Il Tirreno

Grosseto

Panni stesi in piazza «Ma per fare del bene»

di Fiora Bonelli

Gli abitanti di Arcidosso si erano lamentati: in quella casa ha sede un’associazione I ragazzi partecipano a progetti di inclusione sociale e condividono tutto

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ARCIDOSSO. «Qualche volta un po’ di panni stesi ci sono, sì, nella piazzetta del centro storico di Arcidosso. Ma noi abbiamo un progetto che stiamo costruendo, di uno spessore che va al di là di qualche panno a cielo aperto». Lorenzo, vicepresidente dell’associazione onlus Libererama che ha sede ad Arcidosso in piazza Cavallotti, di fronte alle lagnanze di alcuni arcidossini che denunciavano degrado e sporcizia in quella zona, spiega perché sotto la torre aldobrandesca qualche volta vi sia una stesa di panni e un via vai di ragazzi e ragazze. Nella casa dei “panni tesi” abitano due, tre ragazzi fissi e altri che vi sostano brevemente. La casa è un punto di accoglienza di un’associazione che si picca di realizzare un modello sociale alternativo, dove la condivisione, il baratto, la solidarietà sono i paletti fondamentali. Lorenzo è il vicepresidente dell’associazione che, come da statuto, ha solo scopi di «solidarietà sociale, svolgendo la propria attività nei settori dell’integrazione, della beneficenza, delle attività socio-umanitarie, dell’assistenza anziani, della permacultura, del giardinaggio, dell’informazione libera, della cultura etica» e altro ancora. Il messaggio è chiaro: un modello di vita diverso, già attivo, perché i ragazzi che abitano nella “casa dei panni tesi”, mettono tutto in comune, casa, lavoro, risorse, affetti, coltivano orti, curano piante e soprattutto hanno in testa un grande progetto: «realizzare ogni iniziativa per tutelare i diritti dell’individuo, indipendentemente da condizioni etniche, sociali, religiose, sesso ed età ed orientamento sessuale». Di orti e giardini ne hanno già dei pezzetti minuscoli che stanno dissodando e curando: ai Grappolini e a San Lorenzo e vi ricavano verdure e frutta, ciliegie di mille qualità, insalate e prodotti della terra. Un’idea di vita comunitaria “altra”, forse utopistica, ma che questi giovani provano a realizzare: «Il centro storico di Arcidosso pare che un tempo contenesse fino a 14mila abitanti - spiega Lorenzo - A quei tempi le persone conducevano una vita spesso molto dura, ma non priva di gioie. Tutti si conoscevano. Gli uomini e le donne erano forti e non sono poche le belle storie che ne raccontano le gesta. Come Davide Lazzaretti che pare amasse le osterie di via Talassese e anche le risse. La sua forza fisica era leggendaria. Il suo intelletto e le sue capacità anche. Poi è arrivato il dopoguerra con il suo boom economico. Altri i sogni: comodità, tecnologia, sicurezza. La rincorsa al benessere. Si cominciò a vendere ed affittare le case del centro storico e spostarsi nelle più nuove e diradate villette fra i castagni. Il centro storico si svuotò quasi completamente dei suoi abitanti storici ed ospitò per brevi tratti qualche turista. Oggi i veri residenti non si incontrano più come prima. Le campagne soffrono incuria, i boschi vengono maltrattati ed i corsi d’acqua inquinati. Fogne a cielo aperto e discariche abusive lambiscono il paese». Ma Lorenzo come vorrebbe Arcidosso?: «Me lo immagino con le sue osterie che aprono quando vogliono, turisti tutto l’anno che d’estate vanno alle cascate del paese, pescano e fanno il bagno in un fiume rispettato e pulito». E alla fine Lorenzo manda un messaggio a chi non conosce il progetto della sua onlus e si lamenta per il disordine davanti casa: «Se i vicini ci dicono di riordinare - afferma - noi lo facciamo. Venite a trovarci alla Libereria. Se c’è qualcosa che non va o non vi piace, bussate alla porta. La troverete aperta sempre».

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