Il Tirreno

Grosseto

SCARLINO

Arriva un super esperto per valutare l’inceneritore

Alfredo Faetti
L'inceneritore di Scarlino
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L'inceneritore di Scarlino

Il tribunale di Grosseto nomina Maria Triassi, già nel pool per l’Ilva di Taranto Soddisfatti i sostenitori della class action nata dopo le emissioni di diossina

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SCARLINO. C’è una novità non da poco nella causa contro l’inceneritore, in cui un centinaio di soggetti si sono riuniti in una class action per chiedere i danni a Scarlino Energia dopo lo sforamento delle emissioni dai limiti di legge.

È una ctu (consulenza tecnica di ufficio) o in parole povere una perizia, che andrà ad indagare non solo sui guasti e sugli aspetti tecnici che nel 2013 portarono a valori troppo alti di diossina, ma sulla compatibilità dell’impianto con il territorio circostante. «Con la salute e le proprietà dei cittadini» per dirla con le parole dell’avvocato Roberto Fazzi, a capo dell’azione legale. E per condurre questa indagine, il tribunale di Grosseto ha tirato fuori un asso dalla manica: la perizia infatti è stata affidata a Maria Triassi, docente universitario e membro di quel poll che a Taranto ha portato alla chiusura delle acciaierie dell’Ilva.

«È una decisione inedita a livello nazionale, che apre scenari nuovi e ci fa ben sperare». Mario Monciatti, presidente del comitato No all’inceneritore di Scarlino, è soddisfatto. Considera questa perizia un’occasione quasi unica per far valere quelle ragioni che gli ambientalisti portano avanti da anni. Il lavoro di ricerca ed elaborazione dei dati affidata a Triassi del resto va a focalizzarsi sulla compatibilità, la sostenibilità dell’ambiente rispetto alle emissioni dell’impianto. Ergo: punterà sui contenuti delle autorizzazioni rilasciate a suo tempo dalla Provincia (Via e Aia), le stesse che saranno discusse a ottobre in Consiglio di Stato, dove il comitato ha presentato ricorso contro la loro validità. La novità spunta fuori il 13 gennaio con l’udienza sull’azione collettiva partorita da Fazzi per chiedere i danni a Scarlino Energia dopo che a inizio 2013 dai camini dell’inceneritore uscirono valori di diossina ben al di sopra dei limiti di legge.

Una class action a cui hanno aderito un centinaio di attori: privati cittadini, il comitato, la Coldiretti provinciale e l’associazione balneari. Durante l’udienza di martedì, infatti, il giudice Giulia Conte ha disposto la ctu. «Non si tratterà solo dell’accertamento sul funzionamento dell’impianto ma anche della sua insistenza in quel posto» spiega Fazzi. Su questo indagherà Triassi, docente all’Università di Napoli, primario dell’area funzionale di Igiene e Sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata all’azienda universitaria policlinico Federico II, sempre di Napoli. Una super esperta, insomma, che ha partecipato alla perizia sull’Ilva. L’indagine inizierà il 9 febbraio, con la possibilità per Triassi di richiedere tutti i documenti necessari, sia ai comitati che alle aziende private. Il deposito della prima perizia è fissata per il 10 giugno, ma è possibile che l’esperta chieda una proroga, data la mole di documenti da analizzare. A quel punto, potrà iniziare l’autunno caldo dell’inceneritore. Perché tra settembre e ottobre saranno discusse in aula sia il ricorso al Consiglio di Stato sia le ragioni della class action. E attenzione: anche se sul piano amministrativo le autorizzazioni fossero confermate valide, il giudice civile può anche non tenerne di conto, in caso la perizia dica che non c’è compatibilità tra impianto e ambiente. «Non verranno annullate, ma disapplicate» spiega nel tecnico Fazzi, che coglie l’occasione per rinnovare il suo invito ai Comuni di Follonica e Scarlino: «aderite alla class action».

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