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Grosseto

«Mani addosso alle sorelle, non violenza ma molestie»

«Mani addosso alle sorelle, non violenza ma molestie»

La Corte di appello derubrica il reato contestato nel 2007 a due tunisini E siccome sono passati più di sette anni il caso è finito in prescrizione

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MONTE AMIATA. Non fu violenza sessuale ma molestia sessuale. «Quei toccamenti non appaiono oggettivamente espressione di concupiscenza sessuale, e tantomeno idonei a eccitarla, ma manifestazioni pur offensive di reazione, e di dispetto, al comportamento delle due ragazze che resistevano a relazionarsi con gli imputati: su una, appena tornò a rifiutare di dare il proprio numero di telefono; sull'altra, appena schiaffeggiò uno dei due».

Così scrive la Corte di appello di Firenze, seconda sezione penale, che ha rivisto la condanna di due cittadini tunisini, oggi 26 e 35 anni, abitanti sul Monte Amiata, entrambi riconosciuti colpevoli dal collegio in primo grado (2 anni la pena) per aver messo le mani addosso a due sorelle di nemmeno quattordici anni. E poiché il reato adesso è diverso e meno grave, questo - commesso nel novembre 2007 - è stato dichiarato estinto per prescrizione. Tutto era avvenuto un sabato sera di oltre sette anni fa, mentre le ragazze andavano all'oratorio. Avevano raccontato di essere state seguite dai due ragazzi che avevano fatto apprezzamenti sulla bellezza di una delle due e su una loro amica. Quando le ragazze erano uscite dai locali parrocchiali, il più grande avrebbe preso una di loro per un braccio e le avrebbe messo una mano sul sedere: lei lo avrebbe schiaffeggiato. L'altro avrebbe messo una mano sul seno dell'altra.

Riesaminate le carte, i giudici di appello riconoscono come certi gli apprezzamenti espliciti sulla loro avvenenza, il fatto che gli imputati cercassero un approccio, il fatto che uno dei due avesse chiesto con petulanza il numero di telefono a una delle due e il fatto che i due erano tornati (si erano allontanati dopo l'intervento del padre di un ragazzo) bussando alla porta e alle finestre dell'oratorio («fateci entrare»). Ma i contatti corporei non sono stati descritti dalle ragazze come palpeggiamenti: toccate, sì, ma per un tempo minimo. Dalle dichiarazioni di una delle sorelle risulta che il più grande «le tenne le mani chiedendole il numero di telefono, e alla sua risposta negativa le pose una mano sul sedere, ma approfittò subito della caduta del suo telefonino per prenderlo e allontanarsi» (per il furto del cellulare assoluzione già in primo grado). Secondo la Corte di appello «è significativo dell'assenza di connotazioni sessuali in quei toccamenti il fatto che le ragazze, nel riferire ciò che era avvenuto in occasione dell'incidente probatorio, li indicarono in seguito a specifiche domande, non evidenziando alcun turbamento, che sarebbe loro derivato se avessero avuto la percezione di essere state violate nella loro libertà di autodeterminazione della sfera sessuale. Tali atti appaiono anch'essi espressione di molestia». Ma tale reato è prescritto. (p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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