Sicurezza
Esodati e licenziati: più di 400 perdono il lavoro
In provincia di Grosseto in due anni sono spariti oltre 700 posti nelle aziende. Anche le sorti di Mabro ed Eurovinil sono appese a un filo
GROSSETO. Le vestaglie azzurre della Mabro, i lavoratori dell'Eurovinil. In questi anni la crisi economica, in provincia di Grosseto, ha avuto i loro volti, e non a torto: centinaia di posti di lavoro a rischio, centinaia di famiglie che si sono sorrette solo grazie agli ammortizzatori sociali. Ma la crisi, in Maremma, ha anche centinaia di volti anonimi, persone delle quali nessuno ha parlato e che sono destinate a restare nell'anonimato, rappresentate solo dai numeri che risultano dagli archivi della Direzione territoriale del lavoro di Grosseto e che, solo nel 2014, sono state 433.
Licenziamenti collettivi. Il dato più impressionante è l'esplosione di richieste di licenziamento collettivo negli ultimi due anni. Gli effetti della crisi in provincia di Grosseto si sono cominciati a sentire un po' più tardi che nel resto del Paese e così, se nel 2011 le richieste di licenziamento collettivo da parte di aziende in crisi, che dovevano licenziare più di cinque dipendenti, erano state appena 11 e avevano coinvolto, comunque, 72 persone che, da un giorno all'altro, si sono trovate senza lavoro, nel 2013 le richieste di licenziamento collettivo erano già salite a 40 in un anno e il 2014 si è chiuso con 50 richieste di licenziamento collettivo per 386 lavoratori. A una media di oltre sette lavoratori licenziati per ciascuna azienda, significa che negli ultimi due anni si sono persi poco meno di 700 posti di lavoro in aziende private, nel silenzio più assoluto. E il 2015 non promette niente di buono, anche senza considerare nodi cruciali come Mabro e Eurovinil, che nell'anno in corso arriveranno al pettine.
Licenziamenti individuali. Numeri più piccoli, quelli che riguardano i licenziamenti individuali per giustificato motivo, ma non meno preoccupanti, perché riguardano la miriade di microimprese che nel 2014, dopo avere retto per anni una crisi che non accenna a mollare la presa, hanno dovuto cedere e licenziare, scegliendo, in modo “chirurgico”, il personale di cui alleggerirsi per continuare a sopravvivere. Per questa casistica i dati della Direzione territoriale del lavoro di Grosseto mostrano un'evoluzione preoccupante tra il primo e il secondo semestre del 2014: nel primo semestre sono arrivate 20 comunicazioni dai datori di lavoro intenzionati a licenziare, nel secondo semestre le comunicazioni sono state 31.
Complessivamente in 12 casi il tentativo di conciliazione ha dato esito negativo, mentre in 37 casi l'esito è stato positivo, nel senso che o si è trovata una risoluzione consensuale con un incentivo per il licenziato oppure il licenziato ha rinunciato a impugnare il licenziamento in seguito a una transazione economica. E in due casi si è arrivati anche alla rinuncia al licenziamento, mentre sono in corso ancora due tentativi di conciliazione.
Esodati. È un piccolo esercito anche quello dei cosiddetti esodati. È arrivata nei giorni scorsi l'ultima tranche di 69 istanze provenienti da persone che avevano contrattato con la propria azienda il proprio licenziamento, con la prospettiva di andare in pensione ne giro di pochi anni, ma erano rimasti nel limbo creato dalla riforma Fornero che ha innalzato l'età della pensione. Ma prima dell'ultima tranche le istanze arrivate, dal giugno 2012, erano state 146 e ne erano state accolte 123. Per 23 persone la beffa di essere rimasti senza lavoro e senza pensione in un'età di difficile ricollocamento.
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