Lutto
Eurovinil, la società madre cambia proprietà
Passaggio di mano della Survitec al fondo canadese Onex. A Grosseto non cambierà nulla: I sindacati: "Non conosciamo i termini dell'accordo"
GROSSETO. Nel 1996 Eurovinil è entrata a far parte del gruppo inglese Wardle Storey Ltd, che poi nel 2002 ha cambiato nome in Survitec Group, con sede a Southampton. Da qui viene gestito da sempre un organico complessivo di oltre 2.000 dipendenti, dislocati in 10 siti produttivi, tra cui i 120 grossetani, ormai ridotti a una ventina di unità. A sua volta, però, Survitec Group faceva capo dal 2010 al Fondo di investimento globale Warburg Pincus, un private equity con capitali americani, stimato intorno ai 35 miliardi di dollari di masse gestite investendo in una vasta gamma di settori, tra cui consumer, industriale e servizi. Prima ancora, per la cronaca, a possedere Survitec (e quindi Eurovinil) era stato un altro private equity - Montagu - che poi aveva ceduto la holding per 280 milioni di sterline (circa 360 milioni di euro).
Ecco, nei giorni scorsi il paniere Warburg Pincus - come già anticipato in dicembre da Bloomberg – ha ceduto di nuovo Survitec. Acquirente un altro private equity, stavolta canadese, che si chiama Onex. Il passaggio è avvenuto sulla base di 450 milioni di sterline (oltre 570 milioni di euro). Insomma alta finanza, passaggi di mano tra banche e uomini invisibili, tre livelli sopra rispetto a ciò che accade nell’azienda di via Genova.
Cosa cambierà per Eurovinil? Assolutamente nulla. A dirlo sono coloro che in azienda vi hanno lavorato negli ultimi 20 anni e di questi passaggi ne hanno vissuti diversi. L’unica novità è che la sede legale della proprietà, cioè del fondo, si trova adesso a Londra invece che negli Stati Uniti. Per il resto tutto come prima. “Attendersi comunicazioni su questo tipo di operazioni – spiegano alcuni dipendenti che tutt’ora hanno un piede dentro l’azienda – è follia. Forse anche Stringer (l’ad di Survitec – ndr) l’ha saputo a cose fatte… Non c’è possibilità di fermare certi meccanismi e chi non l’ha capito è bene che si rassegni, invece di abbaiare alla luna. Noi Eurovinil rappresentiamo una goccia nel mare per chi gestisce pacchetti di marchi per decine di miliardi di dollari”.
Ovviamente Cgil, Cisl e Uil non conoscono i termini dell'accordo. “Siamo venuti a conoscenza di questa novità per caso – spiegano dalla Cgil - speriamo adesso in nuove politiche di sviluppo e crescita del sito grossetano, altrimenti per i 78 operai cambia poco o nulla”. In realtà i sindacati lamentano da tempo difficoltà anche per stabilire un contatto i vertici dell’Eurovinil, figuriamoci quelli di Survitec o del Fondo di cui fa parte. Ieri le RSU di Eurovinil e le segreterie provinciali di categoria hanno diffuso una nota in cui si dichiarano sconcertate dalla politica di relazioni industriali intrapresa dalla direzione aziendale, lamentando la mancata comunicazione della procedura di vendita del gruppo in un momento in cui tutti dal Ministero dello sviluppo economico, ai parlamentari fino alle istituzioni locali spingono per una messa sul mercato di Eurovinil.
In effetti maestranze, sindacati e istituzioni intendevano altro quando – negli ultimi 9 mesi - si è parlato di vendita. “Questo modo di fare – si legge ancora nel comunicato della Triplice - rafforza la nostra convinzione riguardo al fatto che a monte di Eurovinil imperano logiche di speculazione finanziaria e il tasto su cui insistere è quello delle interrogazioni parlamentari, a Roma e a Bruxelles”.
Ma non finisce qui. Nella nota i sindacati evidenziano anche come, “in barba alle norme, sia stata assunta di recente una nuova dipendente, senza interpellare minimamente il personale in cassa integrazione. Un modo di fare che verrà combattuto in tutte le sedi”.
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