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Tatti dice addio al Barrino, l'ultimo ritrovo del paese

Gabriele Baldanzi
Il Barrino di Tatti (Massa Marittima)
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Il Barrino di Tatti (Massa Marittima)

Dopo oltre 40 anni l’attività, che faceva anche pizzeria-ristorante, ha chiuso i battenti per difficoltà economiche. Amareggiati gli abitanti del borgo che avevano perfino stipulato un mutuo per migliorarlo

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MASSA MARITTIMA. Il paesino di Tatti, 200 anime nel comune di Massa Marittima, da oltre 40 anni ruota intorno al Barrino, la centralissima struttura che un tempo era il "Posto pubblico", il principale luogo di aggregazione, poi evoluto in bar, sala-giochi e ristorante. Chi almeno una volta ha fatto un salto a Tatti, in questo locale c'è sicuramente entrato, per prendere un caffè, farci merenda o cena. Si mangiava bene. Dal 30 novembre scorso, però, il Barrino è chiuso. I gestori hanno deciso di mollare e aprire un'altra attività nel vicino paese di Prata. Un fulmine a ciel sereno.

La struttura, chiusa ormai da 45 giorni, è di proprietà della cooperativa Pro Tatti, di cui sono soci quasi tutti i paesani. Nessun fine di lucro, anzi. La comunità, per procedere ai lavori di sistemazione ha perfino acceso un mutuo, che scadrà nel 2020. Fino a oggi ciò che è stato introitato (attraverso l'affitto) è stato puntualmente reso alla banca. A raccontarci la storia della Pro Tatti, del Barrino, sono proprio un gruppo di tatterini, riuniti a due passi da quella porta chiusa. «In paese c'è amarezza. Da un giorno all'altro i gestori - che erano qui da oltre 10 anni - hanno chiuso la baracca e sono andati via. Nessun preavviso. Siamo rimasti tutti sorpresi, poi dispiaciuti e adesso lo stato d'animo prevalente è l'arrabbiatura. Ci sarebbe, infatti, una famiglia disposta da subito a rilevare l'attività, ma è tutto bloccato, perché di mezzo pare ci siano gli avvocati. E a rimetterci è il paese, perché questo è il suo cuore e ora ha smesso di battere. Senza contare che la Pro Tatti andrà in sofferenza con la banca».

«Era il 1968 - racconta Lorella, sul gruppo Facebook I Love Tatti - quando in un prato in leggera discesa, uno spazio inutilizzato e parzialmente occupato da inerti e detriti, alcuni giovani del paese iniziarono organizzando una festa costruendo dei ripari con delle frasche di castagno. L'anno dopo venne organizzata un'altra manifestazione, simile, che ottenne tanto successo. Nel Settanta, poi, con i soldi guadagnati fu deciso di realizzare le fondamenta di un edificio. Furono scavate a mano, con pala e piccone, e sopra si costruì un piccolo locale, un bar-ristorante, Il Barrino appunto. Poi negli anni a venire furono programmate e compiute delle migliorie con un aumento notevole di superficie, fino alle ultime opere - tre anni fa - che hanno portato il locale a essere riconosciuto come uno dei più suggestivi della Maremma, con ombra, vista mozzafiato e un bel via-vai di clienti. Adesso, peccato, tutto questo rischia di scomparire».

In effetti Tatti è in agonia e lo sanno bene, per primi, i vertici della Pro Tatti. «Sono settimane ormai che proviamo a sbloccare questa situazione, ma non ci sono margini. Abbiamo provato con le buone, con il dialogo, ma alla fine ogni nostra proposta, anche laddove rimettevamo molti soldi, è stata respinta. A questo punto ci avviamo a condurre una causa civile. Al momento, infatti, non ci sono state restituite le chiavi del locale e quindi non esistono possibilità di subentro. Il punto è che si fa un danno a un'intera comunità. Per Tatti, infatti, è essenziale avere un buon ristorante che attrae turisti da ogni dove e che rappresenta anche un luogo di ritrovo per gli abitanti del paese. Non solo. Con il ristorante erano convenzionate per i pasti alcune persone anziane, così come il vicino albergo. Tutto, al momento, naufragato».

Per la cronaca le difficoltà nella conduzione del Barrino erano iniziate in coincidenza con la frana sulla strada provinciale n° 53, a inizio 2014, e con la successiva chiusura del collegamento. Per diversi mesi. I gestori, da subito, avevano evidenziato il rischio di andare "a gambe ritte", visto che il locale, oltre agli amici di Tatti, si regge prevalentemente su una clientela di transito (per colazioni, caffè) e su comitive e famiglie di Follonica, Ribolla, Bagno (per pranzi e cene). E questi con la strada chiusa non potevano salire. Da qui la scelta della Pro Tatti («sempre molto disponibile» - spiegano i paesani) di conciliare la quota d'affitto, provare a resistere. I problemi sembravano superati. Poi il 30 novembre il colpo di scena.

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