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Grosseto

allarme terrorismo

Tracce della jihadista a Scansano

Francesca Gori
Nella foto Fatima Az Zahra ospite del programma "Pomeriggio 5" nel 2009 (foto TgCom 24)
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Nella foto Fatima Az Zahra ospite del programma "Pomeriggio 5" nel 2009 (foto TgCom 24)

Maria Giulia Sergio avrebbe vissuto per più di un anno in una frazione del comune ospite da alcuni amici del marito

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SCANSANO. «No, qui non ci sono jihadisti. O almeno, noi non ne abbiamo mai saputo nulla». Seguire le tracce di Maria Giulia Sergio o di Fatima Az Zahra, la ventisettenne originaria di Torre del Greco il cui nome è finito nella lista dei 53 foreign fighters pronti ad andare a combattere in Siria, è come seguire le orme di un fantasma. Che non lascia nulla al proprio passaggio. Eppure, in Maremma Maria Giulia c’è stata diversi mesi. Da fine 2012, sembra, e almeno fino a settembre 2014 quando è salita su un aereo diretto in Turchia da dove, con il marito, avrebbe poi raggiunto la Siria.

È un racconto al condizionale quello dei mesi maremmani della ragazza che aveva deciso, anni fa, di abbracciare l’Islam più integralista e di seguire, poi, il marito in guerra. Ma qualche traccia il suo passaggio pare averlo lasciato. A Scansano, in una frazione in campagna dove difficilmente la ragazza sarebbe stata notata, ospite di una famiglia di albensi musulmani integralisti le cui donne, come Fatima, indossano il niqab, il velo che lascia scoperti soltanto gli occhi. Difficile quindi averla distinta dalle altre donne che in paese non si fanno vedere. Che per lo più stanno in casa, mentre i mariti vanno al lavoro.

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«La comunità albanese che abita a Scansano - dice l’ex sindaco Marzio Flavio Morini - è una comunità ben integrata che non ha mai creato alcun problema. Questa storia della jihadista passata dal paese ci ha lasciati senza parole ma è anche vero che probabilmente, se è stata qui, è stata ospite di qualche famiglia che non abita a Scansano ma nelle frazioni, in campagna». In paese nessuno ha mai visto una o più donne con il niqab a coprire loro il volto. «Musulmane con il velo sì - dicono - ma a volto scoperto. Una donna completamente velata l’avremmo di sicuro notata». Scansano è un paese di poco più di tremila abitanti dove si conoscono tutti, italiani e stranieri. Maria Giulia sarebbe stata qui, dove ha abitato anche un imam che ha operato a Grosseto e che dopo un periodo in campagna ha scelto di vivere in città. Ma non ha mai fatto parte della comunità albanese che lavora nei vigneti e negli oliveti, che di giorno si spacca la schiena nei campi e la sera si ritrova al bar del paese per fare due chiacchiere e bere una birra.

Ecco Fatima, l'italiana che ha abbracciato la jihad Video Tgcom24

Il passaggio della ragazza dalla Maremma è nel rapporto che le forze dell’ordine hanno consegnato al Viminale. Dove si ricostruisce tutta la rete di rapporti della ragazza e il suo arrivo, da Milano alla Maremma. Nello stesso periodo in cui, a Grosseto, ha tenuto un incontro l’imam Shefqet Krasniqi, arrestato poi in Kosovo con l’accusa di aver reclutato jihadisti. I contatti con la Siria e con i combattenti, la ragazza di origini napoletane li avrebbe coltivati all’interno delle frange più estreme del radicalismo musulmano-albanese. Tra gli amici del marito, sposato nella moschea di Treviglio, prima di partire per la Maremma. Qui sarebbe stata alcuni mesi. Ma non è mai passata dall’ospedale, ad esempio, né per una visita e nemmeno per una medicazione o un ricovero. Una presenza che è stata confermata ma che è come se non fosse mai esistita. Come la sua identità, cambiata una volta indossato il niqab, con Fatima, la figlia prediletta del Profeta.

 

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