La protesta
Nozze gay, si ricomincia dal tribunale di Grosseto
Ministero e procuratore capo chiedono di costituirsi: la Corte d’Appello aveva riformato la decisione di primo grado
GROSSETO. Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci lo avevano detto chiaro e tondo: «O rifacciamo tutto daccapo o andiamo all’estero». Ma la voglia di vincere una battaglia sacrosanta per i loro diritti, quelli di una coppia regolarmente sposata sebbene a New York, è stata più forte del desiderio, almeno per ora, di trovare un Paese che non sia solo per vecchi. E così, giovedì mattina al tribunale di Grosseto si è ricominciato tutto daccapo: Giuseppe e Stefano sono tornati davanti ai giudici per chiedere che il loro matrimonio fosse finalmente trascritto nel registro del Comune e che quelle nozze fossero riconosciute, con tutti i diritti annessi e connessi. È stata una scelta condivisa dalla coppia insieme all’avvocato Claudio Boccini, che aveva vinto la prima battaglia al tribunale di Grosseto. Il primo, in Italia, ad ottenere la trascrizione nel registro del Comune di un matrimonio celebrato all’estero.
Ma prima che il ministro Angelino Alfano partisse con la sua crociata contro la trascrizione delle nozze tra persone dello stesso sesso, era stato il procuratore capo Francesco Verusio a presentare ricorso in appello. E all’udienza della Corte fiorentina anche l’Avvocatura dello Stato aveva chiesto di potersi costituire. I giudici di secondo grado avevano riformato qualche mese fa la sentenza emessa dal tribunale di Grosseto. Ma di fatto non erano entrati nel merito della decisione: un presunto difetto di notifica, e per la coppia Chigiotti-Bucci quel matrimonio, in Italia non era più riconosciuto. Erano due le strade che potevano essere percorse, almeno da un punto di vista legislativo: o rivolgersi alla Cassazione oppure ripartire dal tribunale di Grosseto. E la scelta della coppia, condivisa dall’avvocato Boccini, è stata quella di far riassumere la causa per il riconoscimento delle nozze al tribunale dove, questa volta, la decisione sarà ovviamente presa da un collegio differente composto da Vincenzo Pedone, Anna Multari e Claudia Frosini.
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Questa volta, a chiedere di costituirsi sono stati, oltre al procuratore capo, anche il ministero dell’Interno e la prefettura: per decidere sulla loro ammissione, il collegio ha rinviato l’udienza ai primi di febbraio. Scelta, quella di costituirsi, che non è stata condivisa dal Comune di Grosseto che aveva trascritto le nozze di Chigiotti e Bucci subito dopo la pubblicazione della sentenza del tribunale di Grosseto. Per poi cancellarla, a differenza di quello che era stato deciso dal sindaco di Roma Ignazio Marino, quando il ministero, attraverso la Prefettura, lo aveva imposto all’ufficio di Stato Civile. «La nostra scelta è sempre stata la stessa - dice il sindaco Emilio Bonifazi - Abbiamo trascritto il matrimonio nel registro dello Stato Civile quando il tribunale ce lo ha ordinato e lo abbiamo dovuto cancellare quando è stato il ministero ad imporcelo». Per rafforzare la scelta di non costituzione, l’amministrazione ha anche approvato una delibera di giunta che andava proprio in questa direzione. «In Italia c’è un vuoto legislativo che deve essere colmato - dice il sindaco Emilio Bonifazi - Non è giusto che siano i giudici dei tribunali a fare scelte di questo tipo». Scelte che riguardano i diritti fondamentali del vivere civile in un Paese. «Non è soltanto un’esigenza che hanno le coppie formate da persone dello stesso sesso - prosegue - ma anche di chi sceglie di vivere insieme senza sposarsi. La battaglia che Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci stanno facendo è una battaglia di principio. Quello che manca è una legge che sarebbe necessaria per evitare che di queste questioni se ne occupassero i tribunali».
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