Sicurezza
Omicidio di Irina, Bertini condannato a 30 anni
La Procura aveva chiesto l'ergastolo per il convivente della donna. I familiari 930.000 euro di risarcimento, l'associazione Olympia De Gouges la cifra simbolica di un euro
GROSSETO. Poco dopo le 17 di martedì 20 gennaio è arrivata la sentenza: Sergio Bertini, il tecnico informatico di 49 anni che aveva confessato di aver ucciso la convivente, Irina Meyntser, 47enne ucraina, è stato condannato a 30 anni di reclusione. L'uomo ha confessato di averla uccisa nell'appartamento che la coppia divideva in via Ansedonia e di averne poi gettato il corpo in una scarpata in località Punta Ciana, sull'Argentario. Bertini fu arrestato dopo la confessione: l'omicidio sarebbe avvenuto tra il 12 e il 13 ottobre, il corpo era stato ritrovato il 24 ottobre. Poco dopo le 12 di martedì 20 gennaio la Procura ha chiesto per lui la pena dell'ergastolo (da "scontare" a 30 anni per la scelta del rito abbreviato) per omicidio volontario pluriaggravato con la premeditazione e l'abuso di relazioni domestiche.
Subito dopo, l'avvocato di parte civile, Tatiana Dalla Marra, ha chiesto per i familiari della donna un risarcimento di 930.000 euro per danno morale: 260.000 ciascuno per il padre, la madre e il figlio di Irina e 150.000 per la sorella. L'associazione Olympia de Gouges, rappresentata dall'avvocato Paola Pippi, ha annunciato che chiederà un euro di risarcimento, simbolico in termini economici ma significativo in termini di presenza. Il processo si svolge secondo il rito abbreviato ammesso nella precedente udienza. Alle 14,45, dopo la lunga arringa del difensore Tommaso Galletti e le repliche della Procura, il giudice Valeria Montesarchio si è ritirata per scrivere la sentenza, dando appuntamento alle parti per le 17.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.7994914:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2013/10/26/news/strangolata-e-gettata-in-un-dirupo-arrestato-il-compagno-grossetano-1.7994914]]
Quel mercoledì sera, lei aveva cercato di difendersi e sulle braccia di Sergio erano rimasti dei graffi: li aveva visti, due giorni dopo, l'amica della donna che aveva dato l'allarme alla polizia, perché a lei la storia raccontata dal tecnico informatico, che aveva denunciato la scomparsa di Irina anche a "Chi l'ha visto?", non tornava per niente. Il corpo fu ritrovato da alcuni cacciatori in un dirupo a Punta Ciana, zona del promontorio argentarino che si affaccia su Cala Purgatorio.
Bertini è giunto dal carcere di Grosseto, scortato dalla polizia penitenziaria, e nella saletta di attesa ha incontrato il suo difensore, l'avvocato Tommaso Galletti. In aula i pm Laura D'Amelio e Marco Nassi, i legali di parte civile Paola Pippi (per l'associazione Olympia de Gouges) e Tatiana Dalla Marra, per i familiari della donna.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
