«Per chi maltratta gli animali serve l’interdizione perenne»
GROSSETO. Parte dalla sezione provinciale dell’Enpa una proposta di legge nazionale per impedire che persone condannate o anche solo sospettate di maltrattamenti sugli animali possano rientrare in...
GROSSETO. Parte dalla sezione provinciale dell’Enpa una proposta di legge nazionale per impedire che persone condannate o anche solo sospettate di maltrattamenti sugli animali possano rientrare in possesso di animali prima che i procedimenti penali a loro carico non siano conclusi con la loro totale discolpa.
La presidente dell’Enpa grossetano, Marlena Giacolini, il 9 gennaio ha preso carta e penna e ha scritto alla segreteria del presidente della commissione Ambiente alla Camera, Ermete Realacci, ambientalista storico, esponente del partito di governo. Con una richiesta semplice: istituire uno strumento legale che porti alla perenne interdizione di chi maltratta gli animali.
Una legge, insomma, che impedisca a chi maltratta gli animali di poter di nuovo avere degli animali, che siano gli stessi – come incredibilmente permette la legge – o altri.
«Ad oggi – spiega Giacolini – in caso di maltrattamento di animali, oltre alla condanna, la legge prevede una pena accessoria per i trasportatori, gli allevatori e i commercianti: a costoro viene cioè sospesa l’attività da tre mesi a tre anni. Passato questo periodo, però, possono tornare a fare come prima».
Se invece a maltrattare un animale è un semplice cittadino – cioè non un commerciante, allevatore o trasportatore – nel corso del procedimento (dalle indagini all’eventuale sentenza) sono previsti il sequestro amministrativo dell’animale, il sequestro giudiziario e la confisca. «Ma in qualsiasi momento – spiega Giacolini – il cittadino può presentarsi in un negozio di animali o al canile, o al gattile, o in un allevamento e prendersi un cane, un gatto o un altro animale. È questo è scandaloso, perché il lupo perde il pelo ma non il vizio».
Giacolini parla di una vera lacuna legislativa. «Chiedo venia a chi possa giudicare irriverente un simile paragone – spiega la presidente dell’Enpa – ma in questi casi si dovrebbe procedere esattamente come per quei genitori che non sono in grado di gestire un figlio: qui è indispensabile e vitale istituire uno strumento legale che porti alla perenne interdizione di queste persone, che impedisca loro di poter avere un animale».
Giacolini spiega di aver avuto molti riscontri dalle istituzioni anche ai più alti livelli, dove sarebbe particolarmente sentita la mancanza di questo strumento. E fornisce alcuni esempi tratti dalla cronaca grossetana, passata e recente, come il caso di Lauro Rossi, allevatore di cavalli attualmente sotto processo per maltrattamenti sulle bestie (furono trovati pelle e ossa e molti morti), o il recente caso del dogo argentino restituito al padrone che è stato filmato mentre lo teneva sollevato da terra per il guinzaglio e lo faceva roteare.
«Oltre al rischio per gli animali, la mancanza di una legge che impedisca ai maltrattatori di animali di tenere altri animali provoca una perdita di tempo per i tribunali e di denaro pubblico – spiega Giacolini – perché non è affatto scontato che uno si ravveda. E invece, una volta che a costoro sia stato confiscato l’animale, la pena aggiuntiva deve essere quella dell’interdizione». L’Enpa ha avanzato la proposta alla Task force per la Tutela degli animali d’affezione del ministero della Sanità. E ora aspetta una risposta da Realacci.
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