Sicurezza
La jihadista in Maremma. «Non lavorava nelle vigne perché è contro l’Islam»
A Scansano affiorano tracce del passaggio di Maria Giulia-Fatima e del marito. La ragazza si era sposata con lui in moschea vestita di bianco e con il niqab
SCANSANO. L’informativa al Viminale su Maria Giulia Sergio, la ragazza di 27 anni che dopo essersi convertita all’Islam ha scelto di seguire il marito in Siria per combattere per l’Isis è partita da Grosseto. E l’indagine sulla presenza di presunti terroristi sul territorio è stata fatta, nel corso dei mesi scorsi, dai carabinieri. Indagine sulla quale vige ovviamente il massimo riserbo e che non si è ancora conclusa. Perché i controlli, in Maremma, stanno andando avanti a tappeto. I militari sono al lavoro e a Scansano, comune nel quale la ventisettenne di origini napoletane ma trapiantata poi a Inzago, nel bergamasco, ha vissuto per circa un anno, il risveglio ieri mattina è stato brusco. Nella comunità albanese che vive nel piccolo borgo della maremma, qualcuno sapeva che era arrivato, ospite degli zii, un ragazzo di origini albanesi proveniente dal milanese. Aldo Kobuzi sarebbe arrivato a Scansano prima della moglie, poco dopo il matrimonio celebrato nella moschea di Treviglio e aveva trovato lavoro nel settore dell’agricoltura, come tanti suoi connazionali che abitano nel paese.
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Ma lui, nelle vigne non voleva andarci. Toccare quelle piante con le quali si produceva il vino era contrario alla sua religione e per questo si era dedicato all’olivocoltura. L’uomo, poco più che trentenne, in Siria a combattere nelle file del Califfato ci sarebbe andato dopo aver perso uno zio nella stessa guerra. Ma le sue posizioni intransigenti e integraliste, in paese, si sarebbero manifestate soltanto con il rifiuto, ad esempio, di stringere la mano alle donne che gli venivano presentate. Nulla che facesse quindi pensare che poi potesse salire su un aereo diretto in Siria, insieme alla moglie.
Maria Giulia Sergio, la pasionaria dell’Islam diventata poi Fatima, nel 2009 aveva partecipato alla trasmissione Pomeriggio 5, ospite di Barbara D’Urso. Era l’anno della sua conversione e anche in televisione aveva difeso la scelta di indossare il velo. Una figura quasi “mediatica” quella dell’unica donna il cui nome è finito nella lista dei 53 foreign fighters divulgata dal ministro dell’Interno Angelino Alfano.
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Pochi giorni prima del suo matrimonio con un uomo di origini albanesi, anche lui partito per la Siria, Fatima Az Zahra aveva rilasciato una lunga intervista al settimanale l’Espresso. Studiava all’università di Milano, aveva scelto una facoltà scientifica dopo aver fatto studi umanistici. E aveva deciso di convolare a nozze indossando il niqab. Nemmeno il giorno del suo matrimonio, gli amici e i parenti della ragazza avevano potuto vedere il suo volto. E tutto questo, lo aveva deciso lei che aveva lasciato il precedente marito, un marocchino che faceva il pizzaiolo. Ma la vita del primo marito, secondo la ragazza, non sarebbe stata in linea con quello che un buon musulmano deve fare. Nel suo locale, aveva spiegato più volte la giovane, si vendevano alcolici e anche questo era stato un motivo di screzio tra i due. Poi aveva conosciuto Aldo e un altro modo di intendere l’Islam.

(L'abito da sposa della ragazza in un foto tratta dall'Espresso)
Dopo la sua conversione, anche la sorella della ragazza, la madre e il padre Sergio hanno deciso di convertirsi. Loro sono rimasti a Inzago, dove Maria Giulia-Fatima tornava spesso anche quando aveva deciso di seguire il marito in Maremma. Fino a settembre, quando invece sono saliti su un aereo diretto in Siria, forse direttamente dalla Maremma dove avevano vissuto per un periodo ospiti dei parenti del ragazzo. Una scelta, questa, che ha portato i loro nomi nella lista del Viminale, insieme a quelli di altri 51 jihadisti.
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