era mai stata sentita dalla polizia giudiziaria su quanto avvenuto quella notte. Lo fa adesso, citata dalla difesa del comandante: “Alle 23.15 il comandante non era sceso dalla nave e non era in albergo, come era stato detto all'epoca”. Perché? “Perché a mezzanotte e 10 io ci ho sbattuto contro, sul ponte 3 della nave. Sono scivolata e sono finita addosso: ho sbattuto contro il suo gomito. Lui mi disse 'vai verso la lancia', indicandomi una lancia che stava arrivando sotto poppa. Io poi ero salita e l'acqua mi stava sfiorando i piedi”. La Kevanian ha anche precisato di essersi diretta verso i ponti quando non c'era più nessuno nella hall centrale e cioè quando i passeggeri, assistiti fino in fondo, erano stati indirizzati verso le scialuppe. Non aveva più sentito grida o voci arrivare dal lato sinistro e quindi, quando si era diretta a destra credeva che dall'altra parte non ci  fossero problemi.

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Ore 11 “Schettino non era l'interlocutore più adatto”. In una conversazione si sente dire: “Quel rinc... del comandante se ne è andato”. Queste parole forti risuonano nella registrazione della telefonata delle ore 1.28 del 14 gennaio, in cui un operatore parla con il capitano di vascello Leopoldo Manna, responsabile della sala operativa della capitaneria a Roma. L'audio viene fatto sentire dal pm Leopizzi, che chiede anche spiegazioni sulle conversazioni con il comandante Schettino (“mi parlava con espressioni flash”, ricostruisce Manna): le sembrava affidabile? Era scosso? “Sì, mi sembrava scosso. Forse non era l'interlocutore più adatto e mi ricordo di aver condiviso questa impressione con la sala operativa”. Le prime domande sono però rivolte dal difensore Laino: si era parlato di far tornare il comandante a bordo? “Non al mio livello, non da Roma”. Non ci fu un coordinamento per decidere sul prelievo del comandante e il suo ritorno a bordo, come da lui chiesto tramite Ferrarini? “Non so commentare, non trattavo direttamente”. Manna precisa che il suo compito era di supervisione sulle operazioni e di reperimento mezzi di soccorso, poi messi a disposizione della capitaneria di Livorno: “sapevo che c'era Livorno 'al pezzo', non mi sovrapposi”. Schettino scuote la testa e parla con i suoi avvocati, si capisce a distanza che l'audio fatto sentire dalla Procura non lo trova d'accordo.

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Ore 10.20 "Prendemmo a bordo 80 naufraghi". Primo testimone della difesa è Agnello Fiorentino, il comandante del traghetto Aegilium cui la Capitaneria ordinò di uscire dal porto del Giglio. “Erano le 22,45. La Concordia era già sbandata a destra, io mi posizionai sul lato sinistro, a 800-900 metri. C'era già la vedetta della guardia di finanza. Ci portarono tre zattere, facemmo salire a bordo le 80 persone presenti, che più tardi portammo a Porto S.Stefano. Poi arrivò l'ordine della Capitaneria di mettere in mare ogni tipo di imbarcazione che potesse raccogliere eventuali naufraghi in mare. E così feci. Il nostromo e l'operaio mi dissero che avevano a bordo il comandante e un altro ufficiale: il comandante aveva chiesto loro di poter risalire a bordo ma alla verifica l'equipaggio mi disse che ciò non era possibile per motivi di sicurezza, perché c'era troppo mare, e che sarebbero entrati in porto”. Su quel gommone di 4 metri che appena superata la prua era stato investito dal grecale c'erano "il nostromo Massimo Bancalà e l'operaio Massimo Sabatini", dice Fiorentino rispondendo al pm Alessandro Leopizzi. E, sempre alla domanda del pm, risponde: “Conosco Schettino, lo conoscevo già da prima: siamo coetanei, ho abitato a Meta di Sorrento”.

 

 

 

 

 

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