Finanza
Le autorimesse tra errori e difformità
Argentariopoli, sui garage interrati realizzati o da realizzare ascoltati anche i consulenti della difesa del principe Sforza
MONTE ARGENTARIO. Quell’autorimessa nella proprietà dell’ingegner Roberto Spigarelli, alla Maddalena, se fosse stata realizzata sarebbe stata del tutto interrata, dentro il costone della montagna. «I consulenti del pm che effettuarono le misurazioni sbagliarono», dice senza mezzi termini il consulente della difesa, l’ingegner Francesco Surace. «Fu errato il punto da cui effettuare le misurazioni - aggiunge - Non era quella la quota di partenza dell’autorimessa. Forse nella Dia del 2004, che poi fu annullata e ripresentata corretta nel 2005, ci fu superficialità».
La pensa in modo del tutto diverso la Procura, che per quella pratica ha rivolto un’accusa di abuso d’ufficio (in concorso con tecnici privati e dipendenti pubblici) e falso, perché in quella zona non soltanto l’intervento non sarebbe stato ammesso ma l’elaborato grafico testimonierebbe che la rimessa non sarebbe venuta interrata. Il presidente Pedone ha chiesto precisazioni in merito allo strumento utilizzato nel sopralluogo dal consulente della difesa, che ha poi depositato il proprio lavoro.
E ancora di un’autorimessa, ma questa volta realizzata, si è parlato ancora nell’udienza di ieri: quella alle Cannelle, nella proprietà Terza Fonte, dove il principe Ascanio Sforza Cesarini trascorreva periodi di vacanza specie d’estate. «Ebbi incarico dall’amministratore Luigi Lavizzari, non da Sforza Cesarini» ha tenuto a precisare l’ingegner Eugenio Pelosio, che per la società aveva curato solo l’impianto di irrigazione e l’alimentazione della piscina. Ma lei con Sforza Cesarini ci aveva parlato? ha incalzato il sostituto procuratore Stefano Pizza: «Sì, si relazionava con me, chiedeva se il lavoro stava a posto». «Insomma ci ha parlato», ha concluso il pm.
Chi aveva realizzato quella rimessa? «Feci i disegni delle strutture in cemento armato e preparai la documentazione per il deposito al Genio Civile», ha detto un altro ingegnere incaricato da Terza Fonte srl, Maurizio Clerici, che sul posto non era mai stato ma che aveva naturalmente visto i componenti della famiglia Sforza Cesarini negli uffici della società. Struttura che fu collaudata da un terzo ingegnere, Giovanni Pichiorri, nel 2007: «All’epoca era tutto al rustico, c’erano tre vani, non ricordo se c’erano le pareti divisorie. C’era la copertura ma non il ricarico della terra». Anche in questo caso, la Procura contesta dati non rispondenti al vero, per le presunte difformità nelle rappresentazioni della scarpata.
In apertura di udienza, era stato sentito il luogotenente dei carabinieri Piernicola Bellavita, che nel 2006 mise sotto sequestro probatorio un immobile di via Vivarelli al termine di un sopralluogo con l’ausiliario di pg, il geometra Antonio Noferi. A quest’ultimo la Procura contesta omissioni nelle attestazioni dello stato dei luoghi. Noferi era d’accordo con il sequestro? ha chiesto il pm: «Non ricordo, mi sarebbe rimasto impresso - ha detto Bellavita - Non ci fu discussione. Un’altra volta mi capitò e io sostituii l’ausiliario». Lì vi ci mandò l’architetto Donati? ha chiesto l’avvocato Infelisi, difensore del principale imputato di Argentariopoli: «Ci sta», la risposta.
Infine, di nuovo la questione delle regalie per uno sconto sul condono che sarebbe stato abusivamente ottenuto da Mario Salvatori: sassi dipinti. Fabio Landini, amico di Salvatori, ha spiegato che quest’ultimo ha l’hobby della pittura e dipinge i sassi con paesaggi. «Li regala. Ne ho anche io 4-5 a casa. Si diverte, ci passa il suo tempo».
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