Sicurezza
Trentacinque gatti in un appartamento popolare: scoppia l’ira dei vicini
Grosseto, condomini sul piede di guerra: «Impossibile aprire le finestre per la puzza e nessuno fa niente: siamo disperati»
GROSSETO. Novantanove metri quadrati di appartamento all’ultimo piano di un palazzone, otto persone in famiglia, tra cui una bambina, e trentacinque gatti. E i vicini di casa che vivono tappati in casa, senza aprire le finestre per la puzza. «Chiusi come topi», dicono. È una storia di disagio, povertà ed esistenza quotidiana che travalica i margini della convivenza civile – almeno con i propri dirimpettai – quella che da anni si consuma in una casa popolare dell’Epg nella periferia di Grosseto.
Una storia conosciuta ai servizi sociali, all’Asl, alle forze dell’ordine, alla stessa Epg e, loro malgrado, agli altri inquilini del palazzo. Che da anni denunciano una situazione insostenibile, fatta di piccole e grandi sopraffazioni, aggressioni, inadempienze agli obblighi condominiali e, su tutte, l’insostenibile presenza di oltre trenta gatti, tenuti un po’ in casa, un po’ nel terrazzo.
«Quel terrazzo è una prigione per i gatti e per noi vicini – si sfoga una donna –. Non siamo più padroni di stare un pochino in terrazzo come facevamo i primi anni, quando ci si poteva tendere i panni e stare in pace. Finito».
Il problema più grosso è la puzza. «Io ho sopportato nella speranza che il problema potesse essere transitorio – prosegue la donna – ma è solo peggiorato e sono davvero alla disperazione. Non posso mai aprire per far cambiare l’aria e ho dovuto mettere il condizionatore: in due anni mi è uscita muffa alle pareti a forza di asciugare i panni dentro casa».
Altri vicini parlano di infiltrazioni che hanno fatto marcire i muri e che derivano da rotture mai riparate, di riunioni di condominio finite a sputi in faccia, di continui rumori notturni che tolgono il sonno. E, tutti, finiscono con la ciliegina sulla torta: i miasmi dalle lettiere dei gatti, anch’essi vittime della situazione.
«Tenere la finestra aperta significa che nel giro di pochi minuti la stanza diventa una camera a gas – spiega un’altra vicina – per non parlare del continuo miagolio». Alcuni ai piani di sotto hanno schermato il terrazzo con tende avvolgibili trasparenti. Ma, d’altro canto, si crea un effetto serra che toglie il fiato.
La domanda che tutti si pongono è: come è possibile che in una casa popolare sia tollerata una situazione così? Che nessuno prenda provvedimenti?
L’Epg spiega che la sua competenza si limita alla gestione della struttura e che senza una segnalazione da parte dell’amministratore di condominio o dell’Asl, non può intervenire.
Stessa risposta dall’Asl: non è possibile ai termini di legge imporre una prescrizione se non vi è un provvedimento imposto dal sindaco. Ma il sindaco interviene solo se gli arriva la segnalazione, e in questo caso pare non ne siano arrivate.
Identico discorso per i servizi sociali che essendo un servizio a chiamata – cioè si attivano solo se sollecitati da chi si trova in difficoltà – non possono piombare in casa a sorpresa e ordinare un intervento di sgombero. In questo caso la famiglia è seguita con interventi economici dai servizi sociali del Coeso dal 2006.
Eppure i vicini tirano fuori un faldone. C’è una denuncia alla polizia per un condomino picchiato, un’altra per un allaccio abusivo alla corrente, un’altra ancora all’Epg per altre inadempienze e decine di altre segnalazioni. Una di queste, datata 2010, riguarda la presenza di una ventina di gatti (tanti erano cinque anni fa) ed è indirizzata all’Asl.
Ne seguì un sopralluogo del Servizio veterinario (per la salute dei gatti) e del Servizio igiene (per i componenti della famiglia). L’Asl però si limitò a dare delle indicazioni su come tenere gli animali, senza fare prescrizioni: i gatti, in quell’occasione, non furono trovati in cattive condizioni – sempreché venti gatti in un appartamento possano davvero vivere bene – perché senza un’ordinanza del sindaco non poteva far nulla. In quel caso, con l’intervento dell’Enpa i gatti furono sterilizzati.
Quell’unico intervento di cinque anni fa, però, per i vicini sembra oggi quasi una beffa. «Non ha risolto nulla e siamo punto e a capo. Anzi, peggio. Vogliamo solo un po’ di serenità e di rispetto. Per noi e per la legge. Cosa dobbiamo fare?». Una domanda a cui qualcuno dovrà rispondere.
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